Calcagnére sopr., s.m. = Spronatore
Viene da calcagnare v.i. (ant.), dare di sprone, battere i calcagni sui fianchi del cavallo per incitarlo al galoppo.
Calcagnére sopr., s.m. = Spronatore
Viene da calcagnare v.i. (ant.), dare di sprone, battere i calcagni sui fianchi del cavallo per incitarlo al galoppo.
Lambasciöne s.m. = Muscaro
Pianta delle liliace (Muscaro comosum). I Botanici la chamano anche con il sinonimo Leopoldia comosum.
Lambasciöne (al plurale fa lambasciüne) probabilmente deriva dal tardo latino lambadionem.
In italiano si dovrebbe chiamare “Mùscaro” o “Cipollaccio selvatico”, ma ormai tutti lo conoscono con questo “nostro” nome regionale, entrato trionfalmente nel prestigioso Vocabolario Zingarelli.
Termine talora usato in modo spregiativo per indicare qlcn un po’ fessacchiotto. ‘Stu lambasciöne! = Questo sempliciotto!
Contesto vivacemente perché il “lampascione” ha un bulbo dalle proprietà straordinarie.
Molto apprezzato nella gastronomia pugliese, è ritenuto addirittura un potente afrodisiaco. I lambasciüne sono eccellenti lessati e conditi col olio e aceto, conservati sott’olio, fritti o in “tielle” con l’agnello o le verdure
Forse non tutti sanno che provoca anche dirompenti effetti indesiderati che… sono nocivi per l’ambiente a causa degli abbondanti gas d’intestino. Roba da buco nell’ozono!
Nel Salento sono detti pampasciuni o in un italiano antico vampagioli. In Campania vampasciuolo.
Calasciöne s.m. = Calascione
Antico strumento musicale a corda, simile ad un liuto dal lungo manico e a tre sole corde, usato nel napoletano nel ‘700 assieme al mandolino.
Ma in dialetto, più che per indicare lo strumento, è usato questo sostantivo per descrivere, per indicare una persona goffa, un po’ allampanata.
Insomma è piaciuto il suono della parola (non dello strumento), un po’ come dire lambascione, o maccaröne, nel senso di fessachiotto.
Mò vöne Giuànne, assemegghje a ‘nu calasciöne = Ora arriva Giovanni. Sembra un spaventapasseri (non che il termine calasciöne significhi spaventapasseri, ma perché descrive la fugura allampanata e dinoccolata di Giovanni).
Ringrazio il lettore Salvatore Rinaldi per il suggerimento.
Calèscìnne s.m. = Saliscendi
Sbarretta di ferro per chiudere porte e altri infissi, che si inserisce, mediante la rotazione della maniglia, nelle apposite feritoie o in apposite staffe. Si tratta di un termine tecnico, come (clicca →) zeremìnghe.
Credo che il termine derivi da calé e scènne = calare e scendere, e si dovrebbe dire “chéle-e-scìnne”. Io l’ho sentito proprio da un falegname pronunciata nel modo con cui l’ho riportato.
È chiamato generalmente anche ‘u ferrètte, almeno quello più semplice, con pomello, che si aziona a mano, senza maniglia, facendo scorrere l’asta, sia quella verso l’alto, sia quella verso il basso.
Con lo stesso termine calescìnne si designava un antico sistema per abbassare, secondo necessità, il lampadario a sospensione.
Il cavo elettrico passava, con un ingegnoso sistema di pulegge, attraverso un contrappeso che consentiva di calare il piatto luce all’altezza voluta.
Zeremìnghe s.m. = Chiavistello
È accettata anche la forma zeremìcchje.
Si tratta di un’asta metallica scorrevole, fissata verticalmente dietro l’anta di una porta, in modo che possa essere manovrata dall’interno.
In alto il chiavistello termina con un gancio piegato di 90° rispetto all’asse scorrevole.
Detto gancio, manovrato dal basso, si solleva e ruotando sul suo asse si inserisce in un occhiello piantato al soffitto in modo da tenere l’infisso nella posizione voluta (tutto aperto o tutto chiuso).
Sfelé ‘a cröne loc.id. = Spazientirsi
Alla lettera la traduzione è;:Sfilare la corona
Questa locuzione significa spazientirsi ed elencare, enumerare, esporre in serie, come i grani del rosario, una sfilza di improperi, rimproveri, invettive, contestazioni verso qlcu, generalmente a voce alta.
Vüte quande mandènghe? Se me fé pèrde angöre ‘a pacjènze, mò accumènze a sfüle la cröne… = Vedi quanto mi trattengo? Se mi fa spazientire ulteriormente, inizio ad elencargli una sfilza di improperi…
Canté ‘u Calannàrje loc-id-. = Imprecare inveire
Ci sono due interpretazioni per due significati
Significato cattivo: Bestemmiare e imprecare contro tutti i Santi presenti nel Calendario. Assolutamente incivile.
Significato simpatico: Enumerare i misfatti e i difetti, veri e presunti, dell’interlocutore, magari taciuti a lungo per il quieto vivere. Ora Basta!
L’agghje cantéte ‘u calannarje = Ce l’agghje dìtte quàtte ‘nde la fàcce!.
Di significato analogo: Sfelé ‘a cröne
e
Calandröne s.m., soprannome = Calandrella
La Calandrella (Calandrella brachydactyla), è un uccello passeriforme della famiglia degli Alaudidae, diffuso in Europa.
Al Nurd Europa è migratore, da noi è stanziale.I suoi habitat preferenziali sono gli spazi aperti, come pascoli, campi coltivati, praterie e spiagge.
Il soprannome probabilmente è stato dato a qlcu che andava sempre a caccia di questi passeracei.
Calamére s.m. = Calamaio, calamaro
1) Calamére = Calamaio, contenitore di inchiostro. Serviva per intingervi il pennino per scrivere elegantemente, o la penna stilografica (non a cartucce) per aspirarne l’inchiostro.
2) Calamére = Calamaro (Loligo vulgaris): è un mollusco cefalopode dal corpo allungato a forma di cono, sul dorso in posizione laterale si trovano due grandi pinne che nell’insieme formano un rombo, la testa sporge dal mantello con gli occhi in posizione laterale e attorno alla bocca si trovano quattro paia di braccia ed un paio di tentacoli che si allargano all’estremità a formare la cosiddetta clava, ricca di ventose poste in quattro serie. La conchiglia è interna a forma di spadino. Il colore è rosa-violaceo, con punti più scuri bruno rossicci. Può raggiungere una misura di 30-40 cm è più comune attorno ai 15 cm.
Spesso il calamaro, molto più pregiato, viene confuso con il totano. Si può facilmente riconoscere osservando le pinne, nel calamaro coprono metà della lunghezza totale del mantello, nel totano si trovano inserite solo all’estremità inferiore
Cajatte n.p., sop. = Forse significa “Con la gatta”
Ho una perplessità, in dialetto in “con” si traduce pe’
Vogghje parlé pe’ tè = Voglio parlare con te.
Quindi “con la gatta” si dovrebbe dire p’a jatte
Mi viene a mente André Cayatte il grande giornalista e regista francese.