Zucchelatüre 

s.f. = Battiscopa

In dialetto non era proprio il battiscopa, perché, almeno fino agli anni ´50 esso era sonosciuto.

Invece della striscia in legno, marmo, plastica, alla base delle pareti interne delle case, si dipingeva una doppia passata di colore piú scuro di quello del muro, con funzione protettiva o decorativa.

La zucchelatüre poteva essere dipinta con funzione puramente decorativa anche in alto sulla parete, prima dell´inizio del soffitto, come una specie di cornicetta dipinta di marrone scuro.

I pittori decoratori, come il famoso maestro Gelsomino, erano molto bravi a tracciarla col pennellino, a mano, bella uniforme, sempre dello stesso spessore, alla stessa altezza per tutto il perimetro della stanza.

Il nome deriva da zoccolo, base su cui poggia qualcosa.

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Zorrètte 

Zorrètte sopr.,. = Zorro, personaggio hollywoodiano.

Piccolo e grazioso Zorro, personaggio avventuroso del cinema prima e della TV dopo.

Un Manfredoniano fantasioso, appassionato di sagre e Carnevale, tutti gli anni si travestiva rigorosamente da Zorro. Qualcuno gli affibbiò il simpatico nomignolo di Zorrètte.

Chicca: gli piaceva anche far mascherare (e far fotografare) anche i suoi nipoti con gli abiti da Zorro

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Zórre

Zórre s.m. agg. = Caprone, irco

Il maschio della capra è ritenuto cocciuto, bizzarro, imprevedibile, caparbio, ostinato.

Come aggettivo calza bene al caparbio quando prende una decisione improvvisa, agisce d’istinto, e non si fa distogliere minimamente e ammurröje accüme a ‘nu zórre = carica come un caprone.

Ammurröje è la terza persona singolare del verbo (clicca→) ammurré.

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Ammurré

Ammurré v.i. = Impuntarsi, incaponirsi, recalcitrare

Ostinarsi con caparbietà, impuntarsi, recalcitrare.

Il verbo deriva dal latino ad murra (minerale duro usato anticamente per fare vasi e coppe).

Uì, ò ‘mmurréte cum’a ‘nu müle! = Eccolo, si è ostinato come un mulo. Si è impuntato. Non vuole ascoltar ragioni.

Ammurré significa anche agire  in un modo irrazionale e non condivisibile, seguendo spazientiti il proprio istinto irruento.

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Zórle

Zórle s.f. = Vivacità irrefrenabile.

Incontenibile, allegria, scherzosità, ilarità, vivacità

Stàteve söte! E che v’ho prgghjéte jògge, a zórle? = Statevi quieti! E che vi è preso oggi, la voglia matta di giocare?

Il sostantivo deriva dal verbo zurljé, giocherellare festosamente.

Quanne accumènzene a zurljé nen la fenèscene cchjó = Quando cominciano a giocherellare non la finiscono più.

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Zóppe-zóppe

Zóppe-zóppe agg. = Intriso, inzuppato, fradicio

Riferito a persona che si è bagnata perché sorpreso dalla pioggia mentre era privo di qls riparo, oppure intrisa di sudore.

Madò, sté zóppe-zóppe de sedöre! Vàtte müte! = Madonna, sei tutto madido di sudore. Va a cambiarti!

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Zómbe-zumbètte

Zómbe-zumbètte  Detto= Salta-saltella.

Gioco fanciullesco.

Il piccolino si pone in piedi su una sedia, con le braccia alzate.
La mamma si mette di fronte a lui con le braccia tese in avanti, e, per invitarlo a saltare, gli canta sul motivo di Giro-giro-tondo, la seguente filastrocca:

Zómbe-zumbètte
e Marüje Alisabbètte.
Zòmbe ‘u matarazze
e la Madonne te pigghje mbrazze!

= Salta, saltella.e Maria Elisabetta. Salta il materasso e la Madonna ti prende in braccio!

Appena terminato il motivetto, il frugoletto si lanciava nel vuoto, certo che sarebbe cascato sulle braccia alla sua tenerissima madre.

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Zómbe 

Zómbe s.m. = Salto

Movimento con il quale ci si stacca dal terreno per ricadervi o nel medesimo punto o anche diverso, o anche su un livello più alto o più basso.

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Zòlla-zòlle

Zòlla-zòlle agg. = Trasandato.

Segno di evidentissima ineleganza, riconducibile al  forzato “casual” degli anni ‘30, quando la miseria non consentiva di vestirsi in modo decente.

Per esempio, si diceva Giuà, te sì vestüte accüme a ‘nu zolla-zolle = Giovanni, ti sei vestito come un barbone!

Ossia con abiti raccogliticci, la giacca di un colore, i pantaloni di un altro, le scarpe di un altro ancora….  Era normale che gli indumenti dei fratelli maggiori passassero in riciclo a scalare, rattoppati fino al loro completo disfacimento, ai fratelli minori.

Mi viene un sospetto: che si tratti di un soprannome, e non di un aggettivo, perché mi ricordo anche che si diceva:”…accüme a Zolla-zolle”, non solo “…accüme a ‘nu zolla-zolle”

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Zöche

Zöche s.f. = Corda, fune

Qualsiasi corda dai Manfredoniani terragni è chiamata zöche.

Faccio degli esempi:
quella utilizzata dalle massaie per stendere il bucato:
quella usata, legata al secchio, per attingere l’acqua dal pozzo;
quella adoperata per suonare le campane della chiesa;
quella impiegata nei giochi fanciulleschi (salto, altalena, tiro alla fune, ecc.)
quella in uso nello sport (salto, alpinismo, sci d’acqua)
quella (brrrr) utilizzata dai suicidi o anticamente per la tortura o per giustiziare i condannati all’impiccagione.

Diminutivo: zuculèlle  s.f. =  cordicella, funicella.  A volte, quasi a indicare uno spago, un laccio si usa il maschile zuculìlle.

Memorabile la frase pronunciata da un tizio che si sforzava di parlare in italiano, quando narrava della sua partenza per Milano, con la “bbalicia attaccata con la zoca”…

In marineria invece si usa un linguaggio più articolato, appropriato allo spessore della corda: sagola, cima, gomena. Non sentirete mai un marinaio usare zöche o peggio còrde.

Trascrivo a proposito di zöche,  quanto ho recentemente letto in rete sui termini spagnoli entrati nei  dialetti meridionali:
«Ebbene, anche il termine “zoca” proviene dallo spagnolo “soga”, con lo stesso significato di “corda, fune”. Si noti questo proverbio identico in spagnolo e italiano: “No se ha de mentar la soga en casa del ahorcado” = “Non si deve nominare la corda in casa dell’impiccato”.»

 

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