Mercjöne s.m.= Contenitore
Al plurale fa mercjüne ed indica specificamente dei recipienti (damigiane, fiaschi, bidoni, scatoloni).
Indica anche qualcosa di ingombrante, di fastidioso, che sta sempre tra i piedi.
Esempio: “Che sso’ tutte sti mercjüne mmizz’a chése? Luàtele da mizze!” = Che cosa sono tutti questi recipienti per casa? Toglieteli di torno!
A volte può essere anche riferito alle persone per definirle ingombranti e sgraziate.
Un’amica spettegola con l’altra sull’imminente matrimonio della loro vicina per anni zitella, un po’ soprappeso e già avanti con gli anni e si sente rispondere: “Jì stéte affurtenéte, ch’jì c‘ha l‘avöv‘a pigghjé a quèdda merciöna vècchjie“. = E’ stata fortunata, (altrimenti) chi se la doveva prendere quella “damigiana” vecchia?
1 – Frutto commestibile (cucumis melo) di forma rotonda o anche ovoidale, con buccia liscia (brindisino) o solcata (gialletto) o reticolata (cantalupo), con polpa zuccherina e profumata, di colore bianco paglierino nei tipi “brindisino” e “gialletto”, o arancione nel “cantalupo”.
2 – Di contro, sempre nelle Terre del Sud, quello a polpa rossa, (Cucumis citrullus o Citrullus vulgaris) viene chiamato melöne d’acque = melone d’acqua, così come succede in inglese (watermelon), in tedesco (wassermelon) e nelle lingue nord europee e scandinave.
Come soprannome Melöne designava tale Antonio Potito – notissimo banditore – forse per la sua testa pelata, in attività fino agli anni ’50.
Nome tipico usato in falegnameria. Sono dei cilindretti di legno, denominati spine che si inseriscono in fori praticati sui componenti da collegare e perfettamente coincidenti. Questo tipo di incastro viene detto “spinatura” e si utilizza per realizzare unioni di testa o di costa fra elementi piani e tondi.