Jastematöre s.m. = Bestemmiatore
Persona che usa sovente bestemmiare senza ragione i Santi, Dio e le cose sacre (clicca->) jastöme, anche come irritante intercalare.
Per estensione si intende con jastematöre anche persona con il vizio del (meno grave) turpiloquio, ossia che usa spesso e volentieri parole oscene, le cosiddette parolacce.
Faccio un solo esempio (di cui mi scuso in anticipo) che riporta una telefonata di rimprovero. La traduzione non è proprio alla lettera:
«Mattö’, strunzelöne, c’jì fatte l’une e mèzze, cazze! Quanne cazze t’arretüre? Sté ‘u piatte alla tàvele ca ce arrefrèdde, e che cazze!» = Matteo, accidenti, siamo arrivati all’una e mezza! Ma tu quando decidi di rincasare per il pranzo?
Mammamöje, Giuànne jì ‘nu jastematöre ca te fé škande! = Mamma mia! Giovanni è un bestemmiatore da far paura.
Al femminile è invariabile, non esiste un termine per bestemmiatrice.
In italiano esiste anche il termine biastematore, sicuramente di origine toscana, molto simile al nostro.

1 Cavalle (anticamente cavadde) = Cavallo. Equino di grossa taglia (Equus ferus caballus) che conta innumerevoli specie, per forma e dimensione, Addomesticato da millenni, viene adattato ai vari usi (traino, sella, corsa).
L’indispensabile alimento di ogni giorno a base di farina, acqua, sale e lievito.
Al singolare è ‘u sparröne; al plurale è i sparrüne.
Si può preparare arrostito sulla brace, fritto, a ciambotta, al pomodoro, in cartoccio, in bianco, ecc. È sempre buonissimo!
Va bene anche scritto e pronunciato elidendo la “a” iniziale : l’acciüdamosche oppure ‘u ‘cciüdamosche = (l’arma, l’oggetto che) uccide le mosche. Il nome alternativo pecchjètte è recente, e secondo me, rappresenta una vera e propria una appropriazione indebita di un termine italiano di ben altro significato. Infatti il picchietto è quel martelletto appuntito usato nei cantieri navali per scrostare manualmente la carena delle imbarcazioni infestata da concrezioni calcaree.