Autore: tonino

Chjüse 

Chjüse s.f. = Chiusa

Nel senso di terreno recintato corrisponde benissimo all’italiano “chiusa”.

Specificamente, almeno nelle zone Garganiche, la chjüse indica un terreno sì recintato, ma coltivato ad alberi, specialmente olivi o mandorli.

Ricordo un nome dove mia nonna andava in gioventù a raccogliere le olive: ‘A Chjüse ‘i Sande = La Chiusa Delli Santi (cognome sipontino) o dei Santi (toponimo).

Rammento anche ‘A Chjüse ‘u Baröne = L’oliveto del Barone Cessa, dove mio nonno faceva il Curàtolo, il fattore, l’uomo di fiducia.

Era ubicata sulla via per Macchia, nel luogo ove ora sorge il Centro Commerciale.

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Chjùppe 

Chjùppe s.m. = Pioppo

Maestoso albero (Populus nigra della fam.delle Salicacee) detto pioppo nero o pioppo cipressino per la sua forma alta e slanciata che ricorda i cipressi. L’albero può superare i 30 metri di altezza.

Esiste anche il pioppo bianco (Populus alba) da cui si ricava un legno di scarso pregio, usato per farne compensati o carbone. La famiglia dei pioppi conta una trentina di specie diverse.

Nell’antichità questo albero, come il cipresso, era infatti considerato pianta funeraria.

Difatti nel nostro dialetto si ricorreva a questa pianta per ricordare il luogo ove venivano portati i defunti, o più semplicemente per indicare la il sopraggiungere della morte: jerecìnne all’àreve ‘i chjùppe = andarsene agli alberi dei pioppi. Andarsene al cimitero, morire. Insomma un eufemismo.

-Jöve ‘nu mónne ca nen vöte a Giuànne…-Eh, ce n’jì sciüte all’àreve ‘i chjùppe! = È da molto (tempo) che non vedo Giovanni….Ahimè, se n’è andato fra i più.

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Chjüne 


Chjüne  agg. = Pieno

Al femminile fa chjöne = piena.

Subito mi viene a mente “Cozzela chjöne“, un certo Salvatore, venditore ambulante di mitili e frutti di mare, afflitto dalla malasorte, conosciutissimo fino agli anni ’60, che girava per le strade col suo carrettino a mano, lanciando il suo grido ad ogni crocicchio per attirare gli scarsi clienti (còzzela chjöne, uhé = venite, comprate le mie cozze che sono belle piene!). Poveretto finì i suoi giorni in una casa di cura.

Torniamo all’aggettivo: al plurale maschile fa sempre chjüneDüje sìcchje chjüne d’acque= Due secchi pieni di acqua.

Al plurale femminile fa ugualmente chjöneTre sìcce chjöne = Tre seppie ripiene (mmmh, saprüte!).

In forma sostantivata, ‘u chjüne è il ripieno e ‘a chjöne è la piena, nel senso di inondazione.

Chjüne-chjüne, per estensione, è lo stato degli avvinazzati.

Sté chjüne chjüne = È pieno pieno (di vino).
Uso sempre il maschile perché raramente le femmine si lasciano sedurre dagli alcolici.

Quindi, chjöna-chjöna, riferito ad una donna, preferisco pensarla che è agli ultimi mesi di gravidanza, o che abbia esagerato con l’acqua di colonia.

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Chjuì a cjile apjirte

Chjuì a cjile apjirte loc.id. = Piovere a scroscio

Alla lettera: piovere a cielo aperto.

In italiano a ‘cielo aperto’ possono essere, le miniere, le cave, o anche certe manifestazioni sportive, religiose, all’aperto, au plein air, come dicono i Francesi.

In italiano per la pioggia abbondante non esiste una locuzione così costruita. Si dice:

-piovere a catinelle
-piovere a iosa
-piovere a profusione
-diluviare
-scrosciare
ecc.

C’jì mìsse a chjöve a cjile apjirte, ‘nzapüme quànne la völe fenèsce = Si è messo a diluviare, non sappiamo quando la smette.

Nell’ambiente marinaresco qlcu dice anche chjöve a zeffónne = piovere abbondantemente, da farci rischiare di affondare.

Anche in napoletano si dice chiòvere a zeffùnno.

Nei paesi di lingua inglese curiosamente si dice: to rain cats and dogs = piovere gatti e cani.

Chissà che ne pensa l’Associazione per la Protezione degli Animali!!!

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Chjuàzze 

Chjuàzze s.f. = Acquazzone, piovasco

Copioso rovescio di pioggia improvviso ma di breve durata. Talvolta accompagnato da vento.

Ammessa anche la versione chjuvazze, chiaramente riferita al verbo chjöve = piovere

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Chjöve 

Chjöve v.i. = Piovere

Verbo impersonale, difettivo. Esiste anche all’infinito.la voce antica chjuì 

Si usa solo alla 3a persona sing.

Chiove = piove (adesso)
sté chjuènne = sta piovendo
ce vöne a chjöve = sta per piovere
uà chjöve = deve piovere = pioverà
chjuarrà = pioverà
avrüja chjöve = dovrebbe piovere, ci vorrebbe la pioggia, ci auguriamo che piova.
ammachére chjuèsse= magari piovesse
avèssa chjöve = potrebbe piovere, premunitevi, non uscite senza ombrelli.
ò chjùvete = è piovuto.

Il participio passato dei tempi composti, piovuto, è chjùvete accentando la ù. I ragazzi di oggi dicono chjuvüte, facendo sentire appena appena la v, come se pronunciassero chjuwüte.

Così come dicono ‘na bevüte de vüne = una bevuta di vino. Sarebbe più corretto dire ‘na vèvete de vüne

A proposito di ‘piove’, mi ricordo una specie di filastrocca: Chjöva-chjöve….

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Chjórme

Chjórme s.f. = Ciurma, equipaggio, gruppo.

Gruppo di uomini addetto ad una specifica incombenza, come ad es. mantenere il governo della barca, o svuotare a spalla un carico di merce dalla stiva di un natante, ecc. Precisamente sono uomini sottoposti al comando di un capo-ciurma (traducibile in dialetto con chépe-chjórme).

In genere è usato in senso spregiativo.

Per estensione si intende un gruppo di persone piuttosto numeroso e compatto, magari un po’ prepotente o chiassoso. Qualcuno identifica anche un gruppo di specifico di preti che segue la processione, o è intento a celebrare un interminabile Pontificale, come dire cungröje = congregazione.

Quelli che si associano su facebook fanno parte di una chjórme?

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Chjómme 

Chjómme s.m. = Piombo

È un metallo tenero, pesante, malleabile. Di colore bianco azzurrognolo appena tagliato, esposto all’aria si colora di grigio scuro e rimane inalterato per sempre, perché l’ossidatura esterna protegge gli strati interni.

Usato nella marineria per zavorrare le reti da pesca.

Altri usi: munizioni per armi da fuoco, batterie di accumulatori, in lega con altri metalli, ecc.

Per antonomasia si dice: pesànde accüme ‘nu chjómme = pesante come un piombo.

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Chjìtre

Chjìtre s.m. = Ghiaccio

In effetti il sostantivo indica il ghiaccio.

Ma non quello che, triturato, usano i pescivendoli per tenere al fresco il pesce sulle bancarelle, né quello a blocchi usato un tempo dai venditori di (clicca→)  gratta-marianne.

Specificamente si riferisce al ghiaccio che si forma nelle pozzanghere nelle (rare) notti invernali particolarmente rigide. “C’jì fatte ‘u chjìtre stanotte, guarde che frìdde ca c’jì stéte!” = Si è formato il ghiaccio questa notte, figurati che freddo che c’è stato!
Ho sentito la voce verbale chjatréte = raggelato, ghiacciato.

Ho letto da qualche parte che termine deriva dal greco antico kletron = gelo.

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Chjìrecöne 

Chjìrecöne s.m.= Grossa chierica, o grossa scorreggia, o scorreggione.

Leggete il significato di chjìreche da cui questa voce deriva.

Difatti il termine chjìrecöne può definire sia una grossa chierica, sia una grossa scoreggia, e sia anche colui che non possiede alcun senso del pudore, perché libera ovunque, spesso, e rumorosamente i suoi mefitici gas intestinali. Un tipo decisamente scorreggione.

Si definisce così anche una persona presente casualmente in un gruppo, incapace di avanzare in alcun modo idee o iniziative. Inutile, insignificante. Difatti che c’è di buono in un pestilenziale peto?

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