Categoria: S

Sgarrazzé

Sgarrazzé v.t. = Dischiudere, socchiudere, accostare 

È ammessa anche la pronuncia sgarazzé (con una sola r).

Aprire di poco la porta, la finestra o la serranda, in modo che all’interno entri uno spiraglio di aria e/o di luce e vi rimanga penombra e frescura.

Lasse ‘a fenestre ‘nu pöche sgarrazzéte = Lascia la finestra un po’ socchiusa.

Senza accento, con pronuncia piana, per sgarràzze (al femminile, dal greco ek+karatra = Feritoia) si intende quello spiraglio, quello  spazio minimo lasciato tra le imposte socchiuse, o anche fra le doghe della persiana o della serranda avvolgibile, allo scopo di far arieggiare l’ambiente in penombra.

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Sgarré

Sgarré v.i. = errare sbagliare

Commettere un errore, confondersi, ingannarsi, trasgredire, commettere uno sgarbo, disattendere a ordini o a doveri, sgarrare.

Credo che quest’ultimo verbo di origine dialettale sia usato nella lingua italiana solo nella forma colloquiale.

Ho sgarréte ‘a méne = Ha sbagliato la mano, nel senso di aver ecceduto nel dosare il sale….

Se è scritto senza accento sgàrre significa errore o scortesia.

Contrario: ‘ngarré

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Sgòbbe

Sgòbbe s.m. = Gobba

Protuberanza generalmente localizzata sulla schiera, dovuta a deformazione delle ossa della colonna vertebrale e/o della gabbia toracica. Talvolta colpisce anche lo sterno.

Anticamente si credeva opera delle streghe o di malocchio di mascjére (vedi).

Magari era scoliosi non curata, cifosi o debolezza di ossa non calcificate a sufficienza.

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Sgrascené

Sgrascené v.t. = Sgranocchiare

Rosicchiare, sbocconcellare qualcosa di croccante (crackers, grissini, raškètte de péne càvete, patatine, nocciole, bastoncini findus, mènele atterréte, mustacciùle, scavetatjille, ecc.) in modo da sentirla sotto i denti che si frantuma.

Nel caso di ceci o fave arrostite lo sentono anche gli altri…

Verbo onomatopeico: sgra, sgra, sgra…

Sinonimo: ruseché

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Sgrascenüse

Sgrascenüse agg. = Croccante

Riferito specificamente al raškètte di pane appena uscito dal forno, caldo, croccante e profumato.

Cré ‘stu péne nen jì chjó sgrascenüse = Domani questo pane non sarà più croccante (perciò non lasciarlo! gnam gnam…).

Deriva dal verbo (clicca→) sgrascené = sgranocchiare.

Sinonimo rusecarjille.

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Sgravedàrece

Sgravedàrece v.i. = Partorire

Etimologicamente significa togliere un peso. In effetti la puerpera si è tolto un bellisimo peso dal suo corpo dando alla luce una creatura.

Il termine è specifico per gli animali femmina.

Era usato anche nella forma abbreviata sgravàrece.
Sinonimo figghjé = figliare

Riferito alla femmina umana, alla donna, alla mamma, questo verbo è molto riduttivo. La sua funzione di donna, nella specie umana, non è solo biologica, ma molto di più!

Ch’ò fàtte Sepònde, ce jì sgravedéte? = Che ha fatto Sipontina, ha partorito?

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Sgregné

Sgregné v.t. = Digrignare

Accettata anche la versione sgrigné.

Far stridere i denti o fare certe smorfie quando, ad es, si addenta un’arancia agra, e si stingono le labbra, si aggrotta la fronte e si compiono altri movimenti mimici semi involontari.

Pecché quanne durmi te mìtte a sgregné i djinte? = Perché quando dormi ti metti a digrignare i denti?

Com’jì ca sgrìgne? = Perché digrigni denti?

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Sgrìbbje

Sgrìbbje agg = Sgraziato, malvagio, falso

L’aggettivo ha sempre e comunque una valenza negativa.

Vattìnne da quà, ‘sta sgrìbbje!= Vattene via, brutta racchia.

L’aggettivo è invariabile al singolare, al plurale, al maschile e al femminile.

Se proprio si vuol specificare il genere maschile, si dice sgrebbjöne = bruttone.

Secondo me sgrìbbje per la forte assonanza, derivi da “scriba”. Ritengo che il popolino durante le Funzioni religiose, sentendo che nel Vangelo Gesù definiva i farisei e gli scribi come falsi e ipocriti, ha facilmente collegato “scriba” a qualcosa di estremamente negativo, anche se non comprendeva esattamente chi fossero gli scribi e i farisei.

Come sempre, io esprimo opinioni personali, opinioni di per sé opinabi

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Sgrumé

Sgrumé v.t. = Sgrassare, deviscidare(*)

Specificamente significa togliere la mucosità che ricopre il polpo fresco,  detta  u lìppe (←clicca),  mediante “arricciatura” dei tentacoli prima di passarlo in cottura.

Lo stesso verbo sgrumé descrive l´operazione che asporta il viscido delle anguille vive. Mia madre usava la crusca o la farina, e mia nonna addirittura la cenere per l´indispensabile pulitura del capitone.

Operazioni ben note alle popolazioni locali.

NB
(*) Nel tradurre sgrumé  ho pretenziosamente inserito “deviscidare”, un verbo inesistente in lingua italiana.   Rende bene l´idea, cioè quella di asportare il viscido da una qualunque superficie. Molto di più di quanto faccia il generico”sgrassare”.
Ho solo tentato di definire un verbo univoco, che qualifichi l´azione con estrema chiarezza, senza pretendere di creare un neologismo.
Spero che  i Professoroni  dell´Accademia della Crusca, ma sopratutto i miei lettori,  mi vorranno perdonare!

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