Categoria: S

Spüna-grosse

Spüna-grosse s.f. = Succhiello, trivellino

Il succhièllo (chiamato anche trivellino) è un piccolo utensile manuale utilizzato in falegnameria, che permette di praticare dei piccoli fori nel legno senza ricorrere all’ausilio di un trapano.
Quello illustrato qui a sinistra è formato da un unico tondino di ferro dal diametro di 5 mm. e per le sue dimensioni è chiamato spenelècchje= trivellino.

 

Esistono quelli con impugnatura di legno a forma di T di diametro maggiore, anche superiore a 25 mm. Un vero e proprio trapano, che si aziona a due mani, a metà giro per volta.

Ammessa la grafia spenagròsse spenelècchje e spinaröle , secondo le dimensioni.

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Spungeché

Spungeché v.t. = Pungere, bucare, incidere

Generalmente il verbo si usa per indicare l’operazione chirurgica fatta in casa per incidere un foruncolo allo scopo di svuotarlo del materiale purulento.

Con le migliorate condizioni igienico-alimentari, la comparsa dei foruncoli è cosa rarissima.

Quando ero bambino io tutti eravamo soggetti a questo doloroso inconveniente. Le nostre mamme usavano l’ago grosso disinfettato alla fiamma per bucare la pelle tesa della tumefazione e favorire la fuoruscita del pus.

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Spunzéle

Spunzéle s.f. = Cipollotto

Si tratta del giovane turione della cipolla, all’inizio della crescita, quando il bulbo è ancora di forma cilindrica e non ha ancora cominciato ad assumere la classica forma tondeggiante come il cipollotto nocerino.

Ha aspetto bicolore: la parte interrata, commestibile, è bianca, mentre le foglie cresciute fuori terra sono di un bel verse scuro.

Vengono raccolte in primavera e sono dolcissime da mangiare crude in insalata.
Ma sono usate anche in cucina per preparare delicati soffritti.

Non so spiegarmi l’etimologia e nemmeno la somiglianza di spunzéle con l’aggettivo italiano sponsale, relativo agli sposi.

Chi mi aiuta?

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Spurtesé

Spurtesé v.t. = Perforare

Passare qcs. da parte a parte, trapassare (una parete, una lastra metallica, una porta, ecc.).

Deriva da pertüse = foro, pertugio.

Quindi significa fare un buco, traforare, sforacchiare, ecc

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Spusté

Spusté v.i. = spostare, impazzire

In effetti sembrerebbe ovviamente solo il verbo spostare.Invece ha un significato più grave: impazzire.

Ma forse perchè se si sposta una rotella nel cervello si ammattisce davvero.

Cum’jì sì’ spustéte? = Com’è, sei impazzito? Si dice a qlcu che fa delle proposte o delle avances esagerate.

Che fé, spuste e vé ‘ncarròzze? = Che fai, impazzisci e vai in carrozza?

Qui spuste=impazzisci, perche sembri meno offensivo, lo si confonde con spuse=sposi, e naturalmente va in carrozza scoperta con il/la consorte.

In Germania dicono simpaticamente “ha una vite allentata”, ovviamente nel cervello.

Comunque quello che è spostato, è certamente il cervello. Infatti  ha cambiato posto, è altrove, e perciò, come si dice in italiano, è “fuori di testa”

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Sputacchjéte

Sputacchjéte s.f. = Sputo

“Proiettile” lanciato nella volgarissima azione di sputare la saliva in segno di disprezzo verso qlcu.

Anche lo scaracchio buttato stomachevolmente per terra dalle persone affetti da bronchite cronica (puah!).

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Sputàzze

Sputàzze s.f. = Sputo

Saliva che si espelle dalla bocca, spesso unito ad altri escreti dell’apparato respiratorio.

Quando qlc oggetto non è solido si usa dire sté appezzechéte p’a sputazze = Sta incollato con lo sputo. Notoriamente lo stputo non ha alcuna proprietà coesiva.

Si dice anche sputàcchje s.f.

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Squaccé

Squaccé v.t. = Rompere, spaccare.

Rompere il guscio di qlcs che contiene sostanza liquida.

Specificamente Squaccé l’öve = Rompere le uova, in senso materiale, per preparare una pietanza o un dolce. Figuratamente, simile all’italiano “rompere le uova nel paniere”, indica un’azione da guastafeste, da importuno.

‘N’atu pöche e lu squaccjöve l’ùcchje = Per poco non gli rompeva un occhio!

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Squagghjé

Squagghjé v.t. = Fondere, sciogliere

Far passare dallo stato solido a quello liquido.

Usato per descrivere la fusione del piombo, del burro, della neve, del ghiaccio ecc.

Il contrario di quagghjé da cui deriva, ossia cagliare, far coagulare il latte per ricavarne formaggio, latticini in genere.

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