Selujistre

Selujistre n.p. = Silvestro, Silvio

Negli anni ’50 Silvestro era un bracciante agricolo avvezzo al vino.

Spesso capitava che nello stesso podere lavorassero insieme Selujistre e il famigerato Jàmme-suttüle = “Gambe sottili”, altro bevitore incallito.

Per la bevuta serale andavano in sinergia e si scendevano un bottiglione da due litri a testa senza il minimo tentennamento.

Una coppia indivisibile, tipo “Doppio Rum & Salasso” due bevitori incalliti di vetusta memoria. Se non sapete nemmeno chi sono questi due personaggi siete proprio giovanissimi!

Erano personaggi dei fumetti, corollario delle avventure del famoso Capitan Miki, ambientati nel Far West.

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Sellére

Sellére s.m. = Sellaio

Artigiano che fabbrica o ripara articoli di selleria e valigeria od oggetti di cuoio in genere.

Nell’epoca in cui i trasporti venivano eseguiti a trazione animale, i finimenti dei cavalli, dei muli, dei somari, erano rigorosamente fatti a mano e, specie il basto e la sella.

Qui bisogna ovviamente fare una lode a questi maestri artigiani che ci hanno lasciato degli oggetti irripetibili.

Siccome i tempi moderni motorizzati lo hanno messo da parte, questo artigiano si è inventato un altro mestiere passando al mobile imbottito, data la sua abilità a trattare il cuoio. Quindi si èmesso a riparare divani, sofà, poltrone, perfino sedie a sdraio, cuscini e schienali per automobili.

Categoria in estinzione.

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Selènzje

1 – Condizione ambientale caratterizzata dall’assenza di suoni, rumori o voci: che selènzje stasöre = che silenzio questa sera!

2 – Il non parlare, lo smettere di parlare o di gridare, di cantare, di suonare e sim.. Tacere, anche come avvertimento o comando: Selènzje, ca ‘i crestjéne hanna dòrme = Fate silenzio ché le persone (i nostri vicini) devono dormire!

3 – Nelle caserme, nei collegi e sim., ordine che obbliga al riposo e proibisce qualsiasi rumore e anche il periodo in cui vige tale obbligo: Ho sunéte ‘u selènzje = Ha suonato il silenzio!

Ritengo che nel dialetto il termine selènzje sia entrato proprio dai soldati che, cessata la ferma di leva, tornavano a casa con qualche parola di lingua italiana imparata dai commilitoni. Infatti era più usato statte cìtte = sta zitto.

Ricordo che le sere d’estate, davanti all’uscio di casa, accoccolati su una stuoia stesa sul marciapiedi, si svolgeva il gioco del silenzio. Uno dei partecipanti recitava la poesia:

Selènzje selènzje, selènzje,
ca addröte ‘a porte da Laurènzje
sté ‘nu strónzele sìcche!
Chi pàrle apprüme ce l’allìcche!!!
 (Ssssst!)

Traduzione: Silenzio, silenzio, silenzio/dietro la porta di Lorenzo/c’è uno stronzo secco/chi parla per prima se lo lecca.

Anche se la presenza dello stronzo dietro la porta di Lorenzo era del tutto immaginaria, il silenzio scendeva improvvisamente sul gruppo, salvo a sparire in una esplosione di voci appena qlcu si lasciava sfuggire un minimo flebile tratto di voce.

Mia nonna, analfabeta, per farci stare zitti diceva spesso: solènzje!.

Usava questa curiosa versione perché era di Macchia, o perché voleva fare un tentativo di imitazione della lingua italiana? Non lo saprò mai.

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Segnurìtte

Segnurìtte top. = Signoritto

Toponimo che descrive una zona ai piedi del Gargano, sulla strada che va verso San Giovanni Rotondo, prima delle Matine di San Giovanni, le prime falde della montagna.

Non sono certo se Signoritto ricade nell’agro di Manfredonia o se già è compresa nel territorio sangiovannaro.

Il Pullmann di linea calcola 15 minuti di corsa per giungere alla fermata Signoritto e 25 min. per quella di Matine.

Mio padre mi portava con sé a Signoritto quando andava a riparare la seminatrice e la mietitrice di un coltivatore, tale Nicola Falcone (detto Ficöne), che veniva a prelevarci a Manfredonia col suo sciarabbàlle.

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Segnerüje

Segnerüje pron. = Tu

Tu: Pronome personale. m. e f., 2a persona singolare.

Fino alla metà degli anni ’50, quando ci rivolgevamo a persone anziane o anche ai nostri stessi genitori o ai nonni, non era ammesso dare del “tu”: si diceva segnerüje.

Talvolta, per abbreviare, di pronunciava Surüje.

La frase era svolta sempre in seconda persona.

Papà, me l’ha dìtte segnerüje = Babbo, me lo hai detto tu

Retaggio del feudalesimo. Quando i contadini si rivolgevano al loro signorotto usavano “sua/vostra signoria” per sottomissione e rispetto. Mi viene a mente il siciliano vossìa=vostra signoria, o voscènza=vostra eccellenza.

Una volta da bambino diedi del tu a un anziano, e lui prontamente mi disse: e che, jüje e te süme sùzze? = e che, io e te siamo uguali (di età)?

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Sègge-a-Vjinde

Sègge-a-Vjinde s.f. = Sedia Thonet

Non è, nella traduzione letterale, certamente la “sedia a vento”, che non significa nulla.

In lingua italiana è accettata come Sedia tipo Vienna.

Facile confondere la pronuncia della denominazione tedesca di Vienna, Wien (vinn) con Vjinde (viind) = vento.

Sono le famosissime sedie di legno di faggio, tornito e curvato a vapore, con il fondo di rafia intrecciata, il cui procedimento fu brevettato nel 1860 da Michael Thonet di Vienna. Le vere sedie Thonet sono tuttora in produzione.

Tutte le nostre nonne hanno in casa due Sedie Thonet perché negli anni ’30 facevano immancabilmente parte della loro dote.

Ora fanno delle imitazioni delle Thonet con ferro smaltato nero e plastica color sabbia per i bar che pretendono di apparire eleganti: puah!

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Sègge-a-caccà

Sègge-a-caccà s.f. = Seggiolone

Sedia di altezza tale da permettere a un bambino di arrivare al livello di un tavolo normale, dotata di un piano di appoggio ribaltabile su cui appoggiare piatti o altri oggetti.

Il nome dialettale deriva dal fatto che anticamente il piano, di legno o impagliato, su cui di poneva il bambino era dotato di un largo foro. Sotto il piano, a slitta, si inseriva il vasino.

Non voglio descrivere quello che accadeva tutti i giorni.

Questa sedia era utile perché dava al frugoletto la possibilità di saper controllare gli sfinteri. Se ciò non avveniva, il vasino raccoglieva tutti gli errori…

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Sègge

Sègge o sèggje s.f. = Sedia

Mobile su cui si può sedere una sola persona, costituito da un piano orizzontale che poggia su quattro gambe, e da una spalliera.

Il fondo può essere di paglia palustre o di rafia. Quelle moderne da cucina hanno il fondo di legno laminato ricoperto da cuscino imbottito di gommaspugna.

Deriva dal francese siége.

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Segarètte

Segarètte s.f. = Sigaretta, spagnoletta

1) Segarètte = Sigaretta, rotolino cilindrico di tabacco trinciato, avvolto in un foglietto di carta sottile a lenta combustione, che si fuma, accendendolo da un lato e aspirando l’aria dall’altro dov’è munito di filtro. Nuoce gravemente alla salute.

2) Segarètte = Spagnoletta, piccolo supporto cilindrico di cartone, o di plastica attorno al quale si avvolgono i filati variamente colorati per cucire. Usatissima in sartoria.

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Seffunné

Seffunné v.t. = Occultare, nascondere

Sottrarre un oggetto alla vista o alle ricerche di qcn., riponendolo in un posto recondito, rendendolo introvabile.

Add’jì ca ha’ seffunnéte ‘i bretèlle möje ca ne li tröve? = Dove hai nascosto le mie bretelle, (dato) che non le trovo?

Secondo me deriva da seffónne = in fondo, sul fondo (del mare o di qualche nascondiglio).

A me sembra che siano state nascoste così bene da essere intovabili, come se fossero‘nfónne ‘u mére = in fondo al mare.

È ammesso dire anche suffunné.

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