Mulafùrce

Mulafùrce s.m. = Arrotino.

L’arrotino era un ambulante che esercitava il suo mestiere per le strade, preceduto dal carattiristico grido: ‘u mulafùrce!.

Incantava i bambini con la sua ruota mossa da un pedale. La ruota con una cinghia azionava la cote, pietra naturale dura usata per affilare ferri da taglio, coltelli, forbili, falci, roncole, ecc..

A me piaceva, perché dava un senso di ritmo al suo lavoro, quella goccia di acqua che da un barattolo bucato cadeva incessantemente sulla pietra (tic-tic-tic-tic….).

Chissà perché io ricordo uno che gridava “arrotino di Campobasso”, come per vantarsi di una tradizione più antica, sinonimo di lavoro accurato. Gli ultimi che ricordo avevano una bicicletta modificata che azionava la cote con i pedali.
Mulafurce, alla lettera, significa:che affila le forbici sulla mola.

La foto grande (gentilmente concessa dall’amico  Matteo Borgia, cui va il mio ringraziamento) fu scattata nel 1929 in Vicolo Clemente a Manfredonia, e ritrae suo nonno, l’arrotino e calzolaio Carlo Guerra, con la sua figlioletta Anna che diventerà le mamma di Matteo..

Nota linguistica.
Il termine corretto in italiano, quando indica l’arnese atto a tagliare, è detto al plurale: le forbici. Invere in dialetto è singolare: ‘a fòrbece. Quandi si indica un numero di forbici superiore a una, dicesi ‘i fùrbece, ma qui viene pronunciato in forma contratta fùrce.
Sapete tutti chi sono “I Furbeciüne” = “I Forbicioni” e i furbecètte = le forbicine.

 

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Mulacchjöne

Mulacchjöne agg. = Bastardo

Usato anche come sostantivo. È molto dispregiativo e significa: figlio illegittimo, illegale, adulterino.

Fortunatamente il vocabolo è andato in disuso. Oggi, secondo la legge, tutti i figli, sia quelli nati nella famiglia, sia quelli nati fuori da essa, sono di pari dignità.

È scomparso dai documenti anagrafici l’indicazione della paternità. Ora basta la data di nascita, ma una volta, sulla Carta d’identità c’era la voce: (figlio) di…..
Quando la paternità era ignota, si scriveva figlio di n.n. (padre non noto). Una discriminazione che accompagnava la persona purtroppo per tutta la sua vita.

Credo che mulacchjöne derivi da mulo, animale ibrido e sterile nato dall’incrocio fra l’asino e la giumenta. L’incrocio tra il cavallo e l’asina è detto bardotto.

Ringrazio il lettore Amilcare Renato per il suo suggerimento.

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Mugghjéte


Mugghjéte  = Miliaria, sudàmina

Dermatite che colpisce d’estate le persone dalla pelle delicata, e si manifesta con un arrossamento diffuso per tutto il tronco e sulle giunture degli arti, dovuto quasi certamente alle copiose sudorazioni. È chiamata in italiano anche sudàmina, proprio per questo.

Ne sono colpiti specialmente i bambini fino a 5 anni, ma anche gli adulti dalla pelle sensibile.

Questo tipo di arrossamento cutaneo non è quello tipico delle malattie infettive dell’infanzia come la rosolia o il morbillo, ma solo stagionale.

Se volete approfondire la conoscenza di questa affezione, fortunatamente diventata rara per le migliorate condizioni igieniche-ambientali, cliccate qui

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Mùgghje

Mùgghje s.m. = Groviglio di alghe. Involto bagnato.

1) Groviglio di alghe che si ritrova nelle reti issate a bordo dopo una battuta di pesca a strascico.

2) Fagotto di stracci ben inzuppato di acqua. Usato, ad es. per pulire della tempera in eccesso quando si dipingono le pareti.

Più spesso definisce una specie di goliardico gavettone, che non inzuppava del tutto la persona oggetto dello scherzo, ma aveva l’effetto più tenue di inumidirlo soltanto, salvo a farlo stramazzare tramortito al suolo come conseguenza del lancio dal terzo piano….

Nei cantieri edili, in mancanza di stracci, si intrideva nell’acqua un sacchetto vuoto, uno di quelli usati per imballaggio del cemento in polvere.

Talvolta veniva caldamente invocato, con un urlo straziante, in altre circostanze. Per esempio se qlcu elegantissimo si presentava sulla spiaggia, o voleva fare il saputello in una combriccola di giovani spensierati: ‘Nu mùuuuughje!!!

Ossia: Adesso ci vorrebbe un grosso fagotto di stracci ben inzuppato di acqua, in modo che sia scaraventato sulla faccia di questa persona inopportuna. Difatti costui non ha capito niente dalla vita, ed ora si mostra estremamente invadente. Colpendolo adesso viene simbolicamente “abbattuto”.

Potenza di sintesi del dialetto!

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Mufföne

Mufföne agg. e s.m. = Trasandato, disordinato

Soggetto trasandato, sregolato, magari anche poco dedito alla cura e alla pulizia della casa (e spesso a quella personale!).

Al femminile fa (clicca→) Muffàrde 

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Muffarde

Muffarde  agg. = Trascurata, trasandata

E’ la versione al femminile di mufföne.

Usato anche in forma sostantivato, è riferito a una donna disordinata, trasandata, poco dedita alla cura della casa e della propria persona.

Sinonimi più antichi e desueti:
‘Ndèsce, refàlde= donne trasandate e probabilmente puzzolenti.

Ci sono sfumature che differenziano i vari gradi di sozzeria… e sono ben conosciute dai cultori del dialetto.

Muffarde probabilmente deriva da “muffa”, con desinenza “-ard” vagamente francesizzante (canard, clochard, mallard, pilchard, ecc.)

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Mufedjànne

Mufedjànne avv. = Due anni fa, l’altr’anno.

Come per il precedente mufalànne, ritengo che si tratti della contrazione di mò fé düje ànne = ora fa due anni, ossia non l’anno scorso, ma l’altro anno ancora, a ritroso.

Sono espressioni del lessico contadino e marinaresco che vanno scomparendo. I ragazzi di oggi dicono l’anno scòrsel’at’anne e düje anne fé.

Dal terzo anno a ritroso si enumera : tre jànne ndröte = tre anni indietro, o quàtt’anne fé= quattro anni fa, ecc.

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Mufalànne

Mufalànne avv. = L’anno scorso

L’anno scorso, l’anno appena trascorso.

Ritengo che sia la modifica della locuzione mò fé l’anne o mò fé n’anne = Ora fa un anno.

Sono espressioni del lessico contadino e marinaresco che vanno scomparendo. I ragazzi di oggi dicono l’anno scòrse, l’at’anne e düje anne fé..

Mò te sì accattéte ‘stu cappjille? – No, mufalànne = Ora ti sei comprato questo cappello? – No, l’anno scorso (ora fa un anno). Con espressione moderna simil-italiano i ragazzi dicono: No, all’anne scòrse = No, l’anno scorso.

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Mudìgne

Mudìgne s.m.. = Nano

Riferito a persona che presenta sviluppo corporeo limitato e proporzioni ridotte rispetto alla norma. Affetto da nanismo.

“Si parla di nanismo armonico quando tutte le parti del corpo sono di dimensioni ridotte in modo proporzionato fra loro, e di nanismo disarmonico quando invece prevalgono certe parti del corpo che sono sproporzionate rispetto alle altre, (per esempio, gli arti sono corti ma la testa e il tronco hanno dimensioni normali)” [da “Sapere.it”].

Il nome dialettale, nonostante l’assonanza spagnolesca, probabilmente deriva dal nome proprio di qualche artista famoso dell’ambiente circense.

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Muddìsche

Muddìsche agg. = Morbido.

Al femminile fa muddèsche.

Morbido al tatto, cedevole alla pressione, soffice, tenero.

Le generazioni odierne, seppure lo adoperano, pronunciano questo termine: mullìsche (m.) e mullèsche.

Mangéte ‘sti mènele ca so’ muddèsche = Mangiate queste mandorle ché hanno il guscio molle.
Agghje truéte vüve ‘nu ràngeche muddìsche sopa’a röne = Ho trovato vivo un granchio dal guscio tenero sulla sabbia.

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