Sand’Andùnje, màškere e sùne

Sand’Andùnje, màškere e sùne

Sant’Antonio, maschere e suoni.

Questo Detto ci ricorda che dal giorno della ricorrenza di Sant’Antonio Abate, Santo eremita egiziano, vissuto nel III secolo, protettore degli animali domestici, ufficialmente inizia al periodo di Carnevale.

Il 17 gennaio infatti iniziavano a farsi vedersi in giro delle persone adulte in maschera e a udirsi le musiche adatte. A partire da questa data e per ogni giovedì, chiamato ‘giovedì grasso’, e fino al Carnevale giravano per la città gruppi di ragazzi e bambini mascherati.

Generalmente denominate ‘i màškere = le maschere. Invece ‘i sùne = i suoni, indicavano le orchestrine da ballo una volta impegnate intensamente nel periodo di Carnevale.

Questa festa da sempre è molto sentita  dalle popolazioni sipontine.
I nostri padri e i nostri nonni le hanno dato molta importanza, quando non esistevano altre forme di divertimento.
Con l’avvento del grammofono si organizzavano facilmente festicciole in famiglia, sbaraccando il letto per ottenere spazio da utilizzare come pista da ballo, specie nelle abitazioni al piano terra.

Ma è superfluo spiegare ai Manfredoniani che cos’è il Carnevale, perché lo portiamo nel nostro DNA.

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Sant’Andröje, ‘u möse fenìsce…

Sant’Andröje, ‘u möse fenìsce…

Ecco il Detto completo: Sant’Andröje, u möse fenìsce, venüte uagnü a ppegghjé ‘i pìsce.

Ossia: S.Andrea, il mese finisce (perciò) venite ragazzi a catturare i pesci.

Veramente si doveva dire ‘u möse fenèsce , ma non fa rima con pìsce!

Ci accontentiamo della licenza poetica….

Questo proverbio antico si riferisce al fatto che a fine novembre, ricorrenza di S.Andrea Apostolo (dice la mamma di un nostro lettore, figlia e sorella di pescatori) i pesci per il freddo si spingono verso i fondali più bassi, quindi più facili da catturare!

Ringrazio Michele Murgo per il prezioso suggerimento di sua madre.

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Sande Necöle, a Natéle diciannöve

Sande Necöle, a Natéle diciannöve

San Nicola, a Natale diciannove

Come per altri Santi, viene nominato San Nicola per fare rapidamente un conto mnemonico dei giorni di attesa al Natale.

Difatti la ricorrenza di questo Santo – dispensatore di doni, assurto nei Paesi anglosassoni quale simbolo stesso del Natale con il nome di Santa Claus (Nicholaus) – ricade il 6 dicembre.

Ovviamente sommando il 6 al 19 arriviamo alla Data del 25 dicembre.

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Sànde e benedìtte!

Sànde e benedìtte!

Santo e benedetto.

Questo è un detto liberatorio e di ammirazione e di gratitudine verso qlcu che merita ogni lode per il suo atteggiamento favorevole o per la sua disponibilità.

Si usa dire anche quando si è ricevuto un dono, una raccomandazione, un consiglio, ecc. molto gradito.

Usato anche riferito ai soldi spesi bene per l’acquisto di qlcs di veramente utile e di cui si è pienamentre soddisfatti, come ad esempio  scarpe comode, busto ortopedico, climatizzatore efficiente, ecc.

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Sanda Luciüje, a Natéle ‘a tredeciüne

Sanda Luciüje, a Natéle ‘a tredeciüne

 

Santa Lucia, a Natale la tredicina. Cioè dal giorno di Santa Lucia (13 dicembre) a Natale ci vogliono 13 giorni.  Per contare correttamente si comincia proprio dal giorno 13.
Anche questo è una maniera mnemonica per ricordare l’approssimarsi del grande evento di Natale.

Tredicina, detto sulla scorta di decina o dozzina o ventina ecc.

Storicamente la Vergine Lucia di Siracusa, convertita al Cristianesimo subì la persecuzione di Diocleziano, e fu uccisa diciassette secoli fa.
Si ritiene erroneamente che alla poveretta furono estirpati gli occhi prima di darle la morte. Infatti l’agiografia la raffigura mentre sorregge con una mano la palma, simbolo del martirio, e con l’altra un piatto in cui sono posati i suoi occhi.  Questi esprimono il simbolo della vista, della luce. Quindi Lucia = luce.

Curiosità:  un amico ha scritto, in maniera enigmatica: sanda luc a natl trdcn… Dopo un attimo di sbandamento ci sono arrivato…

La tradizione manfredoniana impone il consumo delle fave (‘i féfe aggraccéte = aggrinzite).

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Sanda Cungètte, a Natéle diciassètte

Sanda Cungètte, a Natéle diciassètte

Santa Concetta, a Natale mancano diciassette giorni.

Un modo mnemonico per contare i giorni che mancano al Natale dall’8 dicembre.

Pio IX l’8 dicembre 1854 proclamò il Dogma della Immacolata Concezione di Maria,   Maria sine labe originali concepta = Maria senza peccato originale (fu) concepita. Quest’ultimo verbo (concepta) era più agevolmente  pronunciato “Concetta”.  Diventò presto nome proprio femminile, come anche “Immacolata”, usati largamente fino a pochi decenni fa in prevalenza nel Sud Italia.

Questa vigilia veniva commemorata dai ragazzini con un grandioso falò (‘a fanöje). Per alimentare il fuoco tutti i bambini giravano casa per casa chiedendo “‘na lègna a Sanda Cungètte“. Le massaie avevano tutte in casa una discreta provvista di legna da ardere, poiché non era ancora comparso il gas in bombole per uso cucina, e ne davano volentieri un pezzo ai questuanti.

Altri eventi, non secondari, che tradizionalmente cadevano in questa vigilia:
-l’allestimento del Presepio;
-la preparazione delle pèttole;
la cena di “magro”, essendo giornata di astinenza dalle carni, consistente in una spaghettata condita con sughetto di baccalà o anche di cicale e sparroni.

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Sanda Chiére, döpe arrubéte hanne mìsse ‘i porte de fjirre

Sanda Chiére, döpe arrubéte hanne mìsse ‘i porte de fjirre

(Al convento di) Santa Chiara, dopo che fu depredato dai ladri, le (monache) posero le porte di ferro.

È chiaro che gli interventi tardivi, quando il danno è ormai giù stato fatto, sono del tutto inutili. Prevenzione occorre, prevenzione!

Un memorabile furto al convento di Santa Chiara (il celebre Munastero ‘e Santa Chiara di Napoli) destò un enorme scalpore, in tutto il Sud Italia. Difatti questo stesso proverbio, di origine napoletana, è conosciuto oltre che in Campania, anche da noi, in Basilicata, in Calabria, constatato personalmente, e forse anche in Sicilia.

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Sanda Catarüne ‘a növe söpe la spüne

Sanda Catarüne ‘a növe söpe la spüne

Va bene anche la grafia omofona Sanda Catarïne ‘a növe söpe la spïne

Antico proverbio contadino conosciuto anche in altre parti d’Italia.

Santa Caterina cade il 24 novembre ed è prologo dell’inverno. Quindi in concomitanza con quella data, specie nei paesi di montagna, cade la prima neve.

Per questioni di rima i campagnoli la fanno rimanere su ogni spina dei cespugli ormai sprovvisti di foglie, cadute inesorabilmente con l’autunno.

Mia nonna diceva che Santa Caterina era pesciacchjére…. (che produce molta plin-plin) figuratamente apportatrice di acqua, di pioggia, ben accetta dal mondo rurale.

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Sand’Anne, lìbbere a figghje e mamme.

Sand’Anne, lìbbere a figghje e mamme.

Sant’Anna, libera (salva, proteggi ) figlio e mamma.

Bisogna ricordare che secondo la tradizione cristiana, Sant’Anna, madre della Vergine Maria, è considerata la Protettrice delle partorienti e delle donne incinte, che a lei si rivolgono per ottenere da Dio tre grandi favori: un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per poterlo allevare.

Quindi questo Detto popolare è una vera e propria invocazione alla Santa perché il parto avvenga presto e senza complicanze. Veniva sempre detta con voce supplichevole.

Fino agli anni ’60 quasi tutte le gestanti partorivano in casa con l’aiuto della levatrice. In Ospedale si ricorreva spesso quando sorgevano complicazioni, e purtroppo spesso con esiti letali per la puerpera e per il nascituro.

In dialetto quando una donna avanti con gli anni desidera una gravidanza o è incinta, la si paragona a Sant’Anna: Sì, ò fatte Sand’Anne = Già, ha fatto (o ha intenzioni di fare) come Sant’Anna, che ebbe prodigiosamente Maria da San Gioacchino in età avanzata.

Ringrazio l’inesauribile Alfredo Rucher per il suo suggerimento.

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Sand’Andùnje c’ì ‘nnammuréte d’u purcjille..

Sand’Andùnje c’ì ‘nnammuréte d’u purcjille..

Sant’Antonio si è innamorato del maialino…

Si dice esclamando e lasciando in sospeso la frase.

Tipico Detto manfredoniano per enunciare che non si comprende come possa piacere una persona (fidanzato, ecc.) o anche una cosa o un’azione.

Il riferimento è all’icona di Sant’Antonio Abate. Si festeggia il 17 gennaio, giorno di apertura del Carnevale [ Sand’Andunjie, mašchere e sune]. Nello stesso giorno gli allevatori fanno benedire gli armenti.

Il Santo nell’iconografia tradizionale, viene rappresentato con il maialino ai piedi o in braccio: è infatti il santo patrono degli animali domestici e da reddito.

Si vuol significare quindi che, come è inspiegabile il fatto che il Santo abbia in simpatia (se ne sia innammorato!) un animale così bruttarello e sporco, così non si comprende la simpatia (o infatuazione, o attaccamento) dell’interlocutore con una persona tanto brutta o insignificante.

(testo di Enzo Renato)

Nota: il termine purcjille è meno diffuso di purchecjille.

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