San Gesèppe ho passéte ‘u chjanùzze

San Gesèppe ho passéte ‘u chjanùzze

San Giuseppe ha passato la pialla.

Questo detto ironico viene pronunciato per indicare una ragazza con il seno scarsamente sviluppato.

La poverina avvertiva il disagio e arrossiva al solo sentire l’inizio della frase, perfidamente pronunciata sottovoce da qualche mascalzone sfottente, ma ugualmente udibile dall’interessata.

Raramente mostrava spirito e prontezza da spaccargli una borsetta in testa.

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Salüte e frasche

Salüte e frasche…

Questa tiritera si ode nelle campagne della Puglia piana, con inflessioni dei paesi garganici o cerignolani o di Bbascja marïne (Margherita, Barletta, Trinitapoli, ecc.).

Salüte e frasche, decètte ‘a crépe!
tutt’li müse vularrüje ca jèssere e venèssere,
ma ‘u möse d’ajóste mé venèsse:
dalla carne fanne l’arróste
e jìnd’a pelle mèttene ‘u móste.

Salute e frasche (cibo gradito alle capre) disse la capra. Tutti i mesi vorrei che andassero e tornassero, ma il mese di agosto non dovrebbe mai arrivare, perché (in quel mese) dalla (mia) carne fanno l’arrosto, e nella  pelle (da cui creano l’otre) mettono il mosto.

Insomma agosto è un mese nefasto per i caprini, ma non per noi…

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Chi zappe jéve l’acque e chi pöte, jéve ‘u vüne

Chi zappe jéve l’acque e chi pöte, jéve ‘u vüne

Colui che zappa, ottiene acqua, ma colui che pota avrà il vino.

Proverbio contadino, che esalta le operazioni di potatura, che arricchiscono la produzione delle colture. Il potatore era specializzato e la sua opera apprezzata e ben remunerata.

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I fatte ca nen ce fanne nen ce sàpene…

I fatte ca nen ce fanne nen ce sàpene…

Il Detto completo recita così:

I fatte ca nen ce fanne nen ce sàpene, ma quìdde ca ce fanne, ce sàpene

Le azioni che non si commettono chiaramente non si sanno, ma quelle compiute trapelano e diventano di pubblico dominio.

Ecco un ulteriore invito alla prudenza e a comportarsi correttamente, perché prima o poi tutto viene a galla.

I proverbi quasi sempre si rivelano maestri di vita e, come dicevano gli antichi, saggezza dei popoli.

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Cemmöne

Cemmöne agg. e s.m. = scontroso, introverso, asociale

Un termine antico, ormai desueto, che definiva il comportamento di un soggetto poco socievole, scorbutico, chiuso.
Giuanne jì proprje ‘nu cemmöne = Giovanni è proprio un orso, è davvero intrattabile.


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Salüte a nüje e ‘mbaradüse a jìsse

Salüte a nüje e ‘mbaradüse a jìsse

Diciamo: salute a noi, e (che lui si trovi) in paradiso.

È chiaramente un invito a guardare avanti, a non lasciarsi abbattere nemmeno da un lutto. La vita va avanti, nonostante tutto.

Come dicono gli Americani? The show must go on = Lo spettacolo deve continuare.

Perciò: lui è morto? Salute a noi e che riposi in pace nel Paradiso.

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Rumanì de cüle a chiapparüne

Rumanì de cüle a chiapparüne

Rumanì de cüle a chiapparüne = Restare di culo ai capperi. Praticamente la traduzione letterale non chiarisce nulla.

Nel nostro detto significa : Rimanere senza risorse economiche in situazione di estrema precarietà.

I capperi si raccolgono su balze scoscese, in luoghi impervi e pericolosi da raggiungere.

Se succede un inconveniente mentre si è intenti nella loro raccolta, si rimane in bilico ed è difficilissimo che qlcn venga in soccorso sull’orlo del precipizio.

Insomma significa rimanere senza alcun aiuto, attraversare un momentaccio.
Quelli che parlano bene dicono, descrivendo situazioni difficoltose, di restare col culo per terra.

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Rumanì “Ánema tènde e còsce abbagnéte”

Rumanì “Ánema tènde e còsce abbagnéte”

Sentirsi in uno stato di frustrazione per il mancato soddisfacimento o appagamento dei propri desideri, delle proprie speranze e simili, dopo aver commesso, magari controvoglia, un’atto, un’azione contro i propri principi morali.

Questo Detto raccoglie la delusione di una innammorata che ha assecondato il focoso partner ma che dall’amplesso non ha tratto ciò che si aspettava.

Infatti alla lettera esso significa: ritrovarsi con l’anima tinta e le cosce bagnate. riassume il fatto che la poveretta si è ritrovata al termine del “petting”, con la coscienza sporca per aver commesso la trasgressione, e con le sua parti intime impregnate, ma senza aver provato soverchia eccitazione.

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Rósse e cavalle sfaccéte: spàrele ‘mbrònde appene néte

Rósse e cavalle sfaccéte: spàrele ‘mbrònde appene néte

Rossi di capelli e cavalli vivaci, sparagli in fronte appena nati.

Le persone di pelo rosso e i cavalli vivaci, erano ritenuti indomabili.

Una lettrice mi fa notare che c’è anche una variante che dice:

Rósse de püle e cavalle stelléte: spàrele ‘nghépe appene so’ néte = Rossi di pelo e cavalli stellati: sparagli in testa appena son nati.

Sono detti ‘stellati’ (dotati di stella) quei cavalli dal pelo scuro che mostrano una macchia di pelame bianco abbastanza regolare, da sembrare una stella, tra i due occhi. Evidentemente anche questi cavalli avrebbero rappresentato una fonte di preoccupazioni per il loro padrone. Sarebbe stato meglio eliminarli presto, come anche i simpaticissimi umani dal pelo fulvo…

Ovviamente sono tutte sciocchezze.

Aggiungo questa versione. suggeritami da m.pia75, al precedente mio articolo pubblicato nel 2007, datandolo 2009 Questo è il bello del nostro sito. Per le rettifiche non si deve aspettare una “ristampa”: si fa tutto on line.

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