Nen ce sté nè cjile da vedì nè tèrra da camené

Nen ce sté nè cjile da vedì nè tèrra da camené

Non c’è né cielo da vedere, né terra da camminare.

Difficoltà assommate.

Si usa dire quando le circostanze non sono per nulla favorevoli.

Véche truànne fatüje, ma nen ce sté nè cjile da vedì, nè tèrre da camené = Sto cercando lavoro, ma non si riesce a trovare nulla di nulla.

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Nen ce sté chjó ‘nu pàlme de tèrra nètte.

Nen ce sté chjó ‘nu pàlme de tèrra nètte.

Non esiste più nemmeno un palmo di terra “pulita”.

In questo caso netta significa che nel mondo non c’è nemmeno un palmo di terra emersa risparmiato dalla disonestà dilagante.

Nen esistono più “mani pulite”. È tutto un vero sfacelo: immoralità, inquinamenti, magna-magna, malcostume, droga, rapine, stupri, prostituzione, pedofilia, mafia, concussione, malversazione, lavoro nero, disoccupazione, mobbing e tante ‘belle’ schifezze attuate per fare denaro.

Il detto è molto pessimista. Dicono i Romani: pensa male che ci azzecchi. Tuttavia mi rifiuto di pensare che siamo tutti disonesti, che non esista un luogo dove la totalità è dedita a questo genere di “attività”….

Grazie alla lettrice Apple per il suggerimento.

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Nen ce facjüme a canòsce

Nen ce facjüme a canòsce

Non ci facciamo conoscere

Suggerimento del più prudente di una combriccola di giovinastri che, fuori dal proprio ambiente, comincia a fare intemperanze, consapevole del temperamento esuberante del gruppo.

Invito ad agire con correttezza ed educazione.

Spesso si completa la frase con …pe’ quìdde ca süme! = per quelli che siamo!

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Nen jì scugghje ca cacce lambe.

Nen jì scugghje ca cacce lambe.

Non è scoglio che produce patelle.

Si usa citare questo proverbio riferendosi a qlcu che è tirchio, taccagno, che non concede favori a nessuno.
Quindi da costui non ci si aspetti che faccia favori di alcun genere.

Un po’ come la morale del proverbio italiano: Cavar sangue da una rapa
Pretendere da qualcuno ciò che non può dare.

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Né èrve all’ùrte, né pìsce au purte

Né èrve all’ùrte, né pìsce au purte

(Non comprare mai) Né erbe all’orto, né pesci al porto.

Un consiglio dato a coloro che ritengono di poter risparmiare sul prezzo acquistando le vedure direttamente dall’ortolano e i pesci direttamente dai pescatori.

Forse possono ottenere prodotti più freschi, ma certamente più cari di quelli comprati sotto casa.

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Ndrjànde p’a làjene annànde.

Ndrjànde p’a làjene annànde.

Impicciona con una pasta sfoglia davanti.

Questo modo di dire si pronuncia se qlcu è particolarmente ficcanaso.

Origine del detto:
Si narra che una massaia, dalla sua casa a pianterreno, aveva sempre l’orecchio teso a quello che accadeva per strada.
Non mancava nessuna occasione per lanciarsi fuori per curiosare.
Una volta un po’ in deshabillé per il caldo, mentre stava preparando la pasta sfoglia (lajene) per le fettuccine, sentì un gran trambusto provenire dalla strada.
Non avendo altro da indossare, per la fretta si pose la lagana sul davanti mo’ di grembiule  e si lanciò fuori dall’uscio. La sciagurata apparve all’aperto seminuda. La sfoglia di pasta riuscì a coprire solo il davanti della persona ma non il resto.

La curiosità è stata così forte da far dimenticare il suo senso del pudore.

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Natéle p’u mósse de jónde…

Natéle p’u mósse de jónde…

Esiste una canzoncina su melodia pastorale di ciaramelle:

Mo vöne Natéle, mo vöne Natéle,
faciüme li pèttele e ‘i cartellète,
nannarjille e cavenzuncjille,
ostia-chjöne e scavetatille,
mustacciule e mènel’atteréte…

Natéle p’u mósse de jónde,
e döpe Natèle facimme li cónde.
A mangè te vöne lu góste
e a pajé te vöne la sóste

Traduzione:
Ora arriva Natale: prepariamo le frittelle e le cartellate, gli struffoli e i calzoncini, ostie ripiene, scaldatelli, mostaccioli e mandorle caramellate. (Arriva) Natale con la bocca piena di unto, e dopo Natale facciamo i conti: a mangiare ti viene il gusto, a pagare ti viene il nervoso.

Si cita spesso solo il verso Natéle p’u mósse de jónde…, tanto tutti sanno com’è il seguito.

Questo per dire che è il momento giusto per gustare le squisitezze: c’è sempre tempo per pagare e per pentirsi di essersi ingozzati di (clicca→)‘mbrìgnele

È il manfredoniano Carpe diem = Cogli l’attimo (favorevole).

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Nasce alla manganze d’a lüne

Nasce alla manganze d’a lüne

Nascere durante la fase di luna calante.

Nulla di male se uno nasce durante questa periodo della lunazione.

Questo Detto antico vuole invece indicare, con valenza negativa, un paio di aspetti di una persona.

a) persona minuta, di statura ridotta, ritenuta pervasa di cattiveria: si credeva che la malvagità ne impedisse il normale sviluppo corporeo. Córte e male cavéte = basso e male riuscito. A tè a malìzzje nen t’ò fatte crèsce! = La malizia non ti ha fatto crescere! Tutte fandonie, naturalmente;

b) persona avara, ovviamente negativa, perché sempre scarso in ogni sua manifestazione: mancanza di parole, di sorrisi, di generosità, di buon umore, ecc. ecc. influenzata dalla “mancanza” della luna. Anche qui tutte fandonie!

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Na vòlte scappe ‘u lèbbre e ‘na vòlte scàppe ‘u cacciatöre.

Na vòlte scappe ‘u lèbbre e ‘na vòlte scàppe ‘u cacciatöre.

Una volte corre la lepre e una volta corre il cacciatore.

Questo proverbio, un po’ consolatorio, vuole avvertire che non sempre le cose possono o devono evolversi allo stesso modo: ossia non sempre va tutto bene e lo stesso non sempre va tutto male.

La vita inevitabilmente ha i suoi alti e bassi. Perciò se le cose vanne bene usare prudenza e previdenza perché potrebbero cambiare. Se le cose vanno male prima o poi evolveranno in meglio. Speriamo! N’jì ca còrre sèmbe ‘u lèbbre: quàcche vòlte pöte corre püre ‘u cacciatöre = Non è che corre sempre la lepre: qualche volta può correre anche il cacciatore.

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Na vòlte ce ‘mbènne Cöle!

Na vòlte ce ‘mbènne Cöle!

Una sola volta si impicca Nicola.

Questo proverbio invita al ravvedimento, ad un radicale cambiamento di vita.

Un genitore anziano al figlio più spendaccione, gli indicava la trave alta del solaio e gli diceva: “Lassù ti impiccherai se non torni alla retta via come i tuoi fratelli lavoratori”.

Infatti per anni fece bagordi con gli amici, fintantoché, morto il genitore, e trovandosi senza risorse, abbandonato da tutti, appese una fune a quella trave e decise di impiccarsi.

La trave, a causa dello strappo del suo peso, si spezzò in due, e dal suo interno cadde una pioggia di monete d’oro che il saggio genitore aveva previdentemente nascosto per questo suo figlio scapestrato.

Ritornato ravveduto alla vita, i suoi “amici” lo vollero alla vecchia vita. Ma lui rispose con il proverbio citato nel titolo. Ossia: Na vòlte ce ‘mbènne Cöle, nen me frechéte cchjó! = Una sola volta si impicca Nicola, e non mi farete ricascare più.

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