Jaddüne

Jaddüne (o jallünes.f. = Gallina

Femmina del gallo.

Modo di dire:
‘A jallüne fé l’öve, e au jàlle li dóske ‘u cüle = la gallina fa le uova e al gallo gli duole il culo.

C’è chi sa lamentarsi e sa prendersi i meriti.

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Jaddenére

Jaddenére (o jallenéres.m. = Pollaio

Piccolo fabbricato o recinto nel quale si tengono polli, galline, ed eventualmente altri animali da cortile.

Chiaramente come il termine pollaio deriva da pollo, così jaddenére deriva da jaddüne = gallina.

Rammento che molti termini del dialetto terminanti in -dde in questi ultimi decenni si sono trasformati per l’uso in -lle, come ad esempio:

cepodde, cavadde, martjidde, ora diconsi cepolle, cavalle, martjille.

Forse erano ritenuti troppo zotici e si è voluto ingentilirli.

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Jàcce-e-jöve

Jacce e jöve loc.id. = Malridotto, malconcio

Significato letterale: sedano e uova… sembrano ingredienti per una ricetta di cucina.

Si tratta invece di una minaccia: Se venghe allà, te fazze a jàcce e jöve. Cioè ti riduco a mal partito, ti riempio di botte.

Si dovrebbe dire àcce e öve….ma c’è una regola fonetica che richiede la “j” iniziale (Jacce – jöve) perché il termine è preceduto da vocale.

La locuzione trae origine dalla narrazione del Vangelo (Giov. 19,5), quando Pilato mostrò Gesù flagellato alla folla, disse: “Ecce homo”, ossia “Ecco come ho ridotto l’uomo che voi volete che io condanni”.

Significa in pratica malridotto, ferito, pieno di sangue e di piaghe.

Le nostre nonnine, che non capivano il latino, hanno ripetuto ad orecchio, italianizzando ECCE per “accio” e HOMO per “uova”.

È famosa l’immagine del pittore ottocentesco Antonio Ciseri, realizzata nel 1871. La tela  si trova a Firenze nella Galleria d’Arte moderna del Palazzo Pitti, e mostra Pilato che si rivolge alla folla sottostante per indicare Gesù flagellato.

(Da Wikipedia)

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Jarbüne

Jarbüne s.m. = Libeccio

È un vento che spira da Sud Ovest sulle coste adriatiche, anche detto Africo o Garbino.

Il nome Garbino è utilizzato nell’area orientale dell’Emilia-Romagna, nel nord delle Marche, in Abruzzo e in Molise. In Friuli, nella Venezia Giulia.  In altre aree delle Marche e in Dalmazia è chiamato Garbin, e tale nome deriva dall’arabo gharbī ovvero occidentale, acquisito dalla Lingua turca in età ottomana (da Wikipedia).

Ritengo che oltre che da noi, sia chiamato garbine anche nel resto della Puglia adriatica e jonica.

Nell’Italia meridionale è conosciuto molto bene per il calore che porta con sé, ma soprattutto la sabbia, proveniente dal deserto del Sahara. Nella stagione estiva e, in misura nettamente minore anche nelle altre stagioni, il vento può favonizzarsi (assume le caratteristiche del Föhn) lungo il versante adriatico e sullo Ionio.

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Guèrcje

Guèrcje s.m. agg. = Guercio

Chi è privo della vista o vede male da un occhio.

Sté arrevanno ‘u guèrcje (sost.) = Sta arrivando il guercio.

‘Stu povere giovene jì guercje (agg.) = Questo povero giovane è guercio.

Esiste anche un soprannome

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Grunghelé

Grunghelé (o Grunnelé) v.i. = Russare fragorosamente.

Etimo sconosciuto, forse onomatopeico (gru-gru-gru).  Infatti in alcuni comuni della Puglia si usa il verbo gruffelè, gruffuà, gruffulià, ecc.

Mia moglie chiese al medico di famiglia se poteva dare a me un rimedio efficace contro il mio assordante concerto notturno. Questa la risposta immediata del nostro dottore: “Signö, skàffele ‘na stambéte!”.

Due sono i casi: o davvero non esiste rimedio, oppure il nostro amico medico non è aggiornato.
In effetti il cerotto sul mio naso non serve a niente, e mia moglie si alza con le occhiaie sempre più marcate…
Ragazzi, è un problema che non va preso sottogamba: rischiamo il divorzio dopo 42 anni di matrimonio felice!

L’azione del russare in italiano dicesi russamento e si potrebbe tradurre in grunghelamjinte. Tuttavia io non l’ho mai sentito pronunciare da nessuno. Come nessuno tradurrebbe i termini tecnici roncopatia e roncologia.

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Grummé

Grummé v.t. = Ruminare

Tipica delle bestie ruminanti: ossia masticare il cibo per la seconda volta, rigurgitandolo a poco a poco dal rumine (1.rumine-2.reticolo-3.omaso-4.abomaso).

Scherzosamente si allude alle persone che mangiano senza sosta.

Sté a grummé sèmbe de füle = Sta a ruminare in continuazione

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Grotte ‘i mùnece (‘a)

La gròtte ‘i mùnece top. = La grotta dei frati.

Si tratta di una cala sabbiosa, ed era usata dai fraticelli e dagli allievi del Seminario d’estate per le loro abluzioni, almeno fino agli anni ’60, perché un po’ isolata verso Calafico.

Aveva un accesso un po’ difficoltoso, che tuttavia non spaventava i giovani studenti, che vi giungevano in fila come tanti soldatini, con le loro tuniche scure.

Aveva il vantaggio di essere isolata, lontana da sguardi indiscreti. La “grotta” era dotata di una sorgente di freschissima acqua salmastra, che consentiva una doccia naturale per torgliersi di dosso la salsedine dell’acqua marina.

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Grogrè 

Grogrè s.m. = Gros-grain

Termine tecnico di sartoria.

Indica un nastro di altezza variabile fino a 10 cm, di tela a grana grossa (da cui il francese gros-grain), piuttosto rigido, usato per irrobustire la fascia superiore delle gonne, corrispondente al giro vita.

Viene cucita nel risvolto, in modo che non rimanga a vista.

La pronuncia manfredoniana è quasi uguale a quella francese

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Gröche

Gröche agg., s.inv.,sop. = Greco

come aggettivo: della Grecia, ellenico, relativo alla Grecia;

come sostantivo:
a) Nome di un vento che spira da Nord-Est (‘U Gröche appeccéte = infuocato), il più pericoloso per i pescatori del Gargano;

b) Persona nata in Grecia o di origine ellenica.

c) Soprannome ‘U Gröche

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