Faccia möje!

Faccia möje! loc.id. Ahimè

Letteralmente: Faccia mia!

È un’esclamazione che sfugge allorquando si apprende di un’azione riprovevole compiuta da qlcu.

Vuol significare: nascondo io la faccia al posto suo, per lo scandalo che desta il suo modo di parlare sguaiato, e/o le accuse che rivolge arbitrariamente verso altre persone, e/o la gravità del suo comportamento.

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Facchjullà 

Facchjullà  loc.id. = Scosta, allontana, distacca.

È un invito a spostare un oggetto, o una mano, o qls cosa dal campo di lavoro di qlcu.

Facchjullà ‘u becchjire = Sposta il bicchiere.

Se rivolto a persona come comando è fattecchiullà = spostati, fatti più in là.

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Faccetunìcchje

Faccetunìcchje s.m.= Scialle, indumento invernale femminile.

U faccetunicchje, è la versione ridotta del faccelettöne (fazzolettone) talora pronunciato facceltöne, faccettöne o faccertöne (←clicca).

Si poteva acquistare già confezionato, ma le nostre nonne preferivano farlo da sé con l’uncinetto, ai ferri, o anche ricavarlo da una copertina di lana o di flanella grossa.

Era indossato solo in casa, d’inverno, per quasi tutto il giorno, piegato a triangolo, poggiato sulle spalle, con un vertice in giù per la schiena e gli altri due annodati sul davanti

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Faccertöne

Faccertöne s.m. = Scialle di lana.

È un indumento invernale femminile a trama grossa e pesante, variamente colorato con tinte scure, piuttosto ampio (etimo fazzolettone).

Accettabile anche la versione faccelettöne o faccettöne.

Era indossato dalle nostre nonne, per coprirsi le spalle e per ripararsi dal freddo.

Se faceva molto freddo, si poteva indossare anche a copertura della testa.

Si usava per uscire e andare a comprare qualcosa dai venditori ambulanti.

Non tutte le nostre nonne potevano permettersi il cappotto, e questo “copri-miseria” era portato con dignità anche per assistere alle funzioni religiose.

Quello della foto, reperita in rete, è una versione moderna, in stile vintage,  ma vivacemente colorato.

In provincia di Potenza è detto facciulettone, o anche: faciltone.
A Ceglie Messapica è fazzəltónə, in altre parti del Salento faccirtone,  facciurtone, e faccəlittone.

Più o meno modificato il termine è diffuso in Puglia e Basilicata.

Mi piace riportare una poesia dell’indimenticato Franco Pinto nella quale è nominato il faccertöne.

«Certe söre de chiöve»

Certe söre de chiöve
dröte i lastre mbannéte
chiére vöte de möve
u faccertöne pâ stréte.

Marrò terra bruscéte
sfrengeliéte a quadrette
ferme, allonghe ’a pedéte
alla lóstre i sajette.

Chépa chïne ndé rette
allu cíle ca ndröne
sotte ’a chianghe l’aspette
applezzéte u uagnöne.

Certe sere di pioggia / dietro i vetri appannati / chiaro vedo muoversi / lo scialle per la strada. // Marrone terra bruciata / sfrangiato a quadretti / s’arresta, allunga il passo / alla luce dei lampi. // China la testa non dà retta / al cielo che tuona / sotto il balcone l’aspetta / infreddolito il bambino.

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Faccefrònde

Faccefrònde avv. = Dirimpetto

Persona, o edificio o qlcs situato di fronte, a qlcu.

Mattöje jàvete faccefrònde a mamme = Matteo abita di fronte a (casa di) mamma mia. Dirimpetto.

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Facce-tìnde

Facce-tìnde sopr. = Faccia-tinta.

Mio padre, fabbro e meccanico di macchine agricole, era simpaticamente chiamato così dai suoi allievi/operai.

Faccia tinta, annerita dal fumo del carbone della forgia o dallo sporco lasciato dalla mano nel detergersi il sudore, non avendo avuto il tempo di usare il fazzoletto perché impegnato da impellenza lavorativa.

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Facce-canìgghje 

Facce-canìgghje s.inv. e agg. = Lentigginoso

Persona che ha la pelle cosparsa di lentiggini.

Le efelidi o lentiggini sono delle piccole macchie di colore giallo-bruno che si manifestano generalmente sulla pelle di persone di carnagione chiara e con capelli biondi o rossi.

Per similitudine vengono chiamate canìgghje perché le lentiggini sono simili nella forma e nel volume, proprio alla alla crusca.

Töne ‘a facce-canìgghje = Ha la faccia (e il corpo) lentigginoso.

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Fàcce-a-ppröve

Fàcce-a-ppröve loc.id.= Confronto diretto. chiarimento, controprova,.

Raffronto vis-à-vis tra due o più persone allo scopo di chiarire un equivoco,  un malinteso. Normalmente con intento pacifista.

Talvolta, più seriamente, per smascherare un bugiardo o individuare l’autore di qualche azione riprovevole. In questo caso raramente la cosa finiva lì. Una zuffa era già preventivata, faceva parte inevitabilmente del rituale combattivo del faccia-a-faccia.

Dopo gli anni ’60, non si avvertiva più la necessità di ricorrere a questo confronto  poiché il menefreghismo aveva cominciato a prevalere sulla suscettibilità personale, causa di dissidi e conflittualità insanabili.

Ora fortunatamente non si usa più contrapporsi con animo battagliero. Tizio ha detto su di te una cosa inesatta? E chi se ne frega!

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Fàcce de càzze

Fàcce de càzze loc.id. = Sfrontato

Scusate l’espressione colorita…

È usata correntemente in dialetto per definire qualcuno dalla faccia di bronzo, sfrontato, sfacciato, arrogante, insolente, impertinente, irriverente.

Le donzelle bene educate dicevano eufemisticamente: uhé, fàcce de cùrne! = ehi, faccia di corno!

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Fàcce 

Fàcce s.f. = Viso, volto, faccia.

Parte anteriore del volto umano, dalla fronte al mento.

I modi con cui è combinato il termine porta a numerosi significati, a varie sfaccettature (a proposito di faccia), perché si presta a una ricca polisemia.

Per esempio:

  • Pèrde ‘a facce! = Essere sfacciato, senza ritegno.
  • Nen tenì a facce ‘mbacce = Non vergognarsi.
  • Mètte ‘a facce ‘ind’u ruagne = Provare profonda vergogna.
  • Faccia möje! = Sentire profondo imbarazzo o disagio.
  • Che facce ca tjine! = Ma non hai ritegno a fare certe richieste?
  • Alla faccia töje = Detto a dispetto verso un invidioso.
  • Fàcce-a-pröve = Confronto diretto per verificare una divergenza
  • Tenì fàcce = Essere sfacciato
  • Nen tenì fàcce = Non agire per timidezza
  • Fé döj fàcce = Essere falso
  • Jèsse faccia storte = Mostrarsi ambiguo
  • Fé a faccia storte = Non nascondere un insuccesso, un’umiliazione.
  • ‘Mbàcce = In faccia, di fronte, a cospetto
  • Menarece ‘mbàcce = Inveire, reagire con improperi anche per una inezia.
  • Fé ‘mbacce ‘u nése = Eufemismo, per un sonoro vaffa..
  • Tenì ‘a facce de càzze = Essere privo di ritegno nelle richieste esose o reiterate.

Chissà quante “facce” mancano ancora all’appello!

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