Tenetüre

Tenetüre s.f. Asperità, sporgenza.

A volte è pronunciato tinetüre.

È un termine in uso specifico nella marineria locale.

Indica precisamente un’asperità dal fondo marino roccioso (detto comunemente aspre), che crea impedimento all’avanzare delle reti a strascico. Talvolta le sventra perchè restano impigliate sul fondo.

Ma ormai da tempo i nostri pescatori sanno dove calare le reti per recuperarle indenni! Sono lupi di mare che conoscono i fondali palmo a palmo, esanno benissino come evitare queste tenetüre.

Secondo me il sostantivo può derivare dal verbo tenì = trattanere, bloccare; quindi qualcosa che tiene, che impedisce di salpare le reti, impigliate sugli scogli del fondale.

Ringrazio vivamente il lettore Antonio Sorbo per il prezioso suggerimento fornitomi.

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Tenemènde

Tenemènde v.t. = Guardare, osservare

Ho sentito anche la versione tenemendì.

Verbo andato quasi in disuso. Ora è adoperato solo dagli ultra 70enni. con il significato di guardare, osservare attentamente, fissare qualcuno o qualcosa come per memorizzare (tenere a mente) ogni particolare.

Chessò ca tenemjinde? = Cosa hai da guardare?

Tenemjinde a quèdde! = Osserva quella (bella ragazza)!

Tó adda tenemènde accüme fàzze jüje, se no nen te mbére méje = Tu devi guardare attentamente come opero io, altrimenti non impari mai (il mestiere). Il consiglio del bravo artigiano al suo allievo.

Anche in napoletano antico su usava questo verbo. Ricordate la celeberrima canzone “Torna a Surriento”?

Vide ‘o mare quant’è bello!
Spira tantu sentimento.
Comme tu a chi tiene mente
Ca scetato ‘o faje sunnà.

Vedi il mare come è bello!
Ispira molto sentimento.
Come te che a chi guardi
Da sveglio lo fai sognare.

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Tembré

Tembré v.t. = Temperare o temprare, impastare.

1) Tembré = temperare.
Sottoporre a tempra vetri e metalli per conferire durezza e resistenza.

Tembré ‘u fjirre = Temperare il ferro.
Metodo artigianale per temprare un oggetto tagliente (piccone, vomere, falce, scalpello ecc.). Si scalda nella forgia la parte interessata fino  all’incandescenza, e poi la si raffredda rapidamente con immersione in acqua (o in olio minerale).
Credo che il fenomeno dell’indurimento sia dovuto alla perdita di una parte di carbonio contenuto nel ferro dolce, per effetto del calore: quello che resta è acciaio, quindi più duro.

2) Tembré ‘u péne = Panificare.

Tembré ‘u péne =Impastare farina di frumento con acqua lievito e sale. L’operazione successiva è detta škané ‘u péne = spezzare la massa e farne delle pagnotte (‘i škanéte). Infine avviene ‘a ‘nfurnatüre = la cottura nel forno.

Cungè, damme ‘na zènne de crescènde ca cré matüne jà tembré = Concetta, dammi un tozzo di lievito perché domani mattina devo panificare.

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Telére

Telére s.m. = Cassetta, telaio

Generalmente intendiamo quelle cassette con il bordo basso, una volta fatte di legno e ora di plastica, usate per contenere il pesce fresco.
Guardate il contenitore, prego, e non il contenuto!

‘Nu telére de cechéle = Una cassetta di cicale (cicale di mare = canocchie).

Si usava chiamarle anche spasètte.

Quelle che contengono la frutta in un solo strato con un termine francese sono dette anche platò (plateau, pron. plató, con la ó stretta). Ora le fanno di legno, di plastica e anche di cartone.

Il nome somiglia all’italiano “telaio”, ma se vogliamo dargli questa connotazione intenderemo l’intelaiatura della bicicletta: ‘u telére d’a bececlètte.

Esiste anche il telaio da ricamo.

Ricamo-Telaio2

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Teh, fatije, teh!

Tèh, fatije, tèh! int. = Tiè, lavoro, tiè.

Viene pronunciata in modo un po’ innaturale, con la ‘i’ molto lunga come se si riportasse un dialetto diverso, invece del consueto fatüje.

Già l’esclamazione romanesca (passata poi all’italiano) tiè (tie’ = tieni, acchiappa, prendi) vuole esprimere maligna soddisfazione per qcs. di spiacevole capitato ad altri.

In questo caso è il lavoro che è stato schivato: A noi ce piace de magnà e béve e nun ce piace de lavorà: pòrtece n’antro litro che noi se lo bevemo…

Insomma un mazzangànne si è sottratto a un’incombenza gravosa, e lo dice rallegrandosi e facendo quel gestaccio dell’avambraccio frenato, come per dire: uhé, fatüje, t’agghje frechéte a tè = ehi, lavoro, ti ho fottuto!

Lo sciagurato non sa che il danno è solo suo. Rimarrà disoccupato in eterno, fintantoché saranno vivi i suoi genitori.

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Tedecüse

Tedecüse agg.= Che soffre il solletico

Chi o che è particolarmente sensibile al solletico.

L’aggettivo tedecüse (al femminile fa tedecöse) è intraducibile o non reso efficacemente con un “solleticoso” che in lingua è più riferito a un fatto che suscita interesse morboso che a una persona vulnerabile al solletico.

Nen me tuccànne ca jü so’ tedecüse = Non mi toccare che io sono molto sensibile al solletico!

Deriva ovviamente dal verbo (clicca→) tedeché  = solleticare, titillare.

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Tedechìgne

Tedechìgne s.m. = Solletico

Sensazione cutanea risvegliata dallo sfioramento delle zone più sensibili del corpo, in genere fastidiosa, che si accompagna al riso e spesso a reazioni di difesa delle parti interessate (Sabatini-Coletti, Vocabolario della lingua italiana).

Avere un pizzicore nelle alte vie respiratorie = tenì ‘nu tedecamjinde

Fare il solletico, solleticare, vellicare = tedeché provocare la sensazione di solletico

Soffrire il solletico = jèsse tedecüse essere particolarmente vulnerabile alla sensazione di cui sopra.

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Tedeché

Tedeché v.t. = solleticare

Quelli che parlano bene l’italiano dicono titillare (uguale al latino titillare)o vellicare.
Il verbo deriva dal sostantivo tedìgne (←clicca) o viceversa.

Mio padre nel giocare con me quando io ero in età pre-scolare, talvolta si divertiva a farmi il solletico sotto le ascelle per vedermi ridere irrefrenabilmente.

Ed io ridevo a crepapelle e mi divincolavo; lui dopo il primo “trattamento” riusciva a farmi ridere anche senza più sfiorarmi, con il solo gesto delle sue mani che si avvicinavano a me.
Un ricordo tenero e bellissimo!

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Tedecamjinde

Tedecamjinde s.m. = Pizzicore, solletico

Specificamente designa il pizzicore avvertito in gola, come uno stimolo di tosse, dalle persone raffreddate o colpite da laringite..

Tènghe sèmbe ‘nu tedecamjinde ‘nganne ca nen me fé dòrme = Ho continuamente un spizzicore alla gola che (mi dà stimoli di tosse e) non mi fa dormire.

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Tecquà

Tecquà escl. = Tieni qua

Richiamo per far avvicinare i cani, promettendo di dar loro qlco da mangiare: tieni qua!

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