Tatà s.m. = Babbo
Termine che si è evoluto, da tatà a papà e ora i bambini dicono babbo.
E’ curioso notare che Tatà è tuttora usato in Romania riferendosi al genitore).
Termine che si è evoluto, da tatà a papà e ora i bambini dicono babbo.
E’ curioso notare che Tatà è tuttora usato in Romania riferendosi al genitore).
Scaffale movibile, di legno o metallico, a giorno (cioè senza pareti laterali o frontali o di fondo), a più ripiani.
Ho sentito pronunciare anche tascèlle, ma è una storpiatura che non mi piace.
Il termine deriva dal francese Étagère ossia contenitore di ripiani (étage)
Osservare l’affinità della pronuncia tra ‘a tascèrre e l‘étagère
In effetti il sostantivo étagère, scritto anche senza gli accenti sulle ‘e’, è diventato ormai univarsale (come hotel, speck, wurstel, sport, bar, ecc..)
Tarùsse s.m. = Nonno
Questo termine è ormai desueto, come quello di tatà per babbo
Etimo:
Tarusse, è la contrazione di tatà-grusse = babbo grande, alla stregua del francese “grand père” o dell’inglese “grandfather” o del tedesco “Grossvater/Großvater“…. e del garganico tatàjrànne.
Brusco movimento del suolo in seguito a una rapida serie di scosse brevissime causate dalla propagazione delle onde sismiche entro la crosta terrestre.
fig., persona molto vivace e irrequieta, che provoca scompiglio e danni.
Come soprannome credo che appartenga alla famiglia Ardò, salvo rettifica degli interessati.
Taratüre s.m. = Cassetto
Scomparto di un mobile, aperto nella parte superiore, munito di maniglia o pomello, che si apre e si chiude scorrendo su apposite guide.
Al Nord e al Sud d’Italia viene chiamato tiretto, derivato dal francese tiret o tiroir, a testimonianza dei napoleonidi che quivi hanno dimorato a lungo.
Scherzosamente si intende anche il loculo cimiteriale.
Ce n’jì scjüte au taratüre = Se n’è andato al (suo) loculo. Insomma il soggetto è deceduto.
Non credo che abbia un nome specifico in lingua italiana. In dialetto ha un’assonanza con “tartufo”
Si tratta di un’ascidia (Microcosmus sulcatus) ricercata come frutto di mare un po’ speciale. Si pesca su fondali rocciosi o sabbiosi coperti di detriti, ed è a forma di piccolo otre (max cm. 15), contenente un frutto giallo, con tunica arancione o rossa.
Il sacchettino contentente il frutto del taratóffe non è individuabile a causa della forte ricopertura di organismi epibionti (che vivono sopra altri organismii), come alghe, spugne, antozoi (animali a forma di fiore) o altre ascidie (animali a forma di otre che si nutrono per filtrazione).
….Come sono difficili queste ricerche!….
Il frutto è ritenuto un cibo afrodisiaco. Non tutti lo apprezzano però, perché emana un odore come di acido fenico, un tipo di disinfettante. Insomma è un frutto di mare tipico, adatto a palati coraggiosi!
Era considerato cibo dei poveri, come i caperrüne = i murici , i mósce = mussoli e i carècchje = canestrelle e alle cozze pelöse
Tarallüne p’u vüne bianghe = Tarallini con il vino bianco. Dolce pasquale.
In questo impasto, oltre a farina, zucchero e uova, si aggiunge anche un bicchiere di vino bianco, che conferisce all’impasto un profumo particolare.
Si conservano a lungo.
Qualsiasi tipo di ciambella viene chiamato tarallo.
Intendiamo qui evidenziare i “Taralle pe l’öve” = taralli con le uova, tipico biscotto pasquale.
L’impasto è formato sempre di farina e uova, con meno zuchero delle scarielle. La pezzatura va fino a 10 cm. di diametro.
Le ciambelle vengono spalmate di giulebbe (impasto cremoso di chiare d’uovo montate a neve e abbondantissimo zucchero) e cosparsi di confettini colorati.
Si chiamano taralle ‘ngeleppéte (pieni di giulebbe) o anche alla maniera montanara chialètte s.m.
Taragnöle s.f. = Allodola
La taragnöle è un uccello migratore (Alauda arvensis) una volta molto ricercato dai cacciatori.
Il nome deriva dall’aggettivo latino terràneola, “terràgnola”, per le sue abitudini di nidificare nei terreni e nei campi coltivati.
Sinonimi di cappellaccje, calandrèlle e (clicca→) cucciarde.
Questo passeraceo è ritenuto utile all’agricoltura perché si nutre anche delle larve di cavallette e di insetti nocivi.
Strutturato come il nome della città di di Cerignola (difatti non si pronuncia sdrucciola), l’accento tonico in dialetto è quello di una parola piana.
Mio padre mi raccontò che i cacciatori per catturarle non usavano il fucile, ma un metodo altrettanto barbaro.
Camminavano a coppia di notte in fila indiana per i campi. Uno di essi era munito di una lanterna cieca, di quelle che hanno il vetro posteriore e quelli laterali oscurati. Quando scovavano il nido, il primo gli puntava la luce: l’allodola metteva fuori il capo perché la natura le spinge a curiosare, e l’altro uomo la pestava col il suo pesante scarpone, la raccoglieva e la intascava nel carniere.
Tànne-tànne loc.avv. = Immediatamente
Lì per lì, immediatamente, senza indugiare, ecc.
Accettabile anche la forma tanne-pe-tanne
Quànne pàteme völe ‘na cöse ce l’à da dé tànne-tànne = Quando mio padre vuole una cosa, (un servizio, un oggetto) gliela devi dare/fare immediatamente.
C’jì mìsse a smanié, ca tànne per tànne avöva murì = si è messo a smaniare, come se stesse per morire in quell’istante.
Da non confondere con l’avverbio di tempo tanna tanne = Tanto tempo fa.
Stöve ‘va volte, tanna tanne… = C’era una volta, tanto tempo fa…
Era l’incipit delle favole raccontate dalle nonne attorno al braciere…