Autore: tonino

Retrànge

Retrànge s.f. = Rondella, rosetta

Accettabile anche nella forma retrangele.
Dischetto forato che si inserisce sotto il dado di un bullone o di una vite per migliorarne il bloccaggio.

Generalmente e fatta di ferro: esistono anche rondelle di plastica e di rame. Pare che, essendo il rame più cedevole, riesca a bloccare meglio le parti strette dal dado avvitato sul perno.

Per i non esperti chiarisco che il bullone è formato dal perno filettato, detto maschio, ossia con impanatura [non quella usata per friggere gli alimenti! Ehm, scusate la battuta sciocca….], detta anche filettatura, e dal dado (detto femmina) filettato all’interno.

Esistono rondelle dette “da bloccaggio”, tagliate lungo il raggio, quelle coniche, quelle dentellate a ventaglio, ecc. Guardate quanti tipi sono su google:

Il nome manfredoniano non ha un’etimologia certa. L’ho sentita chiamare così quando frequentavo la bottega di mio padre, un fabbro stimato e molto conosciuto nella sua epoca. Scusate il ricordo personale.

Qualche volta ho sentito pronunciare un suo sinonimo, ‘a ranèlle che si avvicina un po’ all’italiano rondella.

Per la sua forma simile alle monete, quando qlcu voleva dire che aveva solo pochi spiccioli diceva che so’ rumàste quàtte ranèlle = sono rimaste quattro rondelle.

Ora prevale presso i meccanici l’uso del simil-italiano ‘a rondèlle, uguale al francese rondelle e allo spagnolo arondela.

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Reteràrece

Reteràrece v.i. = Rincasare

Tornare a casa propria dopo esserne usciti per lavoro, svago, viaggio, ecc.

Errato tradurre il nostro reteràrece o anche arreteràrece con l’italiano “ritirarsi”: lo fa la Corte per deliberare un verdetto, una bistecca durante la cottura, un esercito in ripiegamento, un testimone che ritratta la precedente affermazione, ecc.

Uagnü, arreteràteve sóbbete
 = Ragazzi, rincasate presto!

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Restòcce

Restòcce s.f. = Stoppie

Insieme degli steli residui di erba o di cereali che restano nel campo dopo il taglio o la mietitura.

I contadini generalmente danno fuoco a questi resti perché le loro ceneri concimano facilmente il terreno, e anche per distruggere un po’ di insetti.
Le operazioni di bruciatura delle stoppie sono regolate da severe norme. Prevedono un’area di sicurezza detta il dialetto  (clicca→) preciöse.

Maliziosamente quando non esistevano molti trattamenti estetici, le ragazzotte pelose erano additate come come quelle che “tènene a restòcce da sotte” = hanno le stoppie sotto la gonna, senza indicare il punto del massimo rigoglio del pelame… Se qualche malapitata ricorreva alla lametta per eliminare la bruttura, dopo un po’ si vedeva ricrescere i peli ancora più evidenti: allora questi erano definiti erano zengüne!

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Respegghjé

Respegghjé v.t. = Svegliare, destare

Riscuotere dal sonno, destare qlcu. Fig. incitare all’azione, scuotere dall’inerzia, sollecitare qlcu.

È in uso anche la versione arrespegghjé.

Mà, crématüne arrespìgghjeme ai cìnghe = Mamma, domattina svegliami alle cinque.

Esiste il modo riflessivo: arrespegghjàrece/respegghjàrece = svegliarsi.

Stàteve cìtte ca ce respègghje ‘a criatüre = zittitevi perché (altrimenti) si sveglia la poppante.

Möne, uagnü, arrespegghjàteve! = Forza, ragazzi, svegliatevi!

Arrespìgghjete, Madònne de Sepònde…= Svégliati Madonna di Siponto…
Nota canzoncina popolare devozionale rivolta alla nostra Protettrice.

Quando ero piccino ho sentito una mia zia (classe 1908) che diceva sceté, alla maniera dei Napoletani, come ad esempio, nella Canzone “Marechiaro: ….scétate Carulì, ca l’aria è doce! = Svegliati Carla, perché l’aria è dolce.
Non capivo il significato di questo sceté, e me lo feci spiegare. Questo verbo antico è ormai caduto completamente in disuso.

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Resòlje

Resòlje s.m. = Rosolio

Liquore dolce e di bassa gradazione alcolica ottenuto unendo una o più essenze aromatiche macerate e distillate in una soluzione di alcol, acqua e zucchero in rapporti variabili.

Lo si preparava in casa. I liquori industriali erano poco diffusi.

Se si voleva ottenere in poco tempo un liquore, invece di far macerare per 30 giorni il limone, o la menta, o l’alloro, o altro, si acquistavano in drogheria delle boccette di “estratto” (in dialetto ‘u sense s.m. = l’essenza) che opportunamente dosate in acqua, zucchero e alcol, consentivano di ottenere il noto rosolio.

Ricordo i nomi fantasiosi di alcuni “estratti per liiquori” della premiata ditta Bertolini di Torino, in vendita da Viscardo vicino al Bar delle Rose: Alkermes di Firenze (verde), Maraschino di Zara (rosso), Mandarinetto, Crema caffè, Strega di Benevento, Anisetta di Bordeaux, ecc.

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Reškendöne

Reškendöne sopr.

Questo soprannome, per quanto conosciuto in tutta Manfredonia, non ha un significato vero e proprio traducibile: ha un suono non aspro, ma più di questo non si sa.

Era nota una certa Jajanne Reškendöne, ossia Anna De Padova, di professione ortolana e fruttivendola, che certamente lo aveva ereditato dai suoi antenati.

Anna – affettuosamente chiamata Jajanne (*)  – era la madre del celebre Michele Carmone (‘u fìgghje de Jajànne), anch’egli fruttivendolo, con lo storico negozio in Via Pompeo Sarnelli 19-21.  Col passare dei decenni,  si è radicato questo secondo nomignolo, e Reškendöne un po’ è passato nel dimenticatoio, ricordato solo dalle persone molto attempate.

Ovviamente tutti i figli di Michele hanno ereditato il nomignolo di Jajànne che è quasi diventato sinonimo di fruttivendoli.

È l’evoluzione di un soprannome attraverso molti decenni.

(*) Sulla scorta del napoletano, alcuni nomi ripetono la prima sillaba:

Lelüne = Pasqualino, o Michelino
Totò = Antonio
Giggiüne = Luigino
Totöre = Salvatore
Gegè = Gennaro
Fofò = Alfonso
Mimì = Domenico

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Resìpele

Resìpele s.f. = Erisipela

Malattia infettiva da streptococco che causa infiammazione e arrossamento della pelle o della mucosa, specie quella del viso.

M’jì venüte ‘nu prudüte, o mo’ tenga ‘na bèlla resìpele ‘mbàcce = Mi è venuto un prurito ed ora mi è spuntata una vistosa macchia sul viso.

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Resepöne

Resepöne agg. = Avaro

Restio a spendere. sin. Tirchio, spilorcio, taccagno, parsimonioso.

Sinonimi:
Cacasìcche
Carucchjéne (o carucchjéle)
Chjìngre
(o chjìnghere)
Runghe
Ànema dannéte
Attacchéte alla rózzene
Scurtecöne
Nen mange pe nen caché
Vrazzolle
S
cugghje ca nen cacce lampe
Scurze
ecc.

La ricchezza linguistica fiorita su questo aggettivo, dimostra quanto abbia acceso la fantasia della gente la “mania” dell’avaro di accumulare denaro, di non spendere, di privarsi di tutto, ritenuta strana, incomprensibile.
Come anche quella del prodigo, dello scialacquöne.
È chiaro che in ogni cosa ci vuole misura.

L’amico Pasquale Stipo, che ringrazio di cuore, mi ha graziosamente fornito l’origine del termine resepöne:
«Deriva da Ruspone una moneta assai preziosa. Il “ruspo” era un fiorino o zecchino gigliato coniato nel 1719 a Firenze da Cosimo III, Granduca di Toscana, che riscosse molto successo. Era caratterizzato dai tipi del giglio fiorentino e di San Giovanni Battista, patrono di Firenze. Il pezzo d’oro da 3 zecchini si chiamava “ruspone”. Per via del valore, chi possedeva tale moneta, diventava “tirato di mano” quindi tirchio.»

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Resàcchje

Resàcchje s.m. = Rezzaglio (detto anche sparviero o giacchio)

Si tratta di una rete una rete da lancio, di antichissima origine, usata per pescare in mare o in acque dolci.

Fornita di piccoli piombi, una volta gettata si apre a ombrello, e scendendo verso il fondo si chiude a sacco.

Una volta sparso in acqua ‘u ciammjirre, (←clicca), una specie di mangime, si aspetta che si avvicinino le prede e si lancia ‘u resàcchje per catturarle.

Usato a riva dai pescatori dilettanti o da pescatori anziani che non posseggono battelli.

Risultato: quantitativi scarsi di pesci di piccola pezzatura.

(Foto da Amazon)
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Résa-rése

Résa-rése avv. = Rasente

A brevissima distanza da un luogo, da una persona o da un oggetto, quasi a sfiorarli, nel corso di un movimento, di un passaggio:in modo tanto vicino da sfiorare (qlcs. o qlcn.).

In linguaggio un po’ fanciullesco si dice anche rènza-rènze

Sòrte de vjinde! Camenàmme résa-rése ‘u müre = C’era un gran vento. Camminavamo rasente ilmuro.

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