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Frònne

Frònne s.f. = Foglia

La foglia è ciascuno degli organi, con superficie gener. appiattita e sottile di colore verde, uniti da un picciolo al fusto o ai rami di una pianta.

Mariè, dàmme ‘na fronne de petrusüne ca jà fé ‘u mbianghe = Marietta, dammi una foglia di prezzemolo ché devo preparare il bollito di pesce.

Nen me tröve manghe ‘na frònne d’accetjille = Non mi trovo nemmeno una foglia di sedano.

Accàtte ‘nu mazzetjille de frònne de laure = Compri un mazzetto di foglie di alloro.

Queste e altre piante aromatiche sono frònne o frunnecèlle = foglioline

Nota bene: il termine fògghje, che significa ugualmente foglia, si riferisce specificamente alle erbe commestibili spontanee (‘a rüche, ‘i jöte, ‘i cecòrje cambagne, ‘u fenucchjille, ‘i ciümamarèlle = rucola, bietoline, cicorielle, finocchiello, cime amarognole, ecc.).

Jògge mètte a fé döje fogghje meškéte = Oggi metto a cuocere delle verdurine campestri.

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Fröce 

Fröce s.f. = Narice, frogia

Orificio nasale, apertura nasale.

Usato generalmente al plurale.

Tenöve ‘i fröce chjöne de sànghe per ‘nu škàfföne ca l’avöve menéte ‘u pétre = Aveva le narici insanguinate per uno schiaffone che gli aveva mollato suo padre (non chiamate il ‘Telefono azzurro’ perché si tratta solo di un esempio sull’uso di fröce…).

M’anne attappéte ‘na fröce perché assöve ‘u sànghe = Mi hanno tamponato una narice perché avevo avuto un’epistassi.

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Fröcaspöse

Fröcaspöse sopr. agg. = ladruncolo

Alcuni lavoratori [agricoli – che abitualmente, prima di avviarsi per i campi, si compravano ognuno per conto proprio un po’ di cibarie – coniarono questo nomignolo verso uno di loro, più furbo o meno abbiente di loro.

Costui, di manolesta, di nascosto andava ad approvvigionarsi dalle vettovaglie dei compagni depositate al chiuso. Alla fine fu ‘nduppéte = beccato, sorpreso, scoperto con le mani nel sacco.

Non si sa se il ladro ebbe la dovuta lezione (morale o manesca) dai suoi compagni…..

Poi fröcaspöse è divenuto un aggettivo per dire che qlcu è “di mano leggera”

Difatti esiste anche un aggettivo simile, frocacumbàgne, già descritto in questo vocabolario qualche tempo fa.

Ringrazio il dott.Enzo Renato per il suggerimento.

 

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Fröcapezzènde

Fröcapezzènde s.m. = Tramontana

Questo è un modo per esorcizzare il temuto vento di tramontana, apportatore di gelo, micidiale per i meno abbienti, che non hanno indumenti pesanti per difendersi.

La tramontana li frega, ossia li mette fuori combattimento.

 

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Fröcacumbàgne

Fröcacumbàgne agg. = Profittatore

sfruttatore, opportunista, traffichino

Dicesi di persona che, senza porsi il minimo scrupolo, approfitta di qls situazione per ricavarne lucro, anche a danno di quelli che gli hanno dato fiducia.

L’etimo è semplice: fröche = egli ruba, molla fregature
cumbàgne = amici, compagni.

Vale anche come sostantivo.

Diffidate da questi soggetti, che più esplicitamente vengono definiti tranganére

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Frjichemedòlce

Frjichemedòlce agg. = Suadente, convincente

Allettante, convincente, persuadente. Persona particolarmente abile, dotato di parlantina, che riesce a convincere l’interlocutore della bontà delle sue idee e delle sue scelte.

Il soggetto che è stato convinto, tuttavia, resta con un’ombra di dubbio, ha sentore di essere stato un po’ buggerato.

Avete mai pensato ai persuasori occulti e ai messaggi subliminali? Diavolerie della pubblicità. Ma il nostro frjichemedòlce agisce – forse ingannevolmente – ma alla luce del sole!

Quìste sò frjicheme dòlce: ce ne vènene pe ‘sti chjacchjere… = Costoro sono convincenti: si presentano con tante belle parole…(e poi ti mollano il bidone).

Ricordo ai lettori distratti l’etimo diviso dell’aggettivo:
frjicheme = fregami, fòttimi nel senso di mollami una fregatura;
dòlce = dolcemente, con garbo.

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Frezzecàrece 

Frezzecàrece v.i. = Dimenarsi, agitarsi, smaniare

Lo si dice quando qualcuno è improvvisamente colpito da prurito, pizzico, solletico, prurigine, e si agita e si muove senza sosta.

Si dice anche se un qualunque sostegno non è ben saldo.
Statte attjinde ca la sègge ce frezzecöje = Sta attento perché quella sedia è instabile.

Figuratamente designa anche smania, impazienza, voglia, desiderio, capriccio, stimolo, ghiribizzo, fregola.

Ricordate tutti la brillante commedia del G.A.P.- Gruppo Arte Popolare “Dottö, me sènde frezzeché”

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Frevüte

Frevüte agg. = Rovente, bollente

Relativo a un corpo o un liquido con elevata temperatura.

Pecchè nen mange angöre? Pecchè ‘u bröde jì frevüte! = Perché non mangi ancora? Perché il brodo è bollente!

Fjirre frevüte = Ferro rovente.

Si usa dire a qlcu Uì, fjirre frevüte (= eccolo ferro rovente) quando costui ha fretta di concludere un discorso o un’azione.

In effetti il fabbro quando cava un ferro dalla forgia per lavorarlo sull’incudine, agisce rapidamente, prima che si raffreddi e diventi più duro all’azione del martello.

Anche in italiano c’è il detto: Battere il ferro finché è caldo.

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Frevógghje

Frevógghje (o sfrevógghje) sm = Briciole

Bricioline di pane, o di cibo in genere dette anche sprevelìcchje.

Quelle cadute sulla tovaglia erano accuratamente raccolte e mangiate: non si poteva sprecare nulla!

Mattöje, papà, v’accàtte quatte sòlde de frevógghje de frummagge. = Matteo, bello di papà, va a comprare quattro soldi (20 centesimi) di briciole di formaggio.

Era la frugale cena con un po’ di pane e olive, di tutta la famiglia.

Se un pezzo di pane cadeva per terra, lo si raccoglieva, e lo si baciava prima di mangiarlo, perché il pane era considerato benedetto, “grazia di Dio”.

Ora il pane del giorno prima è considerato troppo vecchio, e si compra il formaggio a confezioni-famiglia.

Si butta il resto entro tre giorni, dopo aver tagliato magari una sola porzione, perché si è stufi della stessa pietanza.

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Frèvele

Frèvele s.f. = Fèrula, finocchiaccio selvatico

La frèvele  (Ferula communis Ferula brevifolia) in dialetto era chiamata anche crošche, con termine più antico. 
È una pianta annuale delle ombrellifere, il cui fusto, essiccato e leggero, era usato un tempo dagli insegnanti come bacchetta per punire gli scolari vivaci o disattenti.
In verità una bacchettata con questa frèvele non faceva molto male, perché era leggera e anche perché veniva calata,  dal maestro spazientito sulla testa dell’allievo discolo, senza troppa forza.

Fino a metà del secolo scorso era usata anche per costruire degli sgabelli rustici chiamati ferrìzze (←clicca)


(foto courtesy di Antonio Angelillis)

Nomi regionali [da Wikipedia]
Calabria Fiàddrura
Sicilia Ferla
Puglia Coskja, frevola, ferv
Sardegna Ferrulu, Ferula cabaddina, Feurra, Faurra, Cagna fenu, Erula, Feurredda

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