Schjenéle

Schjenéle s.m. = Schienale

Gli schienali qui descritti sono sottoprodotti della macellazione degli animali, come la trippa, i rognoni, ecc.

Le nostre nonne usavano questi nervi lunghi, staccati della spina dorsale (generalmente dai vitelli), tagliati a tocchetti e cotti, bianchi, callosi, una leccornia delle nostre tradizioni ormai dimenticata.

Grazie al dott. Enzo Renato per avermi suggerito questa voce.

Forse perché a casa mia non piacevano, non ricordo mai di averne mangiati, né di averli mai sentito nominare. Bisognerebbe saperne di più interpellando qualche macellaio di una certa età.

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Schemmöve

Schemmöve v.t.= Spostare, rimuovere qlco.

Usato per lo più in modo figurativo, specie nel senso di muovere a compassione.

Enótele ca chjànge: a mmè nen me fé schemmöve pe njinde per njinde! = È inutile che piangi: non mi commuovi assolutamente.

Esiste la forma riflessiva :Schemmuìrece = Turbarsi, impressionarsi, intimorirsi, muoversi, spostarsi.

Ce so’ presendéte tre bandüte p’i pestöle pundéte, ma Mecöle nen c’jì schemmusse tande= Si sono presentati tre banditi con le pistole puntate, ma Michele non si è impressionato più di tanto.

Jüje lu chjéme e códde nen ce schemmöve da llà = Io lo chiamo e quello non si muove da lì.

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Schéle schéle

Schéle schéle avv. = Lungo le scale.

Mené schéle-schéle = Lanciare qlcu o qlco lungo la gradinata.

Cadì schéle-schéle = Cadere per le scale.

Tagghjé i capìlle schéle-schéle = Tagliare i capelli maldestramente (come zanne-zanne).
Il risultato disastroso di un lavorante barbiere alle prime armi.

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Scetté

Scetté v.t. = Vomitare, gettare

1) Espulsione totale o parziale del contenuto gastrico dalla bocca, per contrazione dei muscoli dell’addome e per antiperistalsi della parete gastrica. Preceduto da sensazione di nausea (scusare se sono stato troppo scientifico).

Fjirme ‘sta màchene, ca me töne a scetté! = Ferma questa auto, che mi viene da vomitare.

2) Buttare via qlco in quanto rotto, inservibile, vecchio e sim.

Ch’a da fé pe tutte ‘sti cöse vjicchje, scjittele! = Che devi fare con tutte queste cose vecchie, buttale!

Scetté, come suono, è simile al francese jéter.

La parlata moderna preferisce dire jetté e vumeché o, peggio, vumeté. (Vedi jetté lu sanghe).

Per renderlo trisillabo come l’italiano get-ta-re, qlcu pronuncia jet-té-je

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Sciuscé

Sciuscé v.i. = Soffiare

Soffiare nel senso specifico di soffiare sul fuoco per attizzarlo, o soffiare dal naso per liberarlo dal muco.

Si usa anche una forma riflessiva sciusciàrece = soffiarsi, ventilarsi, arieggiarsi

Scióscete ‘u nèse, nen surchjànne = Soffiati il naso, non tirar su.

Fé càvete, scióscete p’u vendàglje = Fa caldo, arieggiati col ventaglio.

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Sciasciòsce

Sciaciòsce s.f. = Prozia

Indica la sorella del nonno o della nonna che, nelle famiglie patriarcali di una volta, rimasta zitella o vedova senza figli, veniva accolta in casa di un/una nipote.

Quindi era una zia per i genitori e una prozia per i figli.

La brava donna non voleva sembrare un sovrappeso e perciò si rendeva utile all’andamento della casa, prestandosi a stirare o a badare alla cucina o ai nipotini.

Quasi sempre era una figura positiva. Dolce e simpatica, prudente e riservata, poche parole e molti fatti. Soprattutto non interferiva mai nei fatti dei coniugi che la ospitavano.

Non esiste il termine corrispondente al maschile.

Con questa parola c’era un gioco di parole, quasi uno scioglilingua che diceva così:
Sciasciò, ‘a scìtte o ‘a scètte ‘a sciòtte?
Tradotto in parole comprensibili significa: Cara zia, la butti tu o la svuoto io l’acqua di cottura della pasta?

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Tatócce

Tatócce s.m. = fratello maggiore

Il fratellone, in assenza del papà (perché imbarcato sui mercantili, o emigrato) ne fa le veci e si assume le responsabilità di capo famiglia

Ritengo che tatócce significhi “piccolo tatà“, versione arcaica di papà: sarebbe come dire papino, o alla maniera dei Toscani, babbino.

Scherzosamente si usava dire anche rivolgendosi ad amici più giovani, assumendo aria di uomo vissuto ed esperto: Sjinte a tatócce, ssà lu jì, ne lu dànne avedènze = ascolta tuo fratello maggiore, lascialo perdere, non gli dare retta!

Il prof. Ciliberti dice testualmente:
«“Tatucce”: dal greco “tatà” (padre), sta per “fratello maggiore” che ha, ad ogni modo, responsabilità di padre sui fratelli minori. E’ riferito pure a uno “zio” più importante, per antonomasia.»

Tatócce era il fratello maggiore del padre e della madre. Noi bimbi intendevamo così anche lo zio, perché ripetevamo quello che dicevano i nostri genitori.
Tatócce Mattöje jì turnéte da preggiunjire! = Matteo (mio fratello grande) è ritornato dalla prigionia!
Una frase che mi è rimasta impressa perché era quello, tatócce, era mio zio!

Al femminile la sorella maggiore della propria madre era detta  sciuscèlle, ma il termine andò presto in disuso, e solo pochi anziani sanno ben definirlo, spesso confondendolo con (clicca→) sciasciosce.

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Sciösce

Sciösce agg = Sciatta

Persona trascurata, sozza sia negli abiti e sia nella persona. Generalmente si indicano persone di sesso femminile.

Potrebbe derivare de scescéte= scarmigliato, arruffato, scapigliato, con i capelli scomposti dal vento o non pettinati per pigrizia…..

Teoricamente si potrebbe scrivere anche Šöše, con i segni speciali dell’alfabeto, ma non me la sono sentita…..

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Scescéte

Scescéte agg.= Arruffato, scompigliato.

Simile a (clicca→) sceddjéte

Aggettivo riferito a capigliatura scarmigliata, oltremodo in disordine, per trasandatezza, o per la forte ventilazione, o per altra causa.

Tènghe ‘i capìlle scescéte = Ho i capelli spettinati
Luciüje, ch’jì succjisse? Stè tutta scescéte =  Lucia, che È successo? Sei tutta scarmigliata, arruffata.

Anche i vestiti raffazzonati, stropicciati diconsi scescéte.
Credo che derivi da questo aggettivo il sostantivo (clicca→) sciösce

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Scescelècchje

Scescelècchje s.f. = Sonagli, bubboli

Sferette metalliche cave, con fessura, contenenti una pallina di ferro.

Quando vengono agitati, i bubboli producono un suono tintinnante.

Si adoperano, singolarmente o in serie, per adornare collarini di gatti, finimenti per cavalli, o anche certi costumi carnevaleschi.

Mi risulta che scescelècchje, data la sua assonanza con muscelècchje, si possa usare anche per indicare una ragazza che si è ridotta pelle e ossa o per una dieta troppo severa, o per amore, o purtroppo per una malattia.

Madònne, ‘sta uagnöne, c’jì fatte ‘na scescelècchie! = Madonna, questa ragazza si è svuotata come un sonaglino.

Il termine scescelècchje viene usato. anche al maschile scescelìcchje in senso figurato per indicare oggetti di scarso valore, chincaglieria, cianfrusaglia.

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