Sagrestüje

Sagrestüje s.f. = Sacrestia (o sagrestia)

Locale della chiesa in cui i sacerdoti si preparano per le funzioni e dove si conservano gli arredi sacri.

Una volta era adoperata anche per celebrare matrimoni, diciamo non solenni, quanto la sposa era già incinta e ritenuta non degna di indossare l’abito bianco.

Comunque, dato che il matrimonio ha la dignità di un Sacramento, il Concilio Vaticano II ha tolto questa discriminazione. Tutti i matrimoni religiosi si celebrano ora nella Chiesa, a prescindere dall’eventuale gravidanza della sposa.

Purtroppo queste celebrazioni a volte non hanno nulla di religioso. La chiesa diventa una passerella per sfoggiare eleganza e sfarzo. Difatti il chiasso che si sente durante tutta la cerimonia evidenzia la totale mancanza di partecipazione dell’assemblea alla sacra liturgia.

Accettabile anche sagrestüne.

La persona incaricata della custodia e della pulizia di una chiesa, è detto sagresténe = sagrestano

Filed under: STagged with:

Saccuréle

Saccuréle agg. = Che riguarda il sacco.

Questo aggettivo riguarda specificamento un grosso ago (l’éche saccuréle), usato per riparare i sacchi di tela grossa o di iuta.

È usato altresì dalle impuntatrici di coperte imbottite.

Deriva dal greco sakkos + rafis. 

Filed under: STagged with:

Saccucciüne

Saccucciüne s.m. = Taschino

Piccola tasca finta applicata come guarnizione sulla giacca da donna.

Nelle giacche da uomo può essere anche una tasca vera e propria, e in questo caso serve per riporvi piccoli oggetti (occhiali, penne), o per farvi spuntare l’angolo di un fazzolettino di seta opportunamente ripiegato.

Questo vezzo, ormai demodé, donava al giovanotto che indossava la giacca col fazzolettino affiorante, una nota di fine eleganza.

Ho avuto la sventura di sentire, da quelli che parlano il finto dialetto, il termine ‘u tascüne: è un’orribile imitazione dell’italiano.

Non mi garba, io preferisco il termine più antico perché è vero dialetto. Se parli l’italiano usa il termine italiano, ma se parli manfredoniano usa il termine giusto!

Filed under: STagged with:

Saccöne

Saccöne s.m. = Pagliericcio

Grosso sacco riempito di paglia, foglie secche ecc. usato come materasso; per estens. letto povero, disagevole

Il “saccone”, di solito riempito di foglie di mais, sosteneva il materasso “ ‘u matarazze” vero e proprio, imbottito di fieno o di lana.

Il saccone dopo aver sostenuto per tutta la notte il dormiente, al mattino appariva disfatto, “scuscenéte”.

Per allargare le foglie ammassatesi, le brave mamme infilavano nelle sue apposite tasche una forcella (piccola forca di legno a due soli denti) e smanettavano alacremente….

Immaginate la polvere che si respirava durante questa operazione quotidiana!

Filed under: STagged with:

Sàcche-e-zöche

Sàcche-e-zöche sopr. = Sacco e corda

Questo nomignolo molto simpatico venne attribuito, nell’ambiente marinaresco, ad un tizio per niente ricercato nel vestire, diciamo proprio sciatto.

Insomma il soggetto indossava degli abiti raffazzonati e rozzi come le tele dei sacchi usati per contenere il frumento. Era lui stesso goffo e impacciato.

Uì, mo ce ne vöne sacche-e-zöche = Ecco, ora sta per arrivare “l’elegantone”

L’eleganza di un sacco di patate legato con una funicella!

Filed under: Soprannomi

Sacche

Sacche s.m., s.f. = Tasca, sacco

1 Sacches.f– Sorta di sacchetto cucito all’interno di un vestito per riporvi piccoli oggetti che si vogliono portare con sé o applicato all’esterno e usato come guarnizione e rifinitura.

‘U cavezöne senza sacche nen serve a njinde = Il pantalone senza tasche non serve a nulla.

2 Sacche s.m. – Recipiente di juta, di carta o plastica, gener. lungo e stretto e aperto in alto, usato per contenere materiali minuti di varia natura (grano, farina, cemento, zucchero, ecc.)

Filed under: STagged with: ,

Sacce!

 

 

Sacce! inter. = Non so, chessò, boh!

È un’interiezione che esprime indecisione, incertezza.

Quando proprio non si sa rispondere ad una qualsiasi domanda, il minimo che che possa dire è sacce, o la sua variante ‘nzacce.   Il verbo deriva dal latino sapio.

Qualche esempio:

Sàcce cche signìfeche ‘stu fatte! = Non so che cosa significa questo atteggiamento strano.

Se jéme de ‘stu passe, sacce add’jì ca jéme a fernèsce = Se continuiamo su questo andazzo, chissà dove andremo a finire!

Credo che  voglia sottintendere una frase completa, ma inespressa,  in una  estrema sintesi, come ad esempio:

E cchè ne sacce?. = che ne so io?
Nen sàcce njinde! = Non so nulla!
‘Stu fatte nen lu sacce = Questo fatto non mi è noto.

 

Filed under: STagged with:

Sacca-mariöle

Sacca-mariöle s.f. = Tasca interna.

Tasca interna della giacca da uomo, in cui abitualmente si ripone il portafoglio.

Sovente è dotata di una linguetta ad occhiello per chiuderla con un bottone.

È chiamata così, presumo, perché nascosta, segreta (nascosto come un ladro).

Esisteva, all’interno della giacca, anche una tasca senza orli e bottoni per riporvi il pacchetto delle sigarett

Filed under: STagged with:

Ruzzjille

Ruzzjille s.m. = Cerchio

Striscia metallica o di legno curvata a O, usata un tempo dai bambini come gioco. Lo si spingeva facendolo scorrere sul piano stradale, e lo si accompagnava con un’asticella, anch’essa di metallo.

L’ideale era un vecchio cerchione di bicicletta privo di raggi e copertone.

‘I ruzzjille sono anche le rotelline del monopattino, del passeggino, della borsa della spesa delle nostre nonne, del supporto della cucina a gas per renderla facilmente spostabile, ecc.

Tènghe ‘na balügge p’i ruzzjille = Ho un comodo trolley [alla lettera: ho due valigie con le rotelle (di scorrimento)].

Figuratamente il termine era incluso volgarmente in una frase minacciosa, ponendo a contatto di punta gli indici e i pollici delle due mani aperte e mostrandone i dorsi: t’agghja fé tande ‘u ruzzjille! = Ti devo fare tanto così il cerchio = Ti faccio un culo così! (scusate, io non sono volgare di natura, ma il linguaggio gestuale è questo e va spiegato…)

Filed under: RTagged with:

Ruzzelé alla casére

Ruzzelé alla casére loc.id. = Ritornare a bomba, in argomento, riproporre un progetto bocciato.

Era detto come rimprovero quando qlcu, facendo il finto tonto, ritornava su un’argomentazione, e/o a riformulare richieste che dovevano essere già state sviscerate e concluse da tempo.

E rùzzele alla casére! = E ritorni sempre alla caciaia (formaggiaia, deposito dei formaggi)!. Come per dire: “ma tu sempre qui stai”? Il termine casére è un “prestito linguistico” proveniente dall’Abruzzo.

Il discorso è un traslato e si riferisce ai cani dei pastori abruzzesi, che tassativamente dovevano stare alla larga dal formaggio, perché questo era destinato alla stagionatura e alla vendita.

Ogni volta che si avvicinavano al deposito i poveri cani erano scacciati a pietrate dai pastori! Tuttavia le bestiole, inebriate dall’odore del cacio, irrimediabilmente, dopo un ampio giro in circolo, vi ritornavano sperando di riceverne un pezzo.

Nulla mi vieta di pensare che la locuzione sia proprio di origine abruzzese, visto la simbiosi fra l’Abruzzo e la Puglia, dovuta alla secolare transumanza (pastorizia trasmigrante) fra queste due Regioni che apportò scambi linguistici, culturali, gastronomici, ecc.

Filed under: RTagged with: