Prescéte

Prescéte agg. = Contento, allegro, lieto, gaio, soddisfatto

Vüte a jìsse, sté tutte prescéte ca c’jì fedanzéte! = Guardalo, è tutto contento ché si è fidanzato!

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Presciàrece

Presciàrece v.i. = Gioire intensamente, godere, rallegrarsi  intimamente.

Provare soddisfazione per la propria abilità, per un colpo di fortuna, godere del proprio ruolo.

Quanne vènge ce la prösce, quànne pèrde vé chjangènne = Quando vince (al gioco del lotto, delle carte, del foot-ball, ecc.) se la gode, quando perde va piangendo.

Presciaracìlle = Godersela, gustarsela.

Deriva dal latino pretiare, ammirarsi, compiacersi, pregiarsi, apprezzarsi.

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Premmanènde

Premmanènde s.f. = Permanente

Parola che appartiene (spero) solo all’universo femminile.

Ondulazione artificiale dei capelli, realizzata con trattamenti chimici o termici. Dicesi permanente perché il trattamento porta a risultati duraturi. La crescita successiva dei capelli lisci spostava l’arricciatura verso il bordo inferiore, fintantoché si decideva di ricorrere nuovamente all’opera della parrucchiera.

Una volta era diffusa tra le donne che la facevano due volte all’anno per non strapazzare troppo la capigliatura.

Ora credo che non si usi più, basta una “messa in piega” settimanale, e qualche mèche ogni tanto.

I capelli così non vengono sottoposti a stress come per la permanente.

Dopo gli anni ’60, siccome ci eravamo tutti acculturati, grazie all’avvento della televisione, si diceva permanènde, simil-italiano, trascurando il fenomeno di metatesi linguistico dello spostamento della consonante (come frummàgge, frabbecatöre, fremmé, per formaggio, fabbricatore, firmare).

Andate al punto 5 di Ortografia e fonologia, nella barra iniziale di questo sito o cliccate sul link.

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Preggessiöne

Preggessiöne s.f. = Processione

Rito in cui sacerdoti e fedeli, disposti in fila, pregando e intonando inni, accompagnano, lungo un determinato percorso, immagini sacre, reliquie ecc.

A preggessiöne nen ce vöte quanne jèsse, ma quànne ce arretïre = La processione non va guardata quanto esce, ma quando rientra.

E’ un detto che ridimensiona gli entusiasmi: si valuterà il successo al termine dell’opera.

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Pruffedjüse

Pruffedjüse s.m. = Contestatore, litigioso, biasimatore, cavilloso.

Puntiglioso, testardo, cocciuto, che mostra ostinazione, caparbietà per partito preso. Anche litigioso, perché presume che solo le sue idee siano quelle valide.

Persona incontentabile, che trova sempre difetti nelle azioni e nei ragionamenti altrui. Non è costruttivo.

Insomma è meglio stare  alla larga da costui.

Deriva dal verbo pruffedjé = ostinarsi nelle proprie idee, e anche dal sostantivo pruffìdje = cocciutaggine, ostinazione, puntiglio, caparbietà.

Nulla a che vedere con il termine italiano “perfidia” con cui ha solo un’assonanza, dal significato  = malignità, malvagità, cattivera.

Vattì, ‘stu pruffedjüse, te pigghje pe chépe e mjine muzzeche, te pigghje pe cöte e mjine càvece…= Vattene via, questo contestatore: ti prendo per la testa e dà i morsi, ti prendo per la coda e sferri calci…

Al femminile fa pruffedjöse.

Sinonimi:
zellüse (f. zellöse) = cavilloso/a
mbettüse (f.mbettöse) = presuntuoso, sprezzante.
punjüse (f. punjöse)= ostinato/a, irremovibile.

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Precöche

Precöche s.f. = Pesca a pasta gialla

Il termine “Percoca” sta entrando nel lessico italiano.
Si tratta di una varietà molto particolare, con polpa gialla e dura,  del frutto commestibile prodotto dal pesco, detto In latino persica praecocua forse nel significato di precoce.

Alcune varietà hanno il nocciolo aderente alla polpa (percoche duracine); altre no (percoche spaccàgnole).

I nostri nonni anticipando o emulando inconsapevolmente la sangrìa spagnola, usavano far macerare al fresco pezzi di precöche nel vino rosso per esaltare il sapore e il profumo di entrambi i componenti del connubio solido-liquido, solido, cibo e bevanda.

Se pronunciato al maschile ‘u precùche significa parolaccia, improperio, turpiloquio.

Ovviamente non ha nulla a che vedere con il deliziosissimo frutto del Prunus persica.

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Preciöse

Preciöse s.f. = Precesa

Fascia di terreno agricolo, generalmete arata prima dell’accensione delle stoppie.
È una misura precauzionale per evitare il propagarsi di incendi.

Esiste una normativa nazionale e regionale sulla larghezza della precesa, sull’epoca dell’accenzione delle stoppie, e delle misure precauzionali da mettere in atto.

Forse deriva dall’italiano pre-accesa. Un altro metodo, oltre che con l’aratura, è quello di incendiare sotto stretto controllo, solo una fascia di stoppia. Quando si incendiano tutte le stoppie c’è terra bruciata e l’incendio è circoscritto e controllato e non può propagarsi..

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Pötuaciüle

Pötuaciüle s.m. = Porta bacinella, porta catino

Il termine è l’abbreviazione di ‘u pöte d’ ‘u uaciüle = il piede del bacile.

Etimo:

Piede: Oggetto o parte di qlco. che abbia funzione di sostegno o che somigli a un piede SIN base, gamba: i p. di un mobile; in senso fig., parte inferiore di qlco.;

Bacile = recipiente per liquidi, largo, poco profondo, di uso domestico o liturgico SIN catino, bacinella (dal vocabolario Devoto-Oli)

Quindi pötuaciüle (ammessa anche la grafia pöte-uaciüle) è quel supporto metallico che nella parte superiore (80 cm. da terra) sostiene il catino, e in quella inferiore regge una brocca.

Alcuni erano dotati anche di un sostegno per la saponetta e di braccetto per appendere gli asciugamani. Altri addirittura di uno specchio.

Il tutto, piede, brocca e bacinella era adoperato come lavatoio per le mani e per il viso. Il catino, rimovibile, si spostava a terra per le abluzioni ai piedi, e ad altra altezza per le altre parti del corpo che di volevano lavare.

I porta bacinella erano costruiti dai nostri bravi artigiani locali. Ogni fabbro lo modellava a modo suo, ma tutti i manufatti avevano misure standard per la circonferenza del catino.

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Pöte-vrascjire

Pöte-vrascjire s.m. = Base del braciere.

Supporto rotondo in legno o metallico per sostenere per il braciere di rame, generalmente con il fondo bombato, per renderlo stabile e sollevato dal pavimento. Ottimo poggiapiedi e prudente distanziatore dal calore della carbonella accesa.

Etimo:
Pöte = piede, sostegno, supporto;
Vrascjire = Braciere, vaso di terracotta, rame o altro metallo che un tempo, durante la stagione invernale, si riempiva di brace accesa per riscaldare un ambiente.

È corretta anche la pronuncia rapida ‘u pötuvrascjire, che sarebbe la contrazione di lu pöte-de lu-vrascjire = il piede del braciere.

(foto di Chiara Carpano)

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Pöt’èsse ca

Pöt’èsse ca loc.avv. = Può essere che, forse che

Costruito inspiegabilente sull’inglese maybe o anche may be= può essere, forse.

Meh, ha da venì stasöre? Pt’èsse ca sì! = Allora, devi venire stasera? Forse sì!

Può essere usato nel significato letterale di: può essere, è probabile, è fattibile, è accettabile, è attendibile, ecc.. (o il contrario, anteponendo la negazione nen = non).

Nen pöt’èsse (anche nen pöte jèsseca Mecöle làsse ‘i segarètte. Códde töne ‘u vìzzje arrarechéte = Non è credibile che Michele smetta di fumare. Costui ha il vizio (del fumo) così inveterato.

Manifestazione di  incredulità ad un racconto esagerato. Come per negare Puo mai essere?

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