Nfurnéte

Nfurnéte s.f. = Infornata

dal Vocabolario italiano di Sabatini-Coletti: “Infornata = Introduzione nel forno di cottura di materiali o impasti alimentari: l’i. delle ceramiche, del pane; la quantità introdotta.”

Noi intendiamo solo la quantità di materiale introdotta nel forno. La capienza potenziale del forno.

I panifici facevano almeno due infornate nella giornata: ‘a prüma ‘mfurnéte = la prima infornata, diciamo verso le 5 di mattina, per cuocere il pane destinato alla vendita. ‘A seconda ‘nfurnéte, verso le 11, per cuocere il pane preparato dalle famiglie, dietro modesto compenso (‘a nfurnatüre).

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Nfurnéta chjöne

Nfurnéta chjöne loc.id. = Pienone

È un simpatico modo figurato di descrivere un affollamento all’interno di un luogo chiuso o recintato, come un cinema, una chiesa, un’abitazione, un campo sportivo, uno stabilimento balneare.

L’origine è chiara. Quando una volta si panificava in casa, si ricorreva ai forni pubblici, dove con un modesto compenso (‘a nfurnatüre) si otteneva, in una collettiva infornata, la cottura del pane.

Ovviamente c’erano giornate che il grande forno lavorava con poche pagnotte e delle giornate che si riempiva del tutto. Ecco, questa era l’infornata piena.

Se capitava che il cinema era pieno, addirittura conteneva persone che assistevano alla proiezione stando in piedi, ecco quella era ‘a ‘nfurnéta chjöne, l’infornata piena.

In ogni caso ‘a nfurnéta chjöne designa un successo. Non solo nel mondo dello spettacolo o ecclesiastico, o sportivo, ma anche nell’ambito familiare.

Come quando i genitori premurosi vedono la loro mensa attorniata da figli, generi, nuore e nipotini, specie nelle grandi ricorrenze, e godono nel vedere la loro casa nel caos: ci sarà tempo di sistemarla…

Nota linguistica. Le persone più anziane pronunciano ‘mburnéte/’mburnatüre, perché, come ho spiegato al punto 6.7 del capitolo Ortografia e Fonologia (clicca in alto, accanto a “Gli autori”) le consonanti “nf” diventano “mb” (es: Mambredònje, cumbìtte, ‘mbàcce

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Nfurnatüre

Nfurnatüre s.f. = Costo della cottura.

In italiano non esiste un termine simile a “infornatura”.

Da noi designa la tariffa pagata ai forni pubblici per ottenere la cottura di pane o di taralli o di rjanéte.

Le cucine domestiche una volta non evevano il forno per cuocere torte, timballi o biscotti e si ricorreva ai forni aperti al pubblico, specie per il pane. Il compenso era piuttosto modesto.

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Nnèstre

‘Nnèstre s.f. = vaccinazione antivaiolosa

Usata generalmente al plurale, ‘i nnèstre alla lettera significa gli innesti.

In effetti si tratta di innestare, di inoculare nell’organismo umano la linfa di pustole del vaiolo bovino per la profilassi del vaiolo. Ricorderete che fu l’inglese Edward Jenner agli inizi dell’800 a divulgare questa pratica.

Successivamente furono perfezionati e somministrati dei vaccini per conferire a una persona o a un animale uno stato di immunità attiva nei confronti di determinati microrganismi o virus.

‘Nnèstre vengono chiamate anche quelle incisioni cicatrizzate sul braccio delle persone sottoposte al trattamento. Fortunatamente questi inestetismi non si vedono nelle generazioni attuali, perché le tecniche sono mutate, e basta una puntura per inoculare il vaccino, senza eseguire alcuna incisione col bisturi “infetto” allo scopo di creare anticorpi e immunità.

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Nèspele

Nèspele s.f. = Nespola

In dialetto si specifica la provenienza dal Giappone = Nèspele a Ciappöne.
Qualcuno pronuncia nèspre. Tollerabile.

La Nespola ha forma ovoidale, buccia sottile e liscia di colore arancio, polpa giallognola, acquosa e aspra, grossi semi scuri.

Matura a primavera ed è un frutto di breve durata.

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Nése

Nése s.m. = Naso

Organo dell’olfatto che si trova sul viso ed anche sul muso di qualche animale, con due narici alla sua base. Protegge l’organo dell’olfatto ed è l’elemento esterno delle vie respiratorie

Pigghjé söpa nése = Prendere sopra naso. Avere qlcn in antipatia, puntarlo, tenerlo sulla corda.

Nen tenì nése = Non aver naso. Non avvertire imbarazzo. Non vergognarsi di nulla, non accorgersi di sbagliare atteggiamento.

Attandàrece ‘u nése = Decidersi di comportarsi in maniera consona. Per esempio ricambiare una cortesia, ricompensare con un regalo qualcuno che ci ha favorito, presentarsi con un dono a casa di chi ci ha invitato,

Jì ‘mbacce ‘u nése = Svicolare da una situazione poco chiara, ordita da qualcuno, o fare una furbata a suo danno, o imbastire una contromossa,  scansare un probabile raggiro, ecc.

Sté vocche e nése = Stare vicino, sia in senso reale (vicini di casa, di banco, di ombrellone…) sia in senso figurato (vicini come idee, intenti, carattere, gusti…)
Il riferimento è ovvio riguarda la poca distanza che separa la bocca dal naso (spesso occupata da baffi maschili o anche  ALT!)

Fé ‘mbacce ‘u nése = Eufemismo usato al posto di un improperio per invitare qualcuno tedioso o insistente ad allontanarsi immediatamente.  Si dice: Va lu fé ‘mbàcce ‘u nése!.
Personalmente, io preferisco un sonoro vàffa

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Nescjüne

Nescjüne pron. = Nessuno

Nemmeno uno, tutti assenti.

Ammìzze ‘a chjàzze nen ce stöve nesciüne. = Per Corso Manfredi non c’era nessuno (evidentemente diluviava!).

Sò arrevéte ‘i cumbàgne tüve? – Manghe jüne = Sono giunti gli amici tuoi? – Memmeno uno.

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Nènne

Nènne s.f. = Pupilla

Apertura circolare posta al centro dell’iride, attraverso la quale passano i raggi luminosi che colpiscono la retina.
(mmagine reperita in rete).

Pleonasticamente in dialetto qlcu dice ‘a nènne de l’ùcchje = la pupilla dell’occhio.

Ignorantemente qlcu con questo sostantivo intende anche l’iride, al centro del quale c’è la pupilla.

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Nen-tenì-vöce-ncapìtele/

Nen tenì vöce ‘ncapìtele loc.id. = Futile, ininfluente, di poco conto.

Il Capitolo della locuzione è il Consesso Capitolare dei Canonaci della Cattedrale; solo ad alcuni di essi era riservato il diritto di voto e di intervento in una discussione.

Quindi ‘aver voce in capitolo’ significa essere autorevole, concorrere alle più importanti decisioni

La locuzione sta a significare che colui a cui è rivolta l’espressione non ha nè l’autorità, nè la capacità di esprimere pareri o farli valere, non contando nulla.

Insomma è uno che deve tacere, che non può esprimere pareri,

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Nen tenì nesciüne amöre

Nen tenì nesciüne amöre loc.id. = Essere insipido, non aver alcun aroma o profumo deciso, riferito a ortaggi, pesci, minestre, ecc.

Quelli più esigenti, calcando la mano, evidenziano che la pietanza nen töne nesciüne amöre, nè sapöre. = Non ha alcun aroma, né sapore.

In questo caso amöre (omofono con amöre = amore, nel senso di sentimento) con il significato di gusto, deriva dall’aggettivo amurèvle = gustoso

Stu cazze de cetrüle nen töne nescjüne amöre = Quest’accidenti di cetriolo non ha alcun sapore.

‘Stu melöne assemègghje a ‘na checòzze: nescjüne amöre = Quest’anguria somiglia ad una zucca: non ha alcun sapore.

Presumo che sia stata fatta un po’ di confusione con i termini italiani. “Odore+aroma = amöre

Con lo stesso significato si può dire sciapüte= scipito, insapore, o nen dé nè de mè e nè de tè =Non sa né di me e né di te.

Come se i due interlocutori fossero essi stessi, all’assaggio, fatti di sapore diverso, uno dolce e l’altro salato.

Il contrario, ossia ricco di sapore, è amurèvele, o più semplicemente, saprüte = saporito, squisito.

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