Ndumméte

Ndumméte agg. = Impietrito

Sbigottito, profondamente turbato, sconcertato, sbalordito.

Restare di sasso (ora i ragazzotti dicono “rimanere basito”, da basola stradale, dura e pesante).

Insomma una cosa non va giù, perché si considera una traversia immeritata o perché inattesa.

Pàteme m’ho fatte ‘nu cazziatöne ca m’ho fatte rumanì ‘ndumméte = Babbo mi ha fatto un aspro rimprovero che mi ha fatto rimanere sbigottito.

L’aggettivo ‘ndumméte, quando non descrive uno stato emotivo, si riferisce ad un banale malessere passeggero: quello causato da un boccone forse perché troppo grosso o inghiottito in fretta, o non masticato abbastanza, o troppo asciutto, che non va giù se non dopo un’abbondante bevuta di acqua.

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Ndummé

Ndummé v.t. = Sbigottire.

Colpire nell’intimo, turbare, impietrire, far rimanere di sasso, lasciare senza parole, indispettire.

Quanne m’arrespònne acchessì me fé ‘ndummé = Quando ribadisce così mi colpisce intimamente.

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Ndumaché

Ndumaché v.t. = Causare un malessere fisico o emotivo.

Nel primo caso il verbo descrive un banale malessere passeggero: quello causato da un boccone forse perché troppo grosso o inghiottito in fretta, o non masticato abbastanza, o troppo asciutto, che non va giù se non dopo un’abbondante bevuta di acqua.

Nel secondo caso invece uno stato di sbigottimento, come i sinonimi ndummé e attassé

Vedere anche l’aggettivo ‘ndumméte

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Nduletté

Nduletté v.t. = Agghindare

Deriva da tolètte. Quindi significa agghindare, vestire qlcu in maniera ricercata, elegante.

Nella forma riflessiva ndulettàrece= agghindarsi, corrisponde alla locuzione fé tolètte.

Uhé Giuà, à fàtte tolètte stasöre! Assemìgghje a ‘nu gagarjille = Ehi, Giovanni, ti sei messo in ghingheri stasera! Sembri un damerino.

Quando qlcn indossava l’abito della domenica (giacca e camicia bianca e cravatta obbligatori) veniva notato immediatamente, sia dagli amici, sia dalle donzelle. In effetti l’abito di tutti i giorni indossato dopo aver smesso quello da lavoro era molto più modesto.

Ora i ragazzi vanno vestiti sempre uguali: jeans e maglietta, o felpa, o giubbotto nero., di festa e nei giorni feriali.

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Ndufé

Ndufé v.t. = Ammassare, costipare

Deriva da tüfe = tufo, come se si dicesse “intufato” [ovviamente non contemplato da nessun vocabolario della lingua italiana], nel senso diventare duro e compatto come il tufo.

Ndufé: compattare un terreno; schiacciare terriccio o pietre, ma specialmente la tufina (= frasciüne, polvere di tufo) in modo che diventi una massa dura e uniformemente pressata. Insomma il famoso Macadam ottenuto con il rullo compressore (Wikipedia: Il Macadam è un tipo di pavimentazione stradale costituita da pietrisco e materiale collante compresso).

Nella forma riflessiva ‘ndufàrece significa: diventare stitico. Infatti colui che mangia e non si libera adeguatamente, si sente l’intestino gonfio come se si fossero ammassati tutti i detriti che non trovano una via d’uscita.

Si usa ‘ndufé e ‘ndufàrece anche nel senso di impietrire e rimanere di sasso, rumanì ndumméte, ndummàrece.

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Ndruvelé

Ndruvelé v.t. = Intorbidare o intorbidire

Rendere torbido un liquido.

Ndruvelé l’acque = Intorbidare le acque, anche in senso figurato per signifare: causare confusione, insinuare dubbi.

Sté ndruveléte o anche sté tróvele = È inquieto, imbronciato, irrequieto. Come per dire non è sereno e tranquillo.

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Ndurce

Ndurce s.m. = Troccoli e troccolaturo

Pasta di semola fatta casa, tipica della Capitanata, simile a grossi spaghetti o agli “spaghetti alla chitarra” abruzzesi, ottenuti con altro strumento..
Si usa semola di grano duro. Talvolta all’impasto si aggiunge un uovo per dare maggiore resistenza alla cottura. Si hanno così i ‘ndùrce pe’ ll’öve, i troccoli con le uova.

I troccoli casarecci si confezionano distendendo una sfoglia con un mattarello  di legno o di bronzo,  scannellato radialmente   Si ottengono degli spaghetti piuttosto grossi.  Questo arnese da cucina viene designato al singolare,u ‘ndùrce. Altrove viene detto troccolaturomentre la pasta ottenuta va nominata sempre al plurale, i ‘ndùrce.

Si trovano anche già confezionati nei negozi di pasta fresca con il nome di “bigoli” e sono ottenuti a macchina, per estrusione della massa pastosa attraverso apposite filiere.

Si preparano con il sugo delle seppie ripiene (tipico piatto manfredoniano) o spezzettati, con fagioli e cotiche.

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Ndùrce pe ll’öve

Ndùrce pe ll’öve s.m. sopr. = Pasta all’uovo

1) Pasta alimentare tipica pugliese. Cliccate su ndurce.

2) ‘Ndurce pe l’öve era soprannominato un tipico personaggio manfredoniano, che accoglieva i viaggiatori alla stazione città, offrendo loro, con voce querula, la possibilità di alloggiare all’ “Albergo Italia” di Vituccio, chiuso negli anni ’70, situato all’inizio del Corso Manfredi.
Era anche disponibile a portare a mano i loro bagagli: “Albergo, signori volete l’albergo?, Qui c’è l’albergo.!”
Probabilmente declamava anche le portate della cucina locale. Ecco perché, presumo, gli è rimasto affibbiato quel nomignolo.

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Ndruppeché

 ‘Ndruppechév.i.= Incespicare

Inciampare, incespicare mentre si cammina spediti, urtando un’asperità del terreno.

A volte si cade, a volte si resta indolenziti alla punta del piede per la involontaria pedata  all’ostacolo non visto.

Fisicamente: ostacolo non ben visibile sul proprio percorso, sia per i pedoni, che vi inciampano, sia per i ciclisti, che rischiano una caduta.

sin. Pigghjé ‘na sponda-pöte = Prendere uno spuntone (asperità che spunta del terreno) con il piede (con la scarpa) mentre si cammina, col rischio di caduta.

Figuratamente: incontrare intralcio, intoppo, difficoltà.

Probabile derivazione dallo spagnolo tropezòn = inciampare o dal francese antico  entop = inciampare, urtare (notizie attinte dal web)

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Ndrùppeche

Ndrùppeche s.m. = intoppo, ostacolo, impedimento

È accettata anche la versione “breve” ndùppe. al posto dl più diffuso ndrùppeche.

Contrarietà che frappone ad un progetto, complicazione.

Se nen ce stànne ndùppe, ce vedüme stasöre = Se non sorgono complicazioni, dovremmo vederci questa sera.

Stöve venènne drìtte qua. Agghje avüte ‘nu ‘ndrùppeche e àgghje fatte tarde. = Stavo venendo diritto qui. Ho avuto un intralcio e ho fatto tardi.

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