Mìgghje

Mìgghje s.m. = Miglio

Unità di misura di lunghezza in uso fino all’introduzione del sistema metrico decimale, avvenuto con l’unità d’Italia nel 1861.

Ora viene usato solo in marineria o in aviazione per definire le distanze.

Per una forte assonanza, al posto di “veglia”, viene usato erroneamente nella locuzione tra mìgghje e sùnne = fra veglia e sonno, nel dormiveglia. Anche perché non esiste in dialetto il corrispondente originale di “veglia”. Più verso gli anni ’50 si coniò “vegliöne” sull’onda delle manifestazioni carnevalesche. Ma è un termine importato dall’italiano.

Aspetto eventuali precisazioni per migliorare la trattazione di questo termine.

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Mìcule

Mìcule s.f. = Lenticchia

Lenticchia (Lens culinaris); è una leguminosa nota sin dall’antichità, e appartiene alla famiglia delle Fabacee.

Sulla scorta del latino lenticula, significa piccola lente.

È una dicotiledone annuale. I frutti sono dei baccelli che contengono due semi rotondi appiattiti, commestibili, ricchi di proteine.

Rinomate quelle di Castelluccio di Norcia, sui Monti Sibillini, in Umbria.

Parola quasi in disuso, usata solo da persone ultra settantenni. Ora si dice lendìcchje, quasi come l’italiano.

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Mezzéne

Mezzéne s.f. = Triglia

Pesce del Mediterraneo (Mullus surmuletus), di colore rosso, pinne dorsali corte ed è ricercato per la bontà delle sue carni.

Riporto i nomi attribuiti alle varie varie dimensioni delle triglie, in ordine crescente, dalle più piccole alle maggiori:

Justenèlle pl. inv.
Mezzéne pl. inv.
Trègghje pl. inv.
Tregghjelöne, pl. Tregghjelüne

La grandezza dipende ovviamente dall’età dei Mullus surmuletus. Le triglie, di qualunque dimensioni, sono sempre e comunque squisite.

Buon appetito.

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Mezzanüne

Mezzanüne s.m. = Soppalco

Locale ricavato suddividendo orizzontalmente un ambiente di notevole altezza.

Si tratta di un sottotetto, un controsoffitto, generalmente un piano di legno sostenuto da travi, costruito all’interno di una stanza dal soffitto particolarmente alto, in modo da ricavare una superficie da adibire a deposito. Si accedeva da una scala esterna a pioli

Se lo spazio era abbastanza alto, e il soppalco diventava abitabile, e accoglieva un letto per l’ ospite inatteso.

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Mezzanöne

Mezzanöne top. = Borgo Mezzanone

Enclave manfredoniana in territorio di Foggia.

Borgo sorto ad opera dell’Ente Riforma Fondiaria nell’immediato dopoguerra.

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Mezzanèlle

Mezzanèlle top. = Mezzanelle, terreni tra il monte e il piano.

Toponimo indicante il territorio in pendenza da Via Barletta alle pendici del Gargano sotto Pulsano.
Per secoli sono state invase da piante di fichidindia. Usato anche come pascolo. Terreno sassoso e roccioso, che non consentiva altro tipo di coltivazione.

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Mezzafèmene

Mezzafèmene agg. e s.f. = Effeminato

Che ha aspetto o atteggiamenti poco virili; soggetto eccessivamente curato e lezioso. Non è detto che costui sia pederasta o gay.

Può succedere che commessi di biancheria femminile o parrucchieri per signora, a furia di contattare una clientela formata da sole donne, imitino inconsciamente i loro atteggiamenti, il loro modo di parlare e i loro discorsi.

Alla lettera significa “metà donna”: ho sentito dire anche mezza-figghjöle = mezza figliola.

‘U vüte accüme ce vèste? Assemègghje a ‘na mèzza-fegghjöle = Lo vedi come si veste? Sembra un effeminato.

Alcune di queste persone possiedono un notevolissimo senso estetico: altrove diventavano ballerini o stilisti (Schubert, il primo stilista italiano, Nureyev, Armani, Valentino, Versace, ecc.) Da noi erano chiamati ad addobbare, dietro modesto compenso, le vetrine di qlc negozio alla moda, o a sistemare il corredo della sposa in esposizione prima della ‘consegna‘, incombenze che eseguivano con un gusto veramente ammirevole.

Ripeto, non è detto che queste persone siano omosessuali. È l’atteggiamento che li ‘condannava’ nel secolo scorso.

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Mezza-škanéte

Mezza-škanéte s.f. = Mezza-pagnotta

Pesante asse di legno a forma di semicerchio, spesso 10 cm e del diametro di almeno 50 cm.

Usata dai sarti come appoggio per stirare gli angoli difficili di un indumento in lavorazione.

Viene chiamata anche mezza-lüne = mezza-luna dalla sua forma semicircolare.

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Mezza-sègge

Mezza-sègge s.f. = Sediolina

Si tratta di una sedia da adulti con i piedi piuttosto bassi. Era usata per eseguire lavori di sartoria, perché consentiva alle donne di accavallare le gambe per sostenere il tessuto in lavorazione.

Allora le donne di coscia lunga erano rarissime.

Ricordo di aver sentito anche la versione sedjöle = seggiolina

Ricordo mia nonna che nelle sere d’estate poneva un telone sul marciapiedi davanti l’uscio di casa sua. Poi si accomodava sulla mezza-sègge e raccontava bellissime favole a noi marmocchi, nipoti e vicini, seduti sul telone intorno a lei.

(Foto di Bruno Mondelli. Sediolina degli  anni ’30 originale di fattura artigianale, appartenuta ai suoi nonni)

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Mèzza-scolle

Mèzza-scolle s.f. = Fazzoletto da testa.

Era un fazzoletto un po’ più grande di quelli da naso. Le nostre nonne lo piegavano lungo la diagonale e lo annodavano al capo. Serviva principalmente per raccogliere i capelli (rigorosamente lunghi all’epoca) durante il sonno.

Questa specie di bandana raccoglieva i capelli durante le operazioni di impasto del pane o delle orecchiette per evitare cadute accidentali di capelli nella farina.

Talvolta, quando le donne avevano mal di testa, invece di ricorrere ai farmaci (‘a cibbaggiüne = Cibalgina), non sempre reperibile, si annodavano la mèzza-scolle un po’ stretta intorno alla testa. Forse funzionava meglio dell’Aulin o dell’Oki.

Alla lettera mèzza-scolle, significa mezza cravatta. Forse perché il fazzoletto veniva ripiegato in questo caso fino a formare una benda, lunga la metà di una cravatta, per stringere la fronte.

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