Mezza-parendöle

Mezza-parendöle s.f. = Lontana parentela

In dialetto, alla lettera, significa “mezza parentela”…l’altra metà si è perduta per la scarsa frequentazione di persone apparententi alla stessa famiglia.

Possono essere mezzi parenti i prozii diretti (fratelli del nonno) o acquisiti (il/la loro consorte, ossia i cognati del nonno). Ancora più lontani i procugini (i genitori sono cugini).

‘U sé ca pe Frangìsche tenüme ‘na mezza-parendöle? = Lo sai che con Francesco abbiamo una lontana parentela?

Qualcun altro direbbe: Pe Frangìsche süme strazza-parjinde = Con Francesco siamo parenti alla lontana.

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Mètte-sotta-pjite

Mètte-sotta-pjite loc.id. = Maltrattare

È un modo di dire nostrano per indicare un abuso, un prepotenza, una vessazione, un po’ come è spiegato dal termine moderno mobbing.

Il significato letterale è: mettere sotto i piedi. Chiaramente nessuno calpesta materialmente con le suole delle scarpe un malcapitato. Caso mai lo fa figuratamente, come graziosamente usano fare i prepotenti, i quali sono forti con i deboli, ma deboli con i forti…. Vigliacchi.

Viene usato talvolta come affettuoso rimprovero materno verso la figliola usa cambiarsi spesso d’abito.

Te sté mettènne tutte cöse sotta-pjite… = Stai usando tutti i tuoi vestiti…(cioè è meglio che ne serbi uno per una circostanza più adatta!)

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Mètte ‘i Sànde espòste

Mètte ‘i Sànde espòste loc.id. = Mettere i Santi esposti.

Modo di dire efficace e immediato che significa: far ricorso a personaggi influenti per ottenerne favori o raccomandazioni.

Alla lettera significa ‘esporre i Santi’, o meglio, in un italiano più corretto: disporre i simulacri dei Santi, come avviene nelle Chiese, affinché tutti possano riconoscere le loro virtù e sappiano quanto siano influenti nell’intercedere per essi.

So’ jüte mettènne ‘i Sànde espòste pe trué düje begliètte alla partüte = Mi son dovuto raccomandare a persone influenti per procurarmi due biglietti per assistere all’incontro di calcio (evidentemente i biglietti erano andati a ruba).

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Mètte ‘a vunnèlle

Mètte ‘a vunnèlle loc.id.= Soggiogare

Alla lettera significa mettere la gonna.

Beh, allora si poteva dire: indossare, o far indossare la gonna!

No! Il significato è simile alla locuzione italiana: “in casa i pantaloni li porta lei”! Ossia il capo famiglia ha ceduto le chiavi di comando alla gentile consorte, che porta avanti la baracca, o perché sa cavarsela meglio o perché è più autoritaria su un marito evidentemente remissivo.

Quindi si tratta di un’azione figurata che significa assoggettare, soggiogare: “rendere sottomessa una persona anche con energici mezzi coercitivi fisici o psicologici.
Oppure tenere in proprio dominio la  mente di qualcuno, esercitando un’influenza, o un fascino irresistibile; affascinare con modi suasivi, con la bellezza, la grazia” (De Mauro- Il dizionario della lingua italiana).

Allora, in riepilogo: o portare i pantaloni lei, oppure mettere la gonna a lui, il risultato è il medesimo.

Povere a jìsse! La megghjöre l’ho mìsse ‘a vunnèlle. = Poverino, la moglie lo ha soggiogato.

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Mètte

Mètte v.t. = Mettere

E’ uno di quei verbi tuttofare che può essere sostituito, per una maggiore proprietà di linguaggio, con altri verbi.

Infatti, a secondo di come va la frase, puo usare:
Porre, collocare, disporre, applicare, aggiungere, inserire, infilare, indossare, installare, e forse altri.

Nel nostro dialetto ha un significato in più: nella forma riflessiva significa fare di cognome.

Mimì Jajanne ce mètte Carmöne = Mimmo, il figlio di Jajanne, fa di cognome Carmone.

Tonü’, ne m’arrecorde, tó accüme te mìtte? = Tonino, non mi ricordo, qual’è il tuo cognome?

‘U nöme müje jì Bartelumöje e me mètte Guèrre. = Il mio nome è Bartolomeo, e il mio cognome è Guerra.

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Mesüre

Mesüre s.f. = Misura, misurazione.

Il termine indica l’insieme delle dimensioni (lunghezza, larghezza, ecc.) di un oggetto, o la misurazione, per esempio, che il sarto ci prende per confezionare un abito.

Stamatüne ‘u sarte me pìgghje ‘a prüma mesüre = Stamane il sarto mi prende la prima misura.

Il termine mesüre una volta indicava il volume di 100 ml di liquidi.
Come sinonimo si usava anche dire mjizze quinde = mezzo quinto (la metà di 1/5, dato che 1/5 di litro corrisponde a 200 ml).

Lelü’, va’ccatte ‘na mesüra d’ùgghje. = Lilino, va a comprare 100 grammi di olio.

Il suo sottomultiplo era ‘a mèzza mesüre o ‘u mesurjille = mezza misura o misurino equivalente a 50 grammi.

Il multiplo, pari a 200 ml, è chiamato ‘u quìnde = il quinto (di litro)

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Mestetöre

Mestetöre s.f.= Federa

Sacchetto di tela, munito di bottoni o di laccetti usato per ricoprire il guanciale.

L’origine del termine è “vestire” o “rivestire”= che veste, che ricopre come una veste. Sarebbe un termine come “vestitore” ma al femminile.

I nostri nonni nel periodo di carnevale da una federa piegata a metà con gli angoli accavallati all’interno, riuscivano ad ottenere un improvvisato cappuccio fratesco, che si ponevano sul capo per una estemporanea mascherata, completata da una lunga e spessa sottoveste sottratta alla nonna.

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Mešküne

Mešküne  sopr. = Meschino

Forse è una deformazione del titolo del famoso romanzo popolare “Guerin Meschino”.

Era il nomignolo del titolare di un’altra nota cantina (oltre alle già citate cantine di Ciumarjille, Nzaléte, Menjille e Pachjireche).

Ricordo La targa di latta dipinta di verde incernierata ad un’asta di ferro come uno stendardo che il vento faceva cigolare, con le fatidiche lettere V.D.V. Qualche altro vinaio faceva dipingere sul solito campo verde dell’insegna anche un Pulcinella a figura intera.

Avevo cominciato la prima elementare, e non riuscivo a capire che caspita volessero dire, e sopratutto come accidenti si dovessero leggere quelle fatidiche tre lettere vdv (udu, udv?).

Le lettere di “Cinema Pesante”, “Farmacia Murgo”, “Foto-ottica”, le leggevo bene. Ma quell’accidente di trittico VDV non mi lasciava riposare.

Mi ha svelato il mistero mio padre, cui finalmente decisi di rivolgermi. Significava semplicemente VENDITA DI VINO.

Fate una ricerca per vedere se a Manfredonia esistono ancora queste insegne. Forse non esistono più nemmeno le cantine: ora beviamo tutti il vino già imbottigliato dalle Cantine Sociali…

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Merìsse

Merìsse s.m. = soggetto strambo

Personaggio maschile che fa coppia naturalmente con Merèsse. per l’assonanza a jìsse e jèsse = lui e lei.

Quando si vede arrivare da lontano una coppia di persone un po’ strane, particolari per il loro modo di incedere o di vestirsi, si dice: ‘I vì, mo’ vènene Marìsse e Merèsse = Eccoli, ora stanno giungendo lei e lui.

Ironicamente si può identificare come “la coppia più bella del mondo”!

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