Giangiàcche n.p. = Giangiacomo dal francese Jean-Jacques.
Ho sentito anche Giancècche: una signora era chiamata Giancècche ‘a vaccjüne (la vaccina)
Giangiàcche n.p. = Giangiacomo dal francese Jean-Jacques.
Ho sentito anche Giancècche: una signora era chiamata Giancècche ‘a vaccjüne (la vaccina)
Giajànde s.m. = Gigante, colosso
Descrive un omone grande e grosso.
Ho sentito dire anche ” ‘U giajànde Maradòsse” per definire un “guappo di cartone” o uno spaccone, uno sbruffone. “Mo’, sinte a jìsse, ’stu giajànde Maradòsse!” = Adesso, sentilo, quest’uomo da niente!
Il “gigante” di Siponto era una figura mitica, costruita dalla nostra fantasia di bambini, a misura delle dimensioni del grande sarcofago di pietra tuttora esistente nella cripta della Basilica di S.Maria Maggiore di Siponto (abbàsce ‘a Sepundüne).
“Mado’ avöv’ a jèsse ‘nu giajànde, ‘nu colosse! Ha vìste quant’jì?” = Madonna aveva da essere un gigante, un colosso! Hai visto quant’è?
Quindi “giajande” significa sì gigante, ma, per estensione, anche: gioiello, coccolino, bambolotto, cöre de mamme, e mille altri modi che le tenerissime madri sanno trovare per vezzeggiare i loro bambini
Per la ragione che, dal momento che, dacché; introduce una causale e vuole l’indicativo come in italiano.
Vüje nen studiéte! Giacchè-quèste stasöre nen ce jéte a fàrve ‘a pìzze = Poiché voi non studiate, questa sera non andrete a farvi la pizza
Ghjòmmere s.m. = Gomitolo di filo.
Deriva dal latino glomus – glomeris.
Accettabile anche ghjòmere, con una sola “m” e gghjòmere con iniziale semplice o doppia.
Si tratta di una palla di filo dipanato e avvolto a mano.
Si comprava il filo (di cotone o di lana) a matasse (a bomméce). Lo si avvolgeva a gomitolo per avere il filo continuo senza pericolo di aggrovigliamento. E poi si usava per sferruzzare.
Le nostre nonne erano abilissime ai ferri (per farne calzettoni) o all’uncinetto (firracruscé= francese “fer-à-crocher” = ferro da uncinare, da agganciare).
I Napoletani pronunciano gliòmmere (con la ‘gl’ di figli, non di glicine).
Quelli più piccoli sono detti ghjumarjille,
In altre provincie di Puglia e Basilicata questa voce diminutiva (gnumeridde, gnumeriedde, gnimeredde) indica i nostrani torcinelli (←clicca).
Per le donne che amano lavorare ai ferri, sono in commercio dei gomitoli pronti, preparati industrialmente, che hanno una forma ovoidale, non sferica.
Per distinguere i due formati, questi in dialetto vengono chiamati gumìtele, con voce simil-italiana.
Gghjachitemmùrte inter. = Esclamazione, (rom. li mortàcci.…)
Si tratta del riassunto della frase intera: mannàgghja a chi t’è murte! = male ne abbia chi ti è morto.
In rapporto al numero dei destinatari dell’improperio, può essere declamato anche al plurale: ‘ghiachivemmùrte.
Viene enfatizzato, sempre ad alta voce. Se non bastasse, per rincarare la dose, si aggiunge una cosa senza prendere fiato: “e stramùrte!”.
Quando lo si bisbiglia a testa bassa vuol dire che si è di fronte a qualcuno che non deve sentire, per il bene di tutti (il capufficio, il militare di grado superiore, un poliziotto che ti sta multando)
Talora, ancora più stringatamente echeggiava un trisillabo, specie se rivolto a dei monelli in fuga dopo aver combinato qualche marachella: “ghià-chì-v’è….!” e bastava questo.
Comunque jastemé ‘i mùrte=bestemmiare contro i defunti era considerata una ingiuria molto grave. La reazione era violenta, e la zuffa, anche tra adulti, finiva molto male.
I più poetici ricorrevano alla frase:
«mannagghje all’ùsse sturte
de chivemmùrte
e stramùrte!»
Io credo solo per questione di rima, a prescindere dalla deformazione di povere ossa di quei morti.
Gesèppe n.p. = Giuseppe
Deriva dall’ebraico Yoseph, derivato da yasaph, “aggiungere”, con il valore augurale di “Dio aggiunga, accresca” (la famiglia, mediante i figli).
E’ il nome più frequente in Italia per via della sua matrice religiosa.
L’onomastico viene festeggiato per tradizione il 19 marzo in onore di San Giuseppe, padre putativo di Cristo.
Dal 1968 il giorno dell’onomastico del Santo coincide con la festa del papà.
Esistono diversi diminutivi in dialetto:
Pèppe (per le persone di riguardo Donbèppe)
Peppüne
Peppócce
Sasèppe (femminile)
Geseppüne (femminile)
Peppenjille e al femminile Peppenèlle.
Quest’ultimo nome mi fa venire a mente una nave da carico, la “Peppinella”, allestita da armatori locali nel 1956, che ebbe la sventura di naufragare proprio durante il suo viaggio inaugurale.
Genuöse s.f. = Pietanza alla Genovese
Pietanza o intingolo con carne di vitello, molte cipolle affettate, prezzemolo, olio e sale.
La ricetta ha questo nome, ma non perché di origine genovese (come il ragù alla bolognese perché originario di Bologna).
Qualcuno afferma che è di sicura origine napoletana, o quanto meno meridionale.
Ho trovato nel web varie ipotesi sull’origine del nome “genovese”. Se siete curiosi, cliccate qui.
Le nostre antenate, che non disponevano sempre di carne, hanno adattata la “Genovese” alle seppie, decisamente più accessibili dalle nostre parti, e anche a buon prezzo (fino a pochi anni fa).
Sìcce a genuöse = Seppie alla genovese (gnam), da mangiare come pietanza o come condimento agli spaghetti, in un gustosissimo piatto unico.
Dirò che tale variante ha esaltato ancor di più il profumo e il gusto della pietanza. Con buona pace dei Genovesi.
Le nostre mamme riuscivano a preparare intingoli con i pochi ingredienti di cui disponevano. La loro fantasia abbinava semplicità, gusto e genuinità
Gènje s.m. = gusto, gradimento.
In italiano si dice che qlcu o qlco o qlc azione va a genio per indicare che è simpatico, gradito.
In dialetto si dice Tenì gènje = Aver genio, piacere, voglia.
Jògge nen tènghe gènje de fé njinde = Oggi non ho voglia di fare niente.
Geniöse agg. = Geniale, ingegnosa
Riferito a ragazza sveglia, che sa e riesce ad affrontare qls situazione con successo e intelligenza.
Il fatto poi che sia anche di bell’aspetto non guasta l’aggettivo, positivo di per sé.
Ritengo che derivi da ingegnoso: che è dotato di un ingegno vivace e pronto, abile nel superare le difficoltà.
Al maschile, logicamente, fa genjüse o ‘ngegnüse.
Te jà fé canòsce a Lucrèzzje: jì geniöse = Ti farò conoscere Lucrezia: è una ragazza bella e in gamba.
Ringrazio il lettore Vito che mi ha rammentato questo termine.
Gelècche s.m. = Panciotto
Corpetto senza maniche da portare sotto la giacca.
Termine francese gilet (leggi gilè) passato nel nostro dialetto un po’ storpiato.