U cazze ca non völe fòtte dïce ca tròve ‘i pïle pe nnanze.

U cazze ca non völe fòtte dïce ca tròve ‘i pïle pe nnanzepr.

Chiedo scusa per la frase un po’ troppo colorita…. Anche questo è dialetto. Credo che la traduzione sia superflua.

Il proverbio evidenzia il fatto che spesso colui che non ha voglia di fare qualcosa riesce sempre a trovare una scusa per non farla.

Con lo stesso significato si cita anche quel Detto dell’asino che non vuole bere.(←clicca)

Filed under: Proverbi e Detti

Cuzzètte

Cuzzètte s.m. = Nuca

Occipite; estens. la parte posteriore del collo, Familiarmente dicesi collottola.

Quando tornavamo dal barbiere, immancabilmente qlcu dava uno schiaffetto sulla nuca, perché si doveva ‘ngegné ‘u cuzzètte = inaugurare la collottola.

Per estensione si intende indicare con cuzzètte la parte posteriore di un arnese. Per esempio l’accetta ha una parte detta tàgghje = taglio e quella opposta, sopra l’occhio dov’è infilato il manico, chiamata cuzzètte, che può essere adoperata come martello d’emergenza.

Filed under: CTagged with:

Cùzze

Cùzze s.m. = Occipite, collottola

Vale qui quanto già detto per cuzzètte, di cui praticamente è un diminutivo.

Lo vedo collocato sia come parte posteriore di un arnese, per esempio dell’accètta, usata talvolta come improvvisato martello e sia per significare una grossa nuca di adulto.

Così forse è meglio spiegato anche il soprannome Rangecùzze.

Filed under: CTagged with:

Cutüne

Cutüne s.m., top. = Pozzanghera

Pozza di acqua piovana, sporca e fangosa formatasi sulla strada o nei terreni.

Per estensione dice anche di stagno, laghetto al posto di ‘u léghe = il lago.

E cóste jì ‘nu léghe? cóste jì ‘nu cutüne! = E questo è un lago? Questo è una pozzanghera!

Esiste una masserìa in agro di Manfredonia detta proprio Cutüne, sulle mappe segnata come Cutino.

Filed under: CTagged with: ,

Cutrjéte

Cutrjéte agg. = Soddisfatto

Ho sentito anche la versione cutljéte. Perso che entrambe vadano bene per dire: contento, accontentato, appagato, pago, felice, beato, sazio, satollo,sfamato, ecc.

Codde Giuànne jì cannarüte; ajire au festüne ò fatte paste nòbbele: ah sì, tutte cundènde e cutrjéte! = Costui, Giovanni è ghiottone: ieri al rinfresco ha mangiato cibi prelibati: eh sì, tutto contento e soddisfatto.

Filed under: CTagged with:

Cutelàrece

Cutelàrece v.i. = muoversi

Ho usato il verbo muoversi, nel senso che qualcosa, per cause diverse, presenta anomalia perché non è ben fissata nella sua posizione originale.

Faccio qualche esempio per chiarire il concetto.

‘Stu chjuve ce cutelöje = questo chiodo dondola (non è ben fissato);

Dottö’ tènghe düj djinde ca ce cutelèjene = Dottore, ho due denti che si dondolano;

Tjine ‘a fröve? Vatte cùleche e nen te cutelànne = Hai la febbre? Mettiti a letto e non ti muovere.

Nella forma transitiva va bene cutelé (dal latino cutere e cutulum = agitare, scrollare).

Da questo verbo latino deriva l’italiano “scuotere” nonché  il nostrano sostantivo maschile (clicca→) cutelìzze che indica una leggera scossa tellurica, o anche il lieve scuotimento di una persona attraversata da brividi di febbre,  

 

Filed under: CTagged with:

Cutegnéte 

Cutegnéte s.f. = Cotognata
Ammessa anche la pronuncia chetugnéte e cutugnéte.

La cotognata è la marmellata di mele cotogne, tipica preparazione italiana.
La polpa della mela cotogna ha un sapore molto acido e poco gradevole, ma è molto profumata, e per questo non è adatta al consumo fresco.
Risulta invece molto indicata per la preparazione di marmellate, conserve e gelatine, anche per l’alto contenuto di pectine e tannini, che servono ad addensare.

La cotognata ha la consistenza di una gelatina, e si presta ad essere realizzata in mille forme diverse, grazie all’uso di stampi e formine di varie fattezze e misure.

Quella che ricordo volentieri era di marca “La Rocca” di Bari, ed era venduta in mattoncini, dalle dimensioni di quattro dadi da brodo, avvolti in cellofan, dal color nocciola-rossastro, e dal profumo delizioso. Non la spalmavo sul pane, ma la addentavo con avidità: uno due e tre bocconi. Alla prossima volta!

Come per ‘u chetògne = la mela cotogna, anche per ‘a cutegnéte c’era una specie di breve conta:
Chépe e cutegnéte
a chépa töve
jìnd’a pegnéte

Trattandosi di poche sillabe questa conta si attuava con pochi bambini.

Traduzione: Testa e cotognata, la testa tua dentro la pignatta. Solo per questioni di rima, per carità!

Filed under: CTagged with:

Cuškjé

Cuškjé v.i. = Scorreggiare (o anche scoreggiare)

Termine un po’ volgare e un po’ scherzoso. Il verbo deriva dal sostantivo coške

E che càzze! Vé cuşkjànne accume a ‘na ciócce! = E che diamine! Vai scorreggiando come una ciuchina.

Evidentemente sotto il peso del basto la povera asinella mollava “arie” senza soste.

Sti quatte purche, ce sò mìsse a cuškjé! = Questi quattro porci si sono impegnati a scorreggiare! I porci in questione sono dei monellacci ineducati, magari più di quattro.

Il verbo cuškjé ha anche un’altra valenza, come per dire brontolare per un presunto torto subìto.

Enótele ca cuškjéte, facìtele e baste = È inutile che brontoliate, fatelo e basta.

È ammessa anche la forma cuškjàrece.

‘Na perzöne ce sté cuškjànne…= Una persona (si allude a “qualcuno” noto agli astanti, senza farne il nome) sta brontolando… (detto ammiccando alle spalle di chi è stato fatto oggetto di scherzo dispettoso, magari passandogli, ad esempio, una porzione ridotta di gelato).

Questa volta niente miasmi.

Filed under: CTagged with:

Cusì

Cusì v.t. = Cucire

Unire, per mezzo di ago e filo o strumenti analoghi, pezzi di stoffa, cuoio ecc.

Mà, c’jì scusüte ‘a fòdere d’a giacchètte. La vù cusì pe stasöre? = Mamma, si è scucita la fodera della giacca. La vuoi cucire per questa sera?

Appezzeché ‘u colle, ‘i màneche = Cucire (attaccare) il collo, le maniche (a una giacca in lavorazione)

Jì a cusì =  essere apprendista nella sartoria.

Filed under: CTagged with:

Cusetöre

Cusetöre s.m. = Sarto da uomo

È un sinonimo di sàrte, nella versione un po’ antica, dal significato ovvio: cucitore, ossia chi per professione esegue lavori di cucito.

Generalmente, ‘u cusetöre designa il titolare della sartoria, il mastro; tuttavia può anche comprendere il lavorante, l’apprendista.

Ora non si usa più, né il termine, né il mestiere del sarto artigiano.

Mattöje che arte fé? Fé ‘u cusetöre = Matteo che mestiere esercita? Fa il sarto.

Filed under: CTagged with: