Nella dottrina della Chiesa Cattolica, il Purgatorio è una dolorosa ma necessaria condizione di purificazione attraverso la quale passano quelle anime dei defunti che, pur essendo nella “Grazia di Dio” in punto di morte, non sono pienamente purificate. Esse soffrono per ripagare la Giustizia Divina infranta e, quindi, per ascendere al Paradiso e “vedere il volto di Dio” (Wikipedia)
Soprannome della Famiglia Pesante, noti commercianti di legnami, ex proprietari di sale cinematografiche.
Che è scosso da una serie di rapide contrazioni muscolari provocate spec. dal freddo, da una malattia o dalla paura.
Come soprannome fu affibbiato a Domenico Notarangelo, uno dei due banditori di Manfredonia (clicca qui→: bannajùle), perché affetto dal morbo di Parkinson
Non c’erano altri mezzi di fare pubblicità, e si ricorreva a questi personaggi tipici dell’Italia meridionale, chiamati banditori.
Costoro giravano per le principali vie della città e annunziavano, dietro compenso, gli slogan e le notizie di interesse generale.
Due erano i Banditori ufficiali di Manfredonia:
Uno era Domenico Notarangelo, dettoTremelànde= tremolante, affetto da parkinsonismo; l’altro era Antonio Potito, detto ‘Ndònje Melöne per via della sua testa calva che sembrava un melone.
Erano entrambi dotati di voce possente e penetrante.
Del primo ricordo che girava con la carrozzella da trasporto persone di Michelino (u cavalle p’ ‘a palla grosse!) sulla quale era fissato il “tabellone” con la locandina del film che si sarebbe proiettato la sera al Cinema dei Fratelli Pesante (soprannominati Prijatòrje), e lui sedeva a fianco al cocchiere. Talvolta usava un megafono di latta.
Annunciava in italiano, perché dovevano capire anche i forestieri di passaggio:
“Questa sera, al Cinema di Pesante, ci sarà il bellissimo filmo:”A sud di Pago-Pago”!!!!
Oppure:
“Al cinema di Murgo! Tutti al Cinema di Muuuuuurgo!: Andate a vedere “Tarza’ contro i Cacciatori Bianchi” Inutile chiedergli di pronunciare Johnny Weissmüller! Fino a Randolf Scott o Tirò-mpòve (Tyrone Power) e Alà-lladd (Alan Ladd), poteva anche riuscirci…
E anche:
”E’ uscito il nuovo filmo di Totòoo! Uagnü’… (ragazzi), tutti addu Priatòrje stasööööööre!!!.
Si vede che Tremelànde aveva appaltato l’annuncio di tutti i Cinema dell’epoca.
L’altro era Antonio Potito, alias ‘Ntonje Melöne. Dopo la sua scomparsa nel 1951 per qualche tempo svolse le funzioni di bannajule suo figlio Ciro o l’altro figlio Michele.
Ricordo qualche grido di “Melöne”, dotato di voce possente e squillante, da tenore d’opera:
“Uhé, sentite! E pò dicite ca non sentite!…: Chi a fusse truwéte ‘na scarpetèlla nèrjia…” = Chi avesse trovato una scarpina nera…
“A Mundicchje c’jì pèrse ‘nu uagnöne de trè janne. Iétele a trué, ca la mamma chjànge!!! ” = Al Rione Monticchio si è smarrito un bambino di tre anni. Andatelo a cercare, trovatelo perché sua madre piange …
“Alla candüne de Pachjìreche jì arrevéte ‘u vüne nùuve! Mado’ quant’jì saprüte!!” = Alla cantina di P. è arrivato il vino novello! Madonna mia quant’è saporito!
“Stasöre, ci’ fé ‘u cumìzzje sott’u Municipje!. Uà parlé l’Onorevele Micöle Magne!! ” = Questa sera ci sarà un comizio in Piazza del Popolo (sotto il Municipio): parlerà l’Onorevole Michele Magno.
“-Jògge, alle djice e mezze, ce vènne ‘a carne a bassa-macèlle söp’a chjazzètte!!!! “! = Oggi alle ore dieci e trenta si inizierà la vendita della carne di bassa-macelleria alla Piazzetta del mercato.
“’Sepònde ‘a Ciavarèlla ho fatt ‘nu pjìzze di uagnöne màaascule: Iét‘a vedì quand’jì bèlle!!! E non ce jéte ch’i méne vacàaande!!! = Sipontina Ciavarella ha partorito un bel bambino maschio. Andate a vedere quant’è bello! E non andateci a mani vuote!
Talvolta annunciava la nascita del maschietto alludendo ai suoi piccoli genitali, maliziosamente chiamati pólepe arreccéte = polpo arricciato. Se la neonata era femminuccia, parlava di tregghja spacchéte = triglia spaccata.
Fantasia, spirito e buonumore non mancavano a questi personaggi del passato ormai scomparsi, non solo per inevitabili questioni anagrafiche.
Il mio amico Lino Nenna ha dedicato dei versi a questa benemerita figura. Ascoltate Lino (cliccate sul triangolino bianco) e leggete la sua composizione:
‘U bannajule
-« Uhé, sendïte!… Ca pò decïte ca nen sendïte:
Duméne matüne tutte a Seponde,
ce accumènzene i sàbbete alla Madonne!»
-«Pruvvedìteve d’acque:
uà manghé pe trè jurne!»
-«Abbasce Culìcchje
jì arrevéte ‘u lanajule;
ho purtéte ‘a léne p’i matarazze!»
(…e ‘nu cambiöne jìsse purtöve ‘mbrazze).
-«Söp’a chiazzètte ce vènne
‘a carne a bassa macèlle!»
Ce fermöve ai pìzze-candüne, addumannanne püre chi afósse truéte ‘nu uagnöne, ‘na scarpetèlle, ‘nu braccialètte o ‘nu bortafoglie.
A sertìrle de gredé te venöve voglie. -«Tutti al cinema di Murgo questa sera!…»: annunciöve acchessì ‘nu bèlle film e ‘a staggiöne.
E gredanne p’i stréde. ‘nvurmànne ‘a gente, a cchjó de jüne, ‘u bannajule, faciöve cundènte.
Traduzione: “Ehi, sentite! E poi dite che non sentite: domani mattina tutti a Siponto, ché cominciano i sabati alla Madonna!” “Provvedetevi di acqua ché deve mancare per tre giorni”. “Giù al Boccolicchio è arrivato il lanaiolo, ha portato la lana per i materassi!” (e un campione portava in braccio). “Sulla Piazzetta del Mercato si vende la carne di bassa macelleria!”
Si fermava agli angoli, domandando anche chi avesse trovato un bambino, o scarpettine, braccialetti, portafogli. A sentirlo di gridare ti veniva voglia. “Tutti al cinema Impero questa sera…”: annunciava così un bel film e la stagione. E gridando per le strade informando la gente, a più di uno un banditore faceva contento.
Vi voglio infine rimandare alla bellissima pagina del libro “Arti e mestieri a Manfredonia”, scritto dal compianto insegnante Giuseppe Antonio Gentile (Ed.1988 Centro di documentazione storica-Manfredonia), al capitolo riguardante proprio (clicca qui→) IL-BANDITORE. Continue reading
Il balaccöne è termine marinaresco che indica una vela triangolare, posta fra l’albero di prua e il bompresso. Di solito nei velieri sono multiple.
Nelle mie ricerche mi sono imbattuto nell’inesauribile Enciclopedia Treccani, che mi dà questa spiegazione:
«Polaccone (ant. pollaccone) – Nell’attrezzatura navale, vela triangolare, molto usata nei piccoli velieri mediterranei (detta anche mezzavela), che si dispone a prua di un albero a vela latina, invece di un fiocco, sostenendola con un’asta (buttafuori o spigone) che tiene luogo del bompresso.»
A proposito di orecchie esiste una simpatica definizione, le famose “rècchje a balaccüne“, ossia orecchie a sventola, quelle con il padiglione molto sporgente in avanti. Sventola o ventola è quella specie di ventaglio usato per ravvivare il fuoco.
In dialetto si fanno paragoni di frequente con qualcosa: rècchje a balaccüne,
jàmme a chjurlüne,
nése a pepöne,
pjite a pàpere,
capìlle a mammazze… e così via
Alla lettera significa baciare per terra, baciare il suolo in segno di deferenza e ringraziamento verso Dio, la sorte, la Provvidenza, come volete, per l’aiuto ottenuto, richiesto o no, o sperato.
È una espressione di sollievo per scampato pericolo.
Agghja bacé ‘ndèrre se me tröve angöre vüve = devo ringraziare il Cielo se sono ancora vivo
In questo caso l’interlocutore consiglia di andare a Siponto con la lingua strainüne
È anche una esclamazione di speranza, di augurio = Béce ‘ndèrre se ‘sta chése la vìnne = Ringrazia il Cielo se riuscirai a vendere questa casa (evidentemente in cattivo stato).
Bacéme ‘ndèrre se Mambredònje auànne ce salve = Speriamo che il Manfredonia quest’anno si salvi (non retroceda. Ovviamente parlo della squadra di football, non di politica).
Esiste anche un altro modo di dire con il medesimo intendimento: Facce pe ‘ndèrre = Faccia per terra.
Pantofola morbida e leggera, chiusa anche nella parte posteriore. È una calzatura usata principalmente dalle donne e solo in casa. Per uscire ricorrono alle scarpe o agli stivali o ai sandali, a seconda della stagione.
Le babbósce chiuse, come da foto, vengono usate generalmente dalle persone anziane e solo d’inverno perché tengono caldi i piedi.
Quelle aperte, estive, si chiamano al maschile ‘i chjanjille = ciabatte o pianelle, perché senza alcun cenno di tacco.
Simpaticamente ‘u chjanjille era oggetto di lancio verso i frugoletti troppo vivaci e fuori dalla portata di un affettuoso ceffone educativo. Il bello era che dopo il lancio di una precisione incredibile, la montessoriana mammina pretendeva che il colpito le riportassero indietro la ciabatta usata come proiettile!
Il termine babbósce è ormai in declino. Esso deriva dall’arabo babush passato attraverso lo spagnolo babucha e il francese babouche.
Stranamente, con suono molto simile, è un vocabolo usato anche in Romania (papuči), Croazia (papuče), Serbia (папучa=papuča).
Bèlla poste (a) loc.id. = deliberatamente, intenzionalmente
Si riferisce ad un’azione eseguita di proposito da qlcn con l’intento di ostacolare o di danneggiare l’operato altrui.
Tenöve ‘a porta japèrte per fé trasì ‘nu pöche d’arje e Giuànne, a bella poste me l’ò chjüse = Avevo lasciato la porta aperta per far cambiare un po’ l’aria e Giovanni, di proposito (a dispetto) me l’ha chiusa.
Mò ce abbüje ‘a matracatroppe pe tutt’i matracatruppìcchje!
Addumanne ‘a matracatroppe:
– “Pecchè ne’ngatruppéte e scatruppéte accüme ‘ngatroppe e scatroppe ‘a matracatroppe?”
Arrespònnene ‘i matracatruppìcchje:
-“Tanne ‘ngatruppéme e scatruppéme accüme ‘ngatroppe e scatroppe ‘a matracatroppe, quanne i matracatruppìcchje ce fanne quant’alla matracatroppe!”
Questa divertente filastrocca/scioglilingua/indovinello adopera un sostantivo (catroppe) usato anche come verbo (‘ngratruppé e scatruppé) alla stregua di un nonsense. Difatti serve solo a far inceppare per divertimento la lingua dei frugoletti, ma non ha un significato intrinseco vero e proprio. È il linguaggio un po’ surreale degli indovinelli.
Ecco la soluzione: La chioccia con i suoi pulcini.
Ed ecco la traduzione, in linguaggio chiaro, di tutta la storiella:
Ora si avvia la chioccia con tutti i pulcini. Chiede la chioccia: “Perché non fate e disfate, come fa e disfa la chioccia?” Rispondono i pulcini: “Allora faremo e disfaremo come fa e disfa la chioccia, quando i pulcini diventeranno grandi come la chioccia!”
Insomma i estrema sintesi:
-“Perché non agite da adulti?”
-“Lo faremo quando lo diverremo”.
Credo che lo stesso discorso sia estensibile alle oche, ai cani, agli umani, ai pesci, ecc.
Insomma, è una similitudine, un esempio comprensibile dai marmocchi, cui si propone l’indovinello, riferito all’immagine dei pulcini dietro la chioccia.