Brótte e pröne ‘a nöra möje! Pr.
La mia nuora è brutta ed è pure incinta.
È un modo semplificato di lamentarsi, come per dire che le disgrazie non vengono mai da sole.
Brótte e pröne ‘a nöra möje! Pr.
La mia nuora è brutta ed è pure incinta.
È un modo semplificato di lamentarsi, come per dire che le disgrazie non vengono mai da sole.
Ammazzé i frajùle loc.id.= Cessare il lavoro
Ammazzé significa fare un mazzo, stringere insieme, fare un fascio. Mentre frajùle è un termine generico e può significare: attrezzi dotati di manico (pala, zappa, rastrello, ecc.).
Quindi questa locuzione indica il termine del lavoro, o perché è finita la giornata, o perché si è ultimata l’opera. Ordinare gli attrezzi (zappa, rastrello, vanga, ecc.) in modo che siano pronti per il successivo utilizzo.
Meh, ammazzéme ‘i frajùle e jémecìnne = Beh, chiudiamo tutto e andiamocene.
Esiste anche una locuzione che indica la stessa operazione:
Arrezzeljè i fjirre = Ordinare, rassettare, ricollocarli nella propria sede dopo l’utilizzo, gli arnesi del mestiere (lima, sega, martello, cacciavite, punte di trapano, forbici, ferro da stiro, trincetto, pettini, ecc. a seconda dell’attività svolta).
Il maestro artigiano, per i ferri del mestiere, raccomandava: “un posto per ogni cosa,e ogni cosa al suo posto”.
Ringrazio l’amico Michele Castriotta per avermi suggerito la stesura di questo articolo.
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Requèste s.f. = Riserva, scorta
L’accantonamento si riferisce specificamente ad alimenti acquistati in sovrabbondanza per futuri utilizzi.
Ovviamente si tratta di derrate non deperibili, come legumi secchi, riso, pasta, scatolame, biscotti, farina, caffè ed altro.
La brava massaia ne tiene sempre in casa a requèste, per ogni evenienza.
A requèste un cubetto di lievito o una busta di affettati in frigo si trova sempre!
Come in italiano il sostantivo si fa precedere da una preposizione semplice ( di riserva, per scorta, in accantonamento, a deposito, in aggiunta), così in dialetto si usa la preposizione “a”: a requèste.
Ricevo dal prof.Michele Ciliberti, che qui ringrazio pubblicamente, un prezioso suggerimento sull’origine del vocabolo:
«Etimologia: dal latino re-quæro da cui anche quæstus e quæstua, con il significato di ricerca, richiesta, affare, guadagno e commercio. Mettere da parte ciò di cui si ha bisogno».
Accònge s.f. = Velo nuziale
Potrebbe somigliare al termine italiano ‘acconciatura’, ma questo indica solo pettinatura, messa in piega, taglio dei capelli.
L’accònge è il velo bianco che, opportunamente elaborato, arricchito da diademi vari, la sposa si pone sul capo per la cerimonia nuziale.
Il velo è confezionato in varie misure Prtire dalla testa: al gomito, alla vita, alla punta delle dita, al ginocchio, al polpaccio, ai talloni.
Spessissimo il velo ha una coda lunghissima, a strascico; per la cerimonia questa “coda” viene sorretta da due paggetti per non farla sporcare sul pavimento quando si avvicina all’officiante.
Più l’acconge era lunga e più destava ammirazione, specie tra le donzelle che miravano anch’esse al loro momento magico.
Accòlte-accòlte loc.avv. = Intimamente, in maniera raccolta, strettamente.
Il significato dell’avverbio intimamente è riferito ad un luogo ristretto, dove tuttavia si trovano tutte le comodità. Un mini appartamento, ad esempio, dove gli spazi sono limitati, ma non manca di nulla.
Anche una sola stanza dove ci si intrattiene numerosi, appare accolte-accolte.
Oh, quà jìnde stéme belle accolte-accolte! = Oh, qui dentro stiamo bene, intimamente
Acciungàrece v.t. = Paralizzarsi.
Essere colpito da paralisi, diventare cionco, storpio, sciancato, specie agli arti.
Deriva dall’italiano cionco agg. con vari significati (troncato, mozzato, monco, spossato di stanchezza o debolezza, storpio, sciancato, paralitico).
E che, te sì acciunghéte ‘i méne? = E che, ti sei paralizzato alle mani?
È un rimprovero verso qlcn che non si dà da fare.
Quìddi méne ce avrìnn’acciunghé!= Quelle mani (che non stanno mai ferme) dovrebbero anchilosarsi.
Il rimbrotto questa volta è, al contrario, rivolto verso chi ha propensione ad allungare le mani addosso alle donzelle….
Nòneme sté sèmbe acciunghéte söpe a ‘na sègge = Mia nonna (che è paralitica) sta sempre bloccata sopra una sedia (a rotelle).
Acciüde v.t. = Uccidere.
Privare della vita, far morire, spec. con mezzi o modi violenti.
Domèneche che vöne amm’acciüde ‘u pùrche, vulüte venì püre vüje? = Domenica prossima dobbiamo uccidere il maiale, volete venire anche voi?
Qlcu dice accedì. Trovo più corretta la prima versione. Infatti l’imprecazione antica è: Ca lu vònne acciüde!
= che lo vogliano uccidere! Non ca lu vònne accedì.
Semmai accedì è la terza persona singolare del verbo uccidere, al passato remoto (scusate la grammatica) come altra versione di accedètte. Insomma come dire:accedìje = egli uccise.
Ah, bisogna ricordare che il verbo, se riferito a una persona, regge il dativo e non l’accusativo….Uffa con questa grammatica….
Insomma in dialetto si dice: Jìsse accedì a Mattöje = Lui uccise (a) Matteo. Metto la “a” solo per fare l’esempio.
Chjiche volte t’agghja accjude a te! = qualche volta, se continui a molestarmi, ti devo uccidere! (detto in tono scherzoso, naturalmente!)
Invece si costruisce all’accusativo se riferito a bestie: Jìsse accedètte ‘u pùrche – ‘a mòsche – ‘a jallüne – l’agnjille = Egli uccise il maiale – la mosca – la gallina – l’agnello.
Acciavatté v.t. = Arrangiare
Sistemare qlco. alla meglio, con mezzi di fortuna e con risultati non eccellenti.
Acciavatté (o anche ciavatté), così come ciavattöne, hanno origine da “ciabattino”.
Se il ciabattino volesse confezionare le scarpe come fa lo specializzato calzolaio, otterrebbe un risultato di scarso pregio.
Agghje aggiustéte ‘u müre, e jì venüte tutt’acciavattéte = Ho riparato il muro, ed è venuto tutto arrangiato.
Acciaffé v.t. = Acciuffare, afferrare
Acchiappare, agguantare, abbrancare, ghermire.
Parare, afferrare al volo, acciuffare qlcu che tenta di sfuggire, o di fuggire, sia dal punto di vista sportivo, sia da quello poliziesco, affrontare deliberatamente qlcu che ci evita.
Mò ca t’acciaffe facjüme ‘i cónte!… = Non ora, ma quando ti avrò alle strette faremo i conti!
Sin. angappé = acchiappare, afferrare,
Acciacché v.t. = Schiacciare
È ammessa anche la forma ridotta Ciacché.
Comprimere, pressare con forza qcs. appiattendolo, frantumandolo, deformandolo.
Rompere il guscio di frutti come noci, nocciole, mandorle.
Nanònne pe’ guadagné chjiche cöse acciaccöve i mènele = mia nonna per guadagnare qualcosa, schiacciava le mandorle (per conto terzi per liberare il frutto dal guscio))
Acciacché l’üve = Vinificare, deraspare i grappoli. Anticamente mettevano i bambini e le ragazze a pigiare l’uva nei tini. con i loro piedini