Accònge

Accònge s.f. = Velo nuziale

Potrebbe somigliare al termine italiano ‘acconciatura’, ma questo indica solo pettinatura, messa in piega, taglio dei capelli.

L’accònge è il velo bianco che, opportunamente elaborato, arricchito da diademi vari, la sposa si pone sul capo per la cerimonia nuziale.

Spessissimo il velo ha una coda lunghissima, sorretta da due paggetti per non farla sporcare sul pavimento quando si avvicina all’officiante.

Più l’acconge era lunga e più destava ammirazione, specie tra le donzelle che miravano anch’esse al loro momento magico.

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Accòlte-accòlte

Accòlte-accòlte loc.avv. = Intimamente, in maniera raccolta, strettamente.

Il significato dell’avverbio intimamente è riferito ad un luogo ristretto, dove tuttavia si trovano tutte le comodità. Un mini appartamento, ad esempio, dove gli spazi sono limitati, ma non manca di nulla.

Anche una sola stanza dove ci si intrattiene numerosi, appare accolte-accolte.

Oh, quà jìnde stéme belle accolte-accolte! = Oh, qui dentro stiamo bene, intimamente

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Acciungàrece

Acciungàrece v.t. = Paralizzarsi.

Essere colpito da paralisi, diventare cionco, storpio, sciancato, specie agli arti.

Deriva dall’italiano cionco agg. con vari significati (troncato, mozzato, monco, spossato di stanchezza o debolezza, storpio, sciancato, paralitico).

E che, te sì acciunghéte ‘i méne? = E che, ti sei paralizzato alle mani?

È un rimprovero verso qlcn che non si dà da fare.

Quìddi méne ce avrìnn’acciunghé!= Quelle mani (che non stanno mai ferme) dovrebbero anchilosarsi.

Il rimbrotto questa volta è, al contrario, rivolto verso chi ha propensione ad allungare le mani addosso alle donzelle….

Nòneme sté sèmbe acciunghéte söpe a ‘na sègge = Mia nonna (che è paralitica) sta sempre bloccata sopra una sedia (a rotelle).

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Acciüde 

Acciüde v.t. = Uccidere.

Privare della vita, far morire, spec. con mezzi o modi violenti.

Domèneche che vöne amm’acciüde ‘u pùrche, vulüte venì püre vüje? = Domenica prossima dobbiamo uccidere il maiale, volete venire anche voi?

Qlcu dice accedì. Trovo più corretta la prima versione. Infatti l’imprecazione antica è: Ca lu vònne acciüde!
= che lo vogliano uccidere! Non ca lu vònne accedì.

Semmai accedì è la terza persona singolare del verbo uccidere, al passato remoto (scusate la grammatica) come altra versione di accedètte. Insomma come dire:accedìje = egli uccise.

Ah, bisogna ricordare che il verbo, se riferito a una persona, regge il dativo e non l’accusativo….Uffa con questa grammatica….
Insomma in dialetto si dice: Jìsse accedì a Mattöje = Lui uccise (a) Matteo. Metto la “a” solo per fare l’esempio.

Chjiche volte t’agghja accjude a te! = qualche volta, se continui a molestarmi, ti devo  uccidere! (detto in tono scherzoso, naturalmente!)

Invece si costruisce all’accusativo se riferito a bestie: Jìsse accedètte ‘u pùrche – ‘a mòsche – ‘a jallüne – l’agnjille = Egli uccise il maiale – la mosca – la gallina – l’agnello.

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Acciavatté

Acciavatté v.t. = Arrangiare

Sistemare qlco. alla meglio, con mezzi di fortuna e con risultati non eccellenti.

Acciavatté (o anche ciavatté), così come ciavattöne, hanno origine da “ciabattino”.

Se il ciabattino volesse confezionare le scarpe come fa lo specializzato calzolaio, otterrebbe un risultato di scarso pregio.

Agghje aggiustéte ‘u müre, e jì venüte tutt’acciavattéte = Ho riparato il muro, ed è venuto tutto arrangiato.

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Acciaffé

Acciaffé v.t. = Acciuffare, afferrare

Acchiappare, agguantare, abbrancare, ghermire.

Parare, afferrare al volo, acciuffare qlcu che tenta di sfuggire, o di fuggire, sia dal punto di vista sportivo, sia da quello poliziesco, affrontare deliberatamente qlcu che ci evita.

Mò ca t’acciaffe facjüme ‘i cónte!… = Non ora, ma quando ti avrò alle strette faremo i conti!

Sin. angappé = acchiappare, afferrare,

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Acciacché 

Acciacché v.t. = Schiacciare

È ammessa anche la forma ridotta Ciacché.

Comprimere, pressare con forza qcs. appiattendolo, frantumandolo, deformandolo.

Rompere il guscio di frutti come noci, nocciole, mandorle.

Nanònne pe’ guadagné chjiche cöse acciaccöve i mènele = mia nonna per guadagnare qualcosa, schiacciava le mandorle (per conto terzi per liberare il frutto dal guscio))

Acciacché l’üve = Vinificare, deraspare i grappoli. Anticamente mettevano i bambini e le ragazze a pigiare l’uva nei tini. con i loro piedini

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Acchjangàrece

Acchjangàrece v.i. = Ammassarsi

Diventare duro e ammassato come una chjànghe = basola da pavimentazione stradale.

Si riferisce per esempio al materasso, al guanciale, o più specificamente alla pasta cotta e condita che non viene consumata subito e si ammassa nel piatto (C’jì acchjanghéte).

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Acchiaranzéte

Acchiaranzéte agg. = Ubriaco

Questo termine tipico dell’ambiente marinaresco, indica lo stato di grave alterazione delle facoltà mentali dovuto ad abuso di alcolici.

Insomma quando qlcu sté acchiaranzéte, è proprio ubriaco fradicio.

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Acchessüne-accuddéne 

Acchessüne-accuddéne loc.id. =  Per filo e per segno, questo e quello, così e cosà, bla bla. Discorso abbozzato.

Si usa questa locuzione quando si vuol riferire ad un interlocutore ciò che un terzo personaggio assente aveva già affermato in precedenza, presumendo che colui che ascolta già conosca l’argomento esposto da quello. Ciò  evita di ripetere  testualmente o il succo del discorso sottaciuto.

Mamma mia, che spiegazione contorta! Avrò forse confuso i miei lettori?

Qualche esempio, spero, chiarirà tutto.

Jì venüte Giuànne, acchessüne-accuddéne, ce volöve cunvìnge = È arrivato Giovanni, e bla bla bla pretendeva di convincerci.

Agghje ‘ngundréte a Sepònde e, acchessüne-accuddéne, m’ò ditte tutte cose = Ho incontrato Sipontina  e, così-così-così, mi ha raccontato tutto.

Mattöje, ho dìtte ca nen putöve venì, ca nen tenöve a màchene, acchessüne-accuddéne, quanda scüse… = Matteo ha detto che non poteva venire, non aveva la macchina, così, colà,  quante scuse.…

Questo Matteo non aveva voglia di partecipare ed ha trovato mille scuse per non venire. Lo avevano capito tutti!

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