Abbutté ‘u mósse

Abbutté ‘u mósse loc.id. = Gonfiare il muso (altrui)

Gonfiare il muso, colpire la faccia di qlcu, colpendolo sulle labbra in modo che diventino tumefatte.

I più fantasiosi, nel minacciare qlcu, gli promettono: t’agghja abbutté ‘u mósse accüme ‘u pecciöne d’a jummènde = ti concerò le labbra grosse e gonfie quanto la vulva una giumenta.

Peggio delle labbra siliconate della Marini!

Con minaccia solo verbale, mai messa in atto, questa frase veniva molto spesso detta dalle mamme, se il figlio usava termini sboccati e scurrili. Era un deterrente a scopo educativo.

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Abbutté 

Abbutté v.t. = Gonfiare

Riempire d’aria, pompare, ingrossare, causare una tumefazione.

Gonfiare le guance per rabbia, impazienza, noia.

Abbùtte ‘stu pallöne = Gonfia questo pallone!

Usato in forma riflessiva, abbuttàrece, per indicare l’ingrossarsi di una parte anatomica umana a seguito di un trauma.

C’jì abbuttéte ‘a sangjüne = Si è gonfiata la gengiva.

Diffidate da quelli che dicono “gònfje” o “gunfjéte”….È un falso dialetto.

Ovviamente il contrario è sbutté e sbuttàrece= sgonfiare, sgonfiarsi.

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Abbušké

Abbušké o Abbušché v.t. = Guadagnare, prendere percosse.

È un evidente ispanismo. Infatti deriva da buscar = guadagnare, procacciarsi.

1 – Guadagnare
Menéme ‘na vüta desgrazzjéte sop’a ‘nu mére p’abbušcàrece ‘a jurnéte = conduciamo una vita faticosa, pericolosa, e incerta sul mare per guadagnarci da vivere.

2 – Prenderle, essere picchiato, rimediare percosse, soccombere in una gara.
Se nen te mandjine au poste tüje, mò t’abbóške = se esci fuori limiti (della sopportazione) rischi di prenderle.

Figuratamente: essere sconfitti in una partita a pallone, a carte o in qualsiasi gioco.

‘U Mambredònje ci’ò ‘bbuškéte ‘nu gòlle all’óteme menüte = La squadra del Manfredonia ha beccato un gol all’ultimo minuto.

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Abburremjinde

Abburremjinde s.m = Esasperazione, odio

Limite estremo a cui può giungere una situazione, una passione ecc. Saturazione, misura colma.
Sono così stufo ed annoiato che mi fai aborrire qualsiasi altro tuo gesto o suggerimento. Mi hai colmato di contrarietà.

M’ha fatte venì abburremjinde! = Mi hai fatto giungere all’esasperazione. Mi hai causato un fastidio insostenibile. Saturazione, misura colma.

Sono così stufo ed annoiato che mi fai aborrire qualsiasi altro tuo gesto o suggerimento. Mi hai colmato di contrarietà.

Deriva da abburrì, (←clicca) = infastidire oltre misura.

Semplificando: M’abburrüte = Mi hai scocciato!

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Abburrì 

Abburrì v.t.. = Esasperare

Perdere la calma, arrivare al colmo dell’irritazione

‘Sti uagnüne m’hanne abburrüte = Questi ragazzini mi hanno esasperato.

È simile all’italiano “aborrire” ma in lingua significa odiare, detestare, esecrare.

Ha una chiara origine dal verbo spagnolo aburrir = annoiare, tediare, ma col significato più intensivo.
Difatti abbiamo i derivati  spagnoli aburrido, aburrimiento, rispettivamente tradotti in dialetto in abburrüte  e  abburremjinde (←clicca).

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Abbunéte

Abbunéte agg. = Ingenuo, bonaccione

Detto di chi è eccessivamente ingenuo, sì da sembrare di poco senno.

Che non ha malizia, che agisce con ingenuità, semplicità, dabbenaggine, alla buona.

Ovviamente da non confondere da chi è abbonato a un giornale o alle corse degli autobus.

Per evitare confusione suggerisco la locuzione: tenì l’abbunamènde au..giurnéle, au tröne, alla cerculére = Aver l’abbonamente al..giornale, al treno, alla circolare.

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Abbùne-abbùne

Abbùne-abbùne loc.idiom. = Senza aspettarselo,

Si dice questa locuzione quando qlcu inaspettatamente si intromette nei nostri affari, e magari ne distoglie il fine, o devia l’attenzione, o rimprovera, percuote, urla, ecc.

Stöve tanda-bèlle camenànne: abbune-abbune c’jì avvecenéte ‘na maskere e m’ho ‘nghiute di curiànde = Stavo tranquillamente passeggiando quando si improvvisamente si è avvicinato qlcu mascherato e mi ha riempito di coriandoli.

Abbune-abbune so’ cadute ‘ndèrre. = Senza che me l’aspettassi sono caduto per terra.

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Acciuppenéte

Acciuppenéte agg. = Paralizzato, immobile

Accettabile anche la versione acceppenéte

L’aggettivo si riferisce a persone che non possono muoversi autonomamente, e vivono purtroppo sempre a letto o sulla sedia a rotelle.

Sògreme sté acceppenéte ‘nda ‘nu ljitte e ce so’ japjirte i chjéje! = Mia suocera è immobile in un letto e le si sono aperte le piaghe da decubito.

Deriva dal verbo acciuppenàrece= diventare come un ceppo, duro e immobile.

Talvolta usato dalle nostre mamme come iperbole per indurci a frenare la nostra esuberanza.
Stàtte ‘nu pöche acciuppenéte söpe a ‘sta sègge! = Stai un poco fermo e seduto su questa sedia!

Il prof Ciliberti, cui va il mio ringraziamento, mi fornisce l’etimologia: proviene dal latino “ad cippum“, cioè “stare al ceppo” legato e immobile ad un palo, ad una colonna. Molti condannati venivano legati a una colonna ed esposti al pubblico ludibrio.

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Abbunàneme

Abbunàneme s.f. = Buonanima

Allorquando, nel corso di una conversazione, si nominava una persona deceduta, si diceva abbunàneme de … = la buon’anima di… , in segno di rispetto verso l’anima del defunto.

Me so’ sunnéte abbunaneme di pàteme….
Oppure: Me so’ sunnéte a pàteme, bbunàneme invece di abbunàneme.

Perché si è usata o si usa ancora tanta riverenza verso il defunto, era obbligatorio? Al Nord dicono “il povero Tizio”, “la povera Tizia”

Questa la mia opinione (opinabile): ritenendo che l’anima della persona si trovasse alla presenza del Creatore, la nostra chiamata in causa lo avrebbe sicuramente distolto per farlo avvicinare alla vacuità delle nostre povere chiacchiere.

Ovviamente la nostra intromissione sarebbe stata inopportuna perché è irriverente verso Dio.

Al femminile suona abbonàneme o bbonàneme

Quando si nominava una persona deceduta in giovanissima età, si usava al maschile benedìtte  o al femminile  benedètte.

Döpe tand’anne, mamme pènze sèmbe alla benedetta Luciüje = Dopo tanti anni (dal decesso), mamma pensa sempre alla povera Lucia.

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