Supèrbje s.f. = Stizza, sdegno, irritazione
Non è la stessa cosa dell’italiano superbia, nel senso di smisurato orgoglio.
M’jì venuta ‘na supèrbje a sènde a ‘stu cretüne! = Mi è venuta una rabbia nel sentire questo cretino!
Non è la stessa cosa dell’italiano superbia, nel senso di smisurato orgoglio.
M’jì venuta ‘na supèrbje a sènde a ‘stu cretüne! = Mi è venuta una rabbia nel sentire questo cretino!
Süne avv. = Sì, ma sì
Si usa come risposta affermativa diretta a una domanda o richiesta. Ha un tono abbastanza spazientito perché poco prima si era dato un’altra volta lo stesso consenso.
-Papà, m’à da purté a mére?
-Sì = – Babbo, mi devi portare a mare? – Sì.
-Mo ca fenèsce, jème a mére? -Sì! = Appena avrò finito andremo al mare? – Sì.
-Ma veramènde me pùrte a mére? Süne!!!= Ma davvero mi porti al mare? – ma sì!!!! (ma ti ho appena detto di sì!).
Gli Abruzzesi dicono. con la stessa intensità: scine!; i Ciociari e sine!.
Ovviamente esiste il contrario: nöne o anche nöme.
Usato sempre al plurale ‘i sùne designava solo l’orchestrina da ballo.
So’ arrevéte i sùne? = E’ giunta l’orchestrina?
Ànne mìsse ‘i sùne au festüne = Hanno chiamato l’orchestra alla festa di nozze.
Alla züte ce ballöve pi’ sùne = Alla festa di matrimonio si ballava al suono dell’orchestrina.
Sono i semi di una pianta perenne della famiglia delle Ombrellifere (Foeniculum vulgare). Alla stessa famiglia ci sono i finocchi orticoli, e i finocchi campestri. Da questa pianta si ricavano i semi molto aromatici (detti ‘i summènde fenòcchje) dalle proprietà terapeutiche: depurative, tonico-aperitive, carminative, antispasmodiche.
A Manfredonia i semi sono usati nella preparazione dei tipici biscotti salati (‘i scavetatjille = gli scaldatelli), o per aromatizzare l’arrosto di maiale e le salsicce fresche e quelle da stagionare.
Da non confondere con la polenta di mais in uso al nord d’Italia. Da noi si usava la semola macinata grossolanamente.
Piatto povero, usato specialmente d’inverno, quando le nostre nonne non avevano avuto il tempo di preparare orecchiette o pasta di casa e nella credenza non c’era da scialare…
Si faceva soffriggere in un tegame di terracotta (possibilmente sul braciere) un po’ di cipolla in olio d’oliva, poi si aggiungeva un po’ di sale e un mestolo di acqua a cranio. Quando bolliva si versava a pioggia, una manciata di semola a persona, rimestando fino alla completa cottura. Rustico, ma caldo e nutriente. Gli adulti completavano il piatto con un po’ di diavelìcchje.
Vale qui quello che ho già scritto sul vocabolo (clicca→) sóste.
Il termine, un po´serio e un po´faceto, è una iperbole, un accrescitivo.
Li vöne ´a sumasóste quanne fenèsce ´i segarètte! = Viene colto da un forte stato ansioso quando si accorge di aver finito le sigarette.
Provo a darmi una spiegazione su questo sostantivo, formato da due termini: suma e sóste. La prima parte suma forse è l’adattamento di “super” e l’altra sóste = collera, stizza.
A Mattinata, per indicare una solenne incazzatura, usano un vocabolo molto simile: sumasèste.
Il mattinatese dott. Francesco Granatiero a questo proposito afferma: «sumasèste corrisponde alle prime tre persone dell’indicativo del verbo essere latino: SUM ES EST, ed è come arrivare “a chi sei tu e chi sono io”.»
Dal suddetto söste deriva l’aggettivo sestüse = inquieto, nervoso.
Uomo deciso, sicuro, determinato, che ha la forza e la capacità di decidere e di risolvere qls difficoltà.
Gesèppe ne jì sulvarjille accüme au fréte = Giuseppe non è solutivo come suo fratello.
Presumo che derivi dal latino solvere, sciogliere, risolvere,
Sulagnéte s.f. = Insolazione
Colpo di calore derivato da irraggiamento solare (non tanto intenso, tuttavia, da causare la temuta congestione cerebrale).
L’esposizione al sole, specie se si è vestiti con abiti inadatti, causa una sensazione fastidiosa di caldo e rilascio di abbondante sudorazione.
So’ jüte au merchéte martedì. Agghje pegghjéte ‘na sulagnéte, e manghe njinde agghje accattéte! = Sono andato al mercato martedì. Ho preso un’insolazione e nemmeno nulla ho comprato.
Il padre del coniuge.
Al femminile fa sògre.
Come nei dialetti dell’Italia meridionale, per indicare i propri suoceri, si dice sùgreme e sògreme = mio suocero e mia suocera.
Per indicare quelli di chi ascolta sùgrete e sògrete = tuo suocero e tua suocera.
Credo che sia una metatesi di secutare dalla chiara matrice latina.
Ho sentito dire nel Salento: “La macchina dei Carabinieri me secùta“, mi segue. Chiara derivazione dal latino sequitur
La voce è antica ed è andata quasi in disuso perché ora viene pronunciata ancora solo le persone molto anziane.