Stùzze

Stùzze s.m. = Tozzo, pezzo, framment

Specificamente designa un pezzo di pane tagliato grossolanamente, specialmente se raffermo, ma comunque commestibile.

L’ho sentito dire anche in falegnameria: Dàmme códdu stuzze de lègne = Dammi quel pezzo di legno.

Diminutivo stuzzarjille-

È usato anche Stòzze al femminile (dimin. stuzzarèlle). In questo caso si tratta solo di avanzi di pane molto secchi, quasi da buttare. Si possono ancora “salvare” usandoli per il pancotto oppure dopo averli inzuppati in acqua per ammorbidirli e renderli masticabili. per una appetitosa panzanella con olio, sale, pomodorini e origano.

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Sturte e malurte

Sturte e malurte loc.id. = Alla meno peggio

Questa locuzione idiomatica si può tradurre anche in: bene o male, concludendo, finalmente, ad ogni modo, ecc.

Con termini più moderni si dice: stùrte e drìtte, o anche all’ammèrse o alla drìtte

Insomma descrive una prestazione d’opera, un manufatto, ecc. portato sì a termine, ma non proprio secondo le aspettative.

Si dice anche quando un lavoro iniziato da lungo tempo è stato ultimato ben oltre i termini previsti.

Uhé, Giuà, avüte fenüte de frabbeché? – Sì, ngrazzje a Düje, ‘u möse passéte: sturte e malurte àmme avüte ‘a chése e àmme paiéte ‘u màstre. = -Ehi, Giovanni, avete finito di costruire? – Sì, grazie a Dio, il mese scorso: finalmente abbiamo ottenuto la casa e abbiamo liquidato il costruttore.

Il termine malurte non significa niente (*). È solo un rafforzativo in rima, come nella locuzione spjirte e demjirte.
In italiano, proprio sturte e malurte si dice anche di riffa e di raffa = in un modo o nell’altro, ad ogni costo.
Ove riffa significa anche prepotenza (Toscana) e raffa colpo di boccia, contro il pallino o contro una boccia avversaria.

(*)  Il Prof. Michele Ciliberti – che ringrazio pubblicamente –  mi ha fatto notare che invece malurte in questa locuzione ha un significato molto calzante. Mi ha scritto:

«Leggo che “malúrte” non significa niente, serve solo per la rima. Invece, non è così. Anzitutto l’etimologia è dal latino “male ortum”, cioè “nato male”, quindi qualcosa di non regolare o di naturalmente irregolare.»   (Michele Ciliberti)

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Sturné

Sturné v.t. = Ripristinare

Qlcu dice anche sturnì

Presumo che sia una storpiatura proprio del termine dotto “ripristinare”, cioè: riportare alle condizioni originarie, ricostruire.

L’operazione del fabbro consiste nel modificare a caldo la parte tagliente, deteriorata per l’uso, di uno strumento di lavoro, specificamente i vomeri, le zappe, i picconi da sterratore e quelli da tufaroli, le accette da boscaioli, gli scalpelli, ecc..

Spesso per compensarne il logorio, il fabbro sovrapponeva al taglio consumato un altro strato metallico, sempre a caldo, gli ridava la forma a martellate sull’incudine, e poi lo temprava raffreddandolo rapidamente nella pilozza dell’acqua per dargli durezza.

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Sturlaché

Sturlaché v.i.= Blaterare

Parlare sempre, a proposito e a sproposito, a lungo e a voce alta.

Le persone che ascoltano dicono: Avàste! So’ tre jöre ca ce sté sturlacànne!!
Ossia: Ci hai storditi, intontiti, scimuniti con il tuo interminabile sproloquiare.

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Stùrce

Stùrce s.m. = capricci, boccacce, atteggiamento lezioso o di ritrosia.

Fé ‘i stùrce = fare le bizze o le boccacce per evitare di dedicarsi a qualcosa di faticoso e spiacevole, o anche per non ingerire una medicina amara.

A volte se qlcu mostra ritrosia ed accettare un dolcetto, una bibita, gli si dice amichevolmente: Quanta sturce! = Quante storie!

Come sinonimo talvolta si usa mòsse.

Quanta mòsse! Mange, nen facènne cumblemènde! = Quante scuse! Mangia, non fare complimenti!

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Stüpe

Stüpe s.m. = Stipo

Mobile di varia foggia e dimensioni utilizzato per riporre e conservare biancheria e oggetti di uso comune. Armadietto che si tiene fissato al muro, spec. per contenere utensili da cucina o provviste alimentari.

Può essere anche ricavato da una nicchia nella parete: ‘u stüpe a müre= lo stipo a muro, dotato di due ante a vetro e ripiani sostenuti da braccetti di legno inchiodati nei fianchi montanti.

Accr. stepöne s.m. = armadio senza specchi.
Quello di mia nonna odorava di pane.

Dim. stepètte s.m. = mobiletto pensile.
Quello di mio padre in bottega conteneva tutte le punte per il trapano, la madrevite per filettare i perni, e la filiera con i maschi per filettare i dadi.

Ero curioso, mi piaceva ficcare il naso dovunque.

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Stumbarjille

Stumbarjille s.m. = Moncherino

È il diminutivo di stómbe.

Di solito sii dice stómbe per la menomazione ad un arto inferiore e stumbarjille per quello superiore, per la dimensione minore del moncherino.

Mia moglie scherzosamente dice che se le sue operose mani  fossero state soggette ad erosione (per quanti lavori ha fatto nella sua vita) ora si sarebbero ridotte a düje stumbarjille = due moncherini!

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Stumachére

Stumachére s.m.= Emorroidi, malattia emorroidaria

Questo è un antico termine, ormai desueto, sentito casualmente dalla viva voce del noto poeta dialettale Franco Pinto, un formidabile depositario del nostro dialetto.

Molti termini dialettali si sono italianizzati perché i ragazzi di oggi sono tutti più istruiti rispetto alla generazione precedente.

Ad esempio non si dice più ‘u vóvete per indicare il gomito, o ‘u tetìgne per l’ascella.

Nel nostro caso oggi ormai tutti dicono ‘i murròjede o anche ‘i merròide

Vi rimando a Wikipedia:
“Le emorroidi (dal greco haîma , “sangue” e rhéó, “scorrere”) sono strutture vascolari del canale anale che giocano un importante ruolo nel mantenimento della continenza fecale. Diventano patologiche quando sono gonfie o infiammate, causando una sindrome nota come malattia emorroidaria, alla quale spesso ci si riferisce, nel linguaggio comune e anche nella divulgazione, sempre con il medesimo termine di emorroidi.”

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Stüle

Stüle s.f. = Manico

In genere si intende con questo termine il manico di legno degli utensili da lavoro.

Specificamente il manico del piccone, del martello, dell’ascia, della mannaia, della zappa, ecc.

Presumibile etimo: stelo

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Stujé

Stujé v.t. = Asciugare, detergere

Eliminare il liquido o l’umidità che bagna qualcosa.

Specificamente stujé si usa quando, per asportare l’umido, si adopera un assorbente di carta, di stoffa, di spugna, ecc. passandolo sulla parte intrisa.

Presumo che derivi dal francese essuyer = asciugare

Anticamente i pescatori, i contadini e i pastori dicevano anche stuscé.

Pìgghje ‘u mannüle e stüje i méne au uagnöne = Prendi un asciugamano e asciuga le mani al bambino.

Esiste la forma riflessiva stujàrece = asciugarsi

Ha’ fenüte? E stójete = Hai finito? E asciùgati.

Stujàteve ‘u mosse ca sté chjüne de süche = forbitevi le labbra (con il tovagliolo) perché recano tracce di ragù.

Quando si asciuga esponendo la parte bagnata al sole, all’aria, a una fonte di calore, ad una corrente d’aria, si usa il verbo assuché = asciugare.

Assuché ‘i pànne = sciorinare il bucato.

Quando per il tempo piovoso l’asciugatura avveniva in casa si usava un’intelaiatura sopra il braciere, chiamata appunto l’assüca-pànne

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