Smòrza-tegnüse

Smórza-tegnüse s.m. = Tuffetto, svasso

Accettabile anche la pronuncia smozza-tegnüse.

Sono uccelli acquatici (Tachybaptus ruficollis) piuttosto diffusi.
Da bambini li vedevamo a gruppi nelle calette della scogliera di Siponto o all’interno del bacino del Mandracchio, sotto il Faro di Manfredonia.
Fanciullescamente le chiamavamo “paparèlle”.

Abilissimi a tuffarsi per ghermire piccoli pesci di cui si nutrono in prevalenza. Sono più propensi al nuoto che al volo.
Vivono in acque lacustre e salmastre. Le specie nostrane evidentemente si sono acclimatate all’acqua marina, o almeno a quelle nei pressi delle numerose sorgenti litorali.

Le mie ricerche mi hanno portato a definire il nome italiano e regionale.
Credo che scientificamente si identifichino nel genere Tachybaptus o Pòdiceps, forse nella specie Podiceps nigricollis (dal collo nero) oppure in quella Tachybaptus ruficollis (dal collo rossastro) credo dal colore del piumaggio del loro collare.

Il curioso nome (in napoletano detto Sommuzzarièllo) deriva dal suo modo di tuffarsi nell’acqua e del suo rimanere in apnea.

Nel nostro dialetto Smórza-tegnüse deriva da smurzé o smuzzé = sommozzare e tegnüse = piccolo pesce che vive in acque poco profonde.

Ringrazio vivamente Bruno Mondelli per il suo suggerimento.

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Smirjòtte

Smirjòtte sopr.= Smiriota, Smirnese, originario o nativo di Smirne (Asia minore)

Il lettore Lino Brunetti asserisce che quel soprannome fu affibbiato al guardiano del cimitero di Manfredonia, collega del Vassjire. Addirittura (caramba che sorpresa!) ‘U Smirjòtte era lo zio di un altro nostro affezionato lettore, Umberto Capurso

Smirjòtte: Costui, o qualche suo antenato, “fu così chiamato solo perché era nato o proveniva da Smirne, città dell’Anatolia o Turchia sull’Egeo, nel breve momento che questa città fu occupata da truppe italiane, credo nel 1910-1912” (Lino Brunetti)

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Smèrle

Smèrle s.m. = Smerl

Tipo di ricamo per orli che presenta sporgenze e rientri,come le merlature delle torri di fortificazione o dei castelli.

Ritengo che l’etimo sia proprio “merlo” ,nel senso di tratto di mura nelle fortificazioni che sporge in altezza a intervalli regolari.

Uno dei primi punti che le nostre mamme andavano ad imparare dalle bravissime ricamatrici professionali.

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Smandullé

Smanndullé v.t. = Guastare, rendere inservibile

In italiano il verbo simile “smantellare” significa per lo più: abbattere, demolire, smontare un impianto, un palco, come anche il sinonimo “sbaraccare”.

Invece in dialetto significa per lo più rompere un oggetto, un utensile con delle parti meccaniche in movimento, come ad esempio un giocattolo, un orologio, un bambolotto, un’automobilina telecomandata, una bicicletta, ecc.

Giuànne töne l’artèche: quèdda bececlètte l’ò smandulléte tutta quande = Giovanni è irrefrebabile: quella bicicletta l’ha resa inservibile.

Ne deriva:

– Smandulléte agg. = inservibile, non funzionante, o malfunzionante.
I molle d’u ljtte sò tutte smandulléte = Le reti del letto sono totalmente insicure.

– Smandullàrece v.i. = (riferito ad oggetti inanimati) mostrarsi instabile, insicuro, pronto quasi quasi a collassarsi.
Stàtte attjinde ca ‘sta sègge ce smandullöje = Sta attento perché questa sedia è insicura e può cedere.

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Smanajöle

Smanajöle agg. = Estroversa, espansiva.

L’aggettivo specificamente è riferito, solo al femminile, a ragazza vivace, briosa, effervescente ma poco propensa a svolgere lavori domestici.

Non credo che si sia mai visto un ragazzo smanajùle

Insomma bella e piacevole nel divertimento, ma in casa decisamente škenèlle= scansafatiche.

Deriva certamente da smànje = smania, desiderio incontenibile, voglia impaziente…di andare a divertirsi.

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Smagnöne

Smagnöne s.m. = Segnale campestre

Di solito serve per avvertire che un frutteto o un prato o un campo è stato irrorato di anticrittogamici.

Per prudenza è meglio non coglierne frutti fino alla completa maturazione, altrimenti si rischia l’avvelenamento.

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Škuškenàrece

Škuškenàrece o Šcušchenàrece Scuscenàrece v.int. = Abbattersi, schiantarsi

Si usava nella forma riflessiva indicante lo schiantarsi al suolo di chi non regge un grosso peso.

C’jì Škuškenéte = Ha ceduto, non ha retto il peso.

Termine incomprensibile dai ragazzi di oggi.

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Škuppètte

ŠkuppètteŠcuppètte  s.f. = Schioppo

Fucile da caccia, schioppo.

Deriva dallo spagnolo escopeta. o dal francese escopette

Era chiamato anche ‘u düje bòtte = il ‘due colpi’, perché era dotato di due canne affancate o sovrapposte.

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Škuméje

Škuméje, škumé o šcumé v.i. = Sfacchinare, sgobbare, lavorare sodo

In italiano il verbo schiumare (cui somiglia il nostro verbo) significa togliere la schiuma, ma ha anche altri significati.

Quello che calza al nostro dialetto è:
“Emettere bava o sudore schiumoso, spec. per fatica o per rabbia: il cane ringhiava schiumando; dopo la corsa il cavallo schiumava e ansimava . (Dizionario on line De Mauro)”

Tuttavia il nostro škumé è riferito solo alle persone che compiono una fatica massacrante.

Vüje stéte alla spiagge e jüje stéche a škumé mbacce a ‘na vocche de fórne = Voi state alla spiaggia mentre io sto a sgobbare vicino alla bocca del forno..

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Šküme

Šküme Šcüme  s.f. = Schiuma, spuma

Insieme di bolle d’aria o di altro gas che si forma alla superficie di un liquido sottoposto a ebollizione o ad agitazione; (Sabatini-Coletti).

Anche quella prodotta dal sapone, particolarmente dal sapone da barba al profumo di mandorle amare, è  šküme.

Voglio aggiungere quella che si forma nel bicchiere quando si versa il vino o la birra è  šküme.

Il buon bevitore, quando esistevamo le osterie, rivolgendosi alla schiuma del vino versato nel bicchiere, sussurrava: “se tu resti, io me ne vado; se tu te ne vai, io resto”.  C’è un perché! Se il vino è genuino, la schiuma dopo qualche attimo sparisce. Se invece il vino è annacquato, la schiuma nel bicchiere permane a lungo, e perciò l’intenditore preferisce alzare i tacchi.

Vorrei non enumerarla, ma purtroppo lo debbo fare per dovere di linguista,”‘a šküme a ‘nu quarte e n’ate“… = La schiuma ad una parte ed all’altra (della bocca). Puah!

È quella che si forma ai due lati della bocca, la bava secca, quando qlcu è gran parlatore e non si accorge che gli crescono le cispe!

Preferisco pensare alla fugace šküme dell’onda che si infrange sulla battigia, o meglio, alla  soavissima schiuma cremosa di un bollente cappuccino preso al mattino presto nel bar Aulisa, con o senza spruzzata di cacao amaro in polvere! Lüce de Paradüse! = Luce di Paradiso!

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