Dacchessì avv. = Così
In questo modo, in questo aspetto, in cotal forma e sim.
Meh, nen facènne dacchessì! = Dai, non fare così!
Dacchessì avöv’a jèsse = Così avrebbe dovuto essere.
Damò de nànde loc.avv. = D’ora in poi
Accettabile anche da mò de nànze = Da ora in avanti.
In ogni caso si pronuncia con una sola emissione di voce, come fosse una sola parola: damodenànze.
Quando si dà un ordine perentorio, si intende cambiare immediatamente un andazzo, una disposizione, si inizia così: da questo momento si fa in questo modo!
Da mò de nànze mìttete a studjé alla veramènde, ca se nò nen pàsse! = D’ora in poi impegnati a studiare seriamente, altrimenti non supererai gli esami.
Djitöne s.m. = Dito grosso, Pollice e Alluce
Significato letterale: ditone, dito grande.
Ovviamente si riferisce sia al pollice delle mani, sia all’alluce dei piedi.
U cazze ca non völe fòtte dïce ca tròve ‘i pïle pe nnanze. pr.
Chiedo scusa per la frase un po’ troppo colorita…. Anche questo è dialetto. Credo che la traduzione sia superflua.
Il proverbio evidenzia il fatto che spesso colui che non ha voglia di fare qualcosa riesce sempre a trovare una scusa per non farla.
Con lo stesso significato si cita anche quel Detto dell’asino che non vuole bere.(←clicca)
Cuzzètte s.m. = Nuca
Occipite; estens. la parte posteriore del collo, Familiarmente dicesi collottola.
Quando tornavamo dal barbiere, immancabilmente qlcu dava uno schiaffetto sulla nuca, perché si doveva ‘ngegné ‘u cuzzètte = inaugurare la collottola.
Per estensione si intende indicare con cuzzètte la parte posteriore di un arnese. Per esempio l’accetta ha una parte detta tàgghje = taglio e quella opposta, sopra l’occhio dov’è infilato il manico, chiamata cuzzètte, che può essere adoperata come martello d’emergenza.
Cùzze s.m. = Occipite, collottola
Vale qui quanto già detto per cuzzètte, di cui praticamente è un diminutivo.
Lo vedo collocato sia come parte posteriore di un arnese, per esempio dell’accètta, usata talvolta come improvvisato martello e sia per significare una grossa nuca di adulto.
Così forse è meglio spiegato anche il soprannome Rangecùzze.
Cutüne s.m., top. = Pozzanghera
Pozza di acqua piovana, sporca e fangosa formatasi sulla strada o nei terreni.
Per estensione dice anche di stagno, laghetto al posto di ‘u léghe = il lago.
E cóste jì ‘nu léghe? cóste jì ‘nu cutüne! = E questo è un lago? Questo è una pozzanghera!
Esiste una masserìa in agro di Manfredonia detta proprio Cutüne, sulle mappe segnata come Cutino.
Cutrjéte agg. = Soddisfatto
Ho sentito anche la versione cutljéte. Perso che entrambe vadano bene per dire: contento, accontentato, appagato, pago, felice, beato, sazio, satollo,sfamato, ecc.
Codde Giuànne jì cannarüte; ajire au festüne ò fatte paste nòbbele: ah sì, tutte cundènde e cutrjéte! = Costui, Giovanni è ghiottone: ieri al rinfresco ha mangiato cibi prelibati: eh sì, tutto contento e soddisfatto.
Cutelàrece v.i. = muoversi
Ho usato il verbo muoversi, nel senso che qualcosa, per cause diverse, presenta anomalia perché non è ben fissata nella sua posizione originale.
Faccio qualche esempio per chiarire il concetto.
‘Stu chjuve ce cutelöje = questo chiodo dondola (non è ben fissato);
Dottö’ tènghe düj djinde ca ce cutelèjene = Dottore, ho due denti che si dondolano;
Tjine ‘a fröve? Vatte cùleche e nen te cutelànne = Hai la febbre? Mettiti a letto e non ti muovere.
Nella forma transitiva va bene cutelé (dal latino cutere e cutulum = agitare, scrollare).
Da questo verbo latino deriva l’italiano “scuotere” nonché il nostrano sostantivo maschile (clicca→) cutelìzze che indica una leggera scossa tellurica, o anche il lieve scuotimento di una persona attraversata da brividi di febbre,
Cutegnéte s.f. = Cotognata
Ammessa anche la pronuncia chetugnéte e cutugnéte.
La cotognata è la marmellata di mele cotogne, tipica preparazione italiana.
La polpa della mela cotogna ha un sapore molto acido e poco gradevole, ma è molto profumata, e per questo non è adatta al consumo fresco.
Risulta invece molto indicata per la preparazione di marmellate, conserve e gelatine, anche per l’alto contenuto di pectine e tannini, che servono ad addensare.
La cotognata ha la consistenza di una gelatina, e si presta ad essere realizzata in mille forme diverse, grazie all’uso di stampi e formine di varie fattezze e misure.
Quella che ricordo volentieri era di marca “La Rocca” di Bari, ed era venduta in mattoncini, dalle dimensioni di quattro dadi da brodo, avvolti in cellofan, dal color nocciola-rossastro, e dal profumo delizioso. Non la spalmavo sul pane, ma la addentavo con avidità: uno due e tre bocconi. Alla prossima volta!
Come per ‘u chetògne = la mela cotogna, anche per ‘a cutegnéte c’era una specie di breve conta:
Chépe e cutegnéte
a chépa töve
jìnd’a pegnéte
Trattandosi di poche sillabe questa conta si attuava con pochi bambini.
Traduzione: Testa e cotognata, la testa tua dentro la pignatta. Solo per questioni di rima, per carità!