Autore: tonino

Mmècce

Mmècce s.f. = incastro

Incastro usato per tenere uniti due segmenti di legno, specie in ebanisteria e in carpenteria navale, senza dover far ricorso a chiodi, viti o rivetti. È probabile che le giunzioni anche in edilizia, in metallurgia o in sartoria vengano chiamate “mecciatüre” o “a mmècce“. Di sicuro il termine è in uso anche in Campania e a Cerignola.

Possono essere di vari formati.
il più conosciuto è detto “a coda di rondine” per lavori di grande precisione.

Altro tipo di incastro molto in uso è detto in italiano “a spina” o “a tenone e mortasa”, ossia dei cilindretti di legno che si inseriscono nelle corrispondenti cavità dell’altro legno da congiungere.
Questi tenoni da noi sono detti “megnuzze”. Clicca sul link: https://www.parliamomanfredoniano.it/megnuzze/.

Ringrazio l’amico Matteo Borgia 2° per avermi dato il suggerimento, consentendomi la stesura di questo articolo.

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Tre volte ce pèrdene ‘i sinze…

Tre volte ce pèrdene ‘i sinze: ‘n gioventù, alla vecchjéje, e au timpe de mizze

Tre volte si perde il senno: in gioventù, durante la vecchiaia, e nel tempo di mezzo (ossia durante il tempo che intercorre fra queste due condizioni).

Praticamente, durante tutta la vita.
In effetti ognuno nel corso della propria vita trova il tempo di far cazzate, di agire senza riflettere, senza discernimento.

Sul significato di pèrde ‘i sinze vi rimando alla voce specifica cliccando qui.

Ringrazio il lettore Michele Murgo per avermi riportato questo Proverbio, profferito da sua madre a proposito, giusto quando la circostanza lo ha richiesto!

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Allanghéte

Allanghéte agg. = Assetato, affamato

Allanghéte probabilmente nato sulla falsariga dell’antico verbo italiano “aggangare” = seccare o sentire arsura, aver grandissima sete.

Per estensione si usa allanghéte per definire l’atteggiamento di persona in severa astinenza (di acqua, cibo, sesso, tabacco, ecc.), cioè che sente un fortissimo desiderio di soddisfare un bisogno.

Il già citato vocabolario cerignolano fa derivare il termine dal latino anancatum.

Accüme sté allanghéte, ne l’avaste manghe ‘nu sìcchje d’acque = Da come è assetato, non gli basterebbe nemmeno una secchiata d’acqua.

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Sprudènte

Sprudènte agg. = irriguardoso, sfacciato, sfrontato, arrogante.

L’aggettivo generalmente era rivolto alle pulzelle sfacciate che non usavano alcuna prudenza o rispetto verso il prossimo, anzi quando erano riprese per questo atteggiamento ostile, erano prontissime a ribattere all’infinito ogni tentativo di rabbonirle.

Al giorno d’oggi questo atteggiamento è molto diffuso, anche se il termine è andato in disuso.

La pìgghje pe chépe e möne mùzzeche, la pìgghje pe cöde e möne càvece! Ne la pute addumé de nesciüna manöre! = La prendi per testa e tira morsi, la prendi per coda e sferra calci! Non la puoi domare in nessuna maniera!

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Vòvete

 

Vòvete s.m. = gomito

«È il segmento dell’arto superiore che unisce il braccio all’avambraccio con l’articolazione omero-cubito radiale» (dal Treccani). Foto reperita in rete.

Il sostantivo deriva dal latino cubitum che  era una misura romana di lunghezza di circa 45 cm, probabilmente dalla punta del dito medio al gomito.

In anatomia viene usato cùbito per indicare l’ulna, una delle due ossa dell’avambraccio parallelo all’altro osso detto radio, cui si collegano le ossa del polso.

Al singolare la “o” (‘u vòvete) ha un suono largo. Al plurale (‘i vóvete)  ha un suono più acuto, quasi una “u”. .

Il termine vóvete, dal suono gradevole (ammessa anche la versione vódeve) purtroppo è andato quasi del tutto in disuso.
Oggi si dice gòmete, per indicare sia la parte anatomica dello scheletro umano, sia per il pezzo filettato a forma di pipa che raccorda ad angolo retto due tubi lunghi, e sia qualunque manufatto che abbia nella sua conformazione una brusca svolta angolare, come ad esempio un incrocio stradale “a gomito” o un supporto di candelabro, ecc.

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Ammurrechéte

Ammurrechéte agg = rauco, roco, arrochito

Ammesso anche ammurechéte, con una sola “r”.

Dicesi di persona, e più specificamente di voce arrochita. rauca.

Alterazione della voce, dovuta a raucedine (irritazione del sistema fonetico, detta disfonia).

Compare spesso assieme ad una laringite dovuta ad inalazione di fumo o di sostanze irritanti, o per effetto di un prolungato sforzo delle corde vocali.
Ne sanno qualcosa i tifosi del gioco del calcio, che si sgolano allo stadio per sostenere la propria squadra.

Sté ammurrechéte = Essere rauco,
Tenì ‘a vöce ammurrechéte = Avere la voce arrochita.

Certamente l’aggettivo è di derivazione latina: raucus, ab raucatus = rauco

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Pèsce-stèlle

Pèsce-stèlle s.m. = Leccia stellata

Pesce di mare (Trachinotus ovatus) diffuso in tutti il Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico, dalla Manica all’Africa equatoriale. Vive a ridosso della costa.

Per il suo corpo affusolato senza squame, viene scambiato con la simile ricciola, da cui si distingue per la coda molto falcata.
In piena maturità può raggiungere la lunghezza su 50 cm.
In gastronomia è apprezzata per le sue carni, specie se preparate in umido.

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N’avènne chjacchjere

N’avènne chjacchjere = Non dire sciocchezze

È una locuzione amichevole per interrompere qualcuno che racconta panzane, esagerazioni di gesta inverosimili, ecc.

Il fatto di invitare l’interlocutore a non dire stupidaggini, a non tergiversare, a non ostinarsi in certe idee, è di uso esclusivo ed accettato in un gruppo amicale.

Difatti molti usano un linguaggio meno sofisticato e direttamente in lingua: «Non dire stronzate!»

Non è ammesso rivolgersi con n’avènne chjacchjere a un insegnante, ad un genitore, ad Agente delle Forze dell’Ordine ecc.

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Pisciarjille

Pisciarjille s.m. = fiotto

Questo termine designa una fuoruscita di liquido dalla sua sede naturale.

Ovviamente deriva dal verbo pescé = pisciare, urinare per la forma che assume il gettito urinario durante la minzione.

Dalla tubbazziöne jèsse l’acque a pisciarjille = dalla tubazione (rotta) fuoriesce l’acqua a fiotto.

Ovviamente pisciarjille può riferirsi anche alla perdita di liquidi con intensità meno prorompente dell’acqua dei tubi.

Jèsse ‘u sanghe da ‘u nése a pisciarjille = Esce il sangue dl naso a fiotto. Epistassi traumatica o da fragilità capillare.

Quando la perdita non è evidente, cioè non è ben visibile, si dice che il recipiente sgorre =perde, non è a tenuta

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Jìntrechése

Jìntrechése agg. = casereccio, nostrano

Un aggettivo riferito per lo più a preparati alimentari, fatti in casa, a mano, talvolta destinati alla vendita, decisamente più genuini degli analoghi prodotti industriali, perché preparati senza coloranti e senza conservanti per lo più con materie prime di origine biologica.

Parlo di biscotti, pasta fresca, scaldatelli, mostaccioli, salsicce, limoncello, passata di pomodoro, ecc.

Alla lettera jìntrechése significa (fatto) in casa, dentro casa.

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