Arruffianàrece v.i. = arruffianare, arruffianarsi
Comportarsi in modo servile per ingraziarsi qualcuno per il proprio tornaconto.
Questo atteggiamento è molto diffuso in ambito politico o lavorativo perché volto a propiziarsi un qualsivoglia vantaggio (di carriera, di remunerazione, di privilegi, ecc.).
Insomma una autentica captatio benevolentiæ, ossia il catturare la condiscendenza altrui, aggiungerei con ogni mezzo, lecito e illecito.
È usata anche la locuzione tenì accurdéte. = concedere regalia, o anche il Detto jónge l’asse ca la röte aggiüre = ungi l’asse (del carretto) così la ruota gira (più facilmente).
L’elargizione può essere occasionale o continuativa commisurata al valore o alla cadenza con cui si spera di ottenere la facilitazione.
In questo caso i Latini dicevano do ut des = io do affinché tu dia. Insomma quell’inciucio che i Napoletani definiscono esplicitamente con “io te dongo ‘na cosa a te, tu me daje ‘na cosa a me“
Mi viene in mente Renzo, quando aveva approntato i famosi quattro capponi per arruffianàrece (pe tenì accurdéte) l’avvocato Azzeccagarbugli.

L’assücapanne, altro oggetto caduto in disuso, era formato da una gabbia in legno a cupola, con la faccia inferiore aperta che copriva il braciere, indispensabile per asciugare gli indumenti. Non lo vedono da molto tempo nelle case, ci dicono dalla compagnia
Esistevano anche quelli di ferro costruiti dai nostri bravi artigiani. Decisamente più robusti e più efficaci specie nella funzione secondaria di barriera anti bambini.