Categoria: S

Sciàbbele

Sciàbbele s.f. = Sciabola

Oltre al significato di sciabola intesa come arma da punta e da taglio, la sciàbbele, intende designare il Pesce sciabola (Lepidopus caudatus).

Questo è un pesce d’acqua salata appartenente della famiglia Trichiuridae.

È diffuso nel Mar Mediterraneo, nella costa atlantica orientale (dall’Islanda al Sudafrica) e nell’indo-pacifico.

Vive nelle acque costiere fino alla discesa della piattaforma continentale negli abissi, da -40 a -620 m di profondità, soprattutto su fondali fangosi.

(da Wikipedia)
“Questo pesce presenta un corpo allungato e compresso ai fianchi, tipicamente nastriforme. Il muso è allungato, con due mascelle provviste di denti aguzzi e robusti. La pelle è sprovvista di scaglie e molto viscida. La pinna dorsale inizia subito dopo la testa e termina a pochi cm dalla pinna caudale: nella parte iniziale è sostenuta da raggi simili ad aculei, per poi passare presto a raggi molli e sottili. Le pinne pettorali sono trapezoidali, la coda piccola e bilobata. La ventrale è formata da pochi raggi vicini alla coda. Le pinne ventrali sono ridotte a moncherini.
La livrea è argentea, più scura su capo e dorso. Le pinne sono tendenti al giallo trasparente.
Può raggiungere e superare i 200 cm di lunghezza, per un peso massimo di 8 kg.”

La sua carne è ritenuta erroneamente di scarso pregio. Provatela in umido e smentirete i sedicenti esperti.

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Sciabbelòtte

Sciabbelòtte s.m. = Peperone verde

Tipo di peperone verde, dritto, piuttosto allungato, terminante a punta, non è piccante.

Si usa prevalentemente arrostito, spellato, diviso a listerelle, e condito con abbondantissimo olio, aglio e sale.

Talora un pezzo di questo peperone arricchisce ulteriormente di profumo la nostra ciambotta.

Quelli gialli rossi e verdi di serra, sono sì più carnosi, ma non hanno il sapore degli sciabolotti.

Penso che il nome sciabbelòtte significhi sciaboletta: infatti il peperone, impugnato dalla parte del peduncolo, in mano a un marmocchio sembra uno spadino o una piccola sciabola.

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Sciacquapecciöne

Sciacquapecciöne s.m. = Brodaglia, sbobba

Brodo troppo acquoso, insipido, per niente invitante.

Quando qlcu si imbatte malauguratamente davanti a un piatto non troppo appetitoso, specie se brodoso, e senza formaggio, come accade quando si è ricoverati in uno di quegli ospedali di terza categoria, si confida con il/la suo/a vicino/a di letto: e che jì ‘stu sciacquapecciöne? = ma che è questo liquido? È buono, solo perché tiepido, a fare le abluzioni nelle parti intime.

Ringrazio Sator per il suo prezoso suggerimento (del termine, non di fare le abluzioni…).

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Sciàcque

Sciàcque agg. = Guasto

eggs

Specificamente si riferisce a uova “scadute”, ossia deposte da molto tempo, riconoscibili dal rumore acquoso che emettono agitandole energicamente, come quando si sciacqua una bottiglia.

Forse il fatto delle uova “sciacque” deriva proprio da questa empirica azione di controllo che le nostre nonne eseguivano prima di acquistarle.

Luciè, nen me dànne l’öve sciàcque! = Lucietta, non mi vendere le uova scadute!

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Sciaddöje

Sciaddöje s.f. = Sciatto.

Persona dall’aspetto trascurato, trasandato, disordinato. Spec. se si tratta di individuo di sesso femminile, su cui appare ancora più evidente la trascuratezza (pulizia carente, pettinatura scarmigliata e abbigliamento sbracato…puah).

Mariè, aggióstete ‘mi pöche: ‘u vüte ca assemìgghje a ‘na sciaddöje? = Maria, rassettati un po’: lo vedi che sembri una persona trasandata?

Al plurale femminile è invariato, ma al plurale maschile fa sciaddüje.

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Ho letto da qualche parte che è usato anche in Campania:  «Donna inconcludente, senza spessore, sbandata e anche sciatta e non curata…..dovrebbe venirci dal greco SKEDAO con lo stesso significato» …diventa poi SCIADDEA poi SCIARDEA”

Sinonimo: zolla-zolle

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Scialacqué

Scialacqué v.t. = Scialacquare, sperperare, dilapidare

Spendere con larghezza, senza criterio e senza alcuna remora. Sperperare, prodigare, scialare.

La persona che fa uso smodato delle sue sostanze dicesi scialacquöne.

Si usava anche (clicca→) sciambregnöne 

 

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Scialacquöne

Scialacquöne agg s.m. = Scialacquatore

Sinonimo Strusceljìre = sprecone

Spendaccione, sciupone, sperperatore, dilapidatore di patrimonio, prodigo fino a ridursi sul lastrico,“de cule,ndèrre, cioè de cule a chiapparüne” = di culo per terra, ossia di culo ai capperi.

Chiaramente a questo punto i compagni di bagordi si sono tutti dileguati….

La parabola evangelica del Figluol prodigo addita proprio lo scialacquöne per eccellenza.

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Sciàlepe

Sciàlepe agg. = Bleso

Persona affetta da blesità e perciò non pronuncia bene alcune consonanti. Specificamente quelle, definite dagli addetti ai lavori, “fricative alveolari” (s e z).

Ammesso anche – come pronunciato in altro comuni della Daunia – il bisillabo scialpe (scial-pe) anziché il trisillabo sciàlepe (scia-le-pe).

L’accrescitivo scialepöne è piuttosto peggiorativo o addirittura offensivo per evidenziare anche il difetto di qualcuno che si comporta scorrettamente.

Il verbo da cui deriva il sostantivo/aggettivo sciàlepe è (clicca→) scialepjé.

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Scialepjé

Scialepjé v.i. = parlare con blesità

Parlare con difetto di pronuncia di alcune consonanti, principalmente S, SH, Z. e talvolta la R e anche la L).

Giuànne scialepejöje = Giovanni parla con difetto di pronuncia (non credo che esista in italiano bleseggiare…)

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Sciallètte

Sciallètte s.f. = Sciarpetta, intingolo.

1 ) sciallètte = Lunga fascia di lana o di altro tessuto che si porta attorno al collo per ornarsi o per ripararsi dal freddo (Sabatini-Coletti). Una volta gli elegantoni la indossavano sotto il cappotto, in verticale dal collo in giù, senza nemmeno iaccavallarne i lembi. Ora si indossa alla meno peggio, a mio avviso in modo molto rustico e anticonvenzionale, con un orribile nodo, improponibile negli anni della mia giovinezza.

2) sciallètte, detta anche acquaséla càvete (per distinguerla dall’acquaséla frèdde) e sciallètte de purtjàlle = intingolo molto semplice.

La sciallètte era usata per inzuppare, o meglio, per ammorbidire tozzi di pane duro e vecchio. Come companatico valeva ben poco.

Suggerito dalla carenza di mezzi, consisteva in un mestolo di acqua, calda e condita con sale, che si versava in un piatto dentro cui era stato in precedenza spezzettato del pane molto raffermo e due fettine di arancia. Un filo, ma proprio un filo, di olio di oliva completava l’inusuale portata, che d’inverno rappresentava una vera e propria cena molto povera, in mancanza di altro.

Se questa sciallètte era monotonamente servita ogni sera, veniva accolta e apostrofata come sciacquapecciöne.

In Basilicata è detta “cialledda”. Presumo che abbia origine dal francese chaleur, chaud = calore, caldo.

Ora grazie a Dio, qui da noi nessuno soffre più la fame come una volta. Il pane che ora avanza viene spesso buttato nella spazzatura, perché è ritenuto “immangiabile”….e noi della vecchia generazione son sopportiamo questo scempio.

Il termine acquaséla usato all’inizio significa ‘acqua e sale’. L’acquaséla fredde era la versione estiva della sciallètte, e si compiaceva di avere, oltre all’acqua e al sale, anche una cipolla affettata che sostituiva l’arancia (purtjàlle) ed era arricchita dal pomodoro fresco affettato. L’origano era del tutto facoltativo.

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