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Tursèlle

Tursèlle s.f. = Cavolo rapa

È una varietà dei cavolo (Brassica oleracea gongylodes). Poco diffuso da noi.
Può essere mangiato cotto come una una qualsiasi verdura, ma anche crudo  in insalata, a fettine sottili o à la julienne. Ha un sapore simile a quello dei ravanelli, e possiede molte proprietà ed elementi nobili, tra cui il fosforo, oltre che un quantitativo elevato di vitamina C e poche calorie.

Il termine dialettale (può anche pronunciarsi turzèlle) trae la sua origine da (clicca→) tórse = torsolo, inteso specificamente come il torsolo delle cime di rape, di cui ricorda il gusto e l’odore quando lo si assapora crudo.

Riporto testualmente quanto pubblicato da “Valfrutta-Coop.Agricola” su questo ortaggio.

«Altra interessante varietà di Brassica oleracea [tra le sue numerose varietà troviamo il comune cavolfiore il cavolo cappuccio e la verza ndr], il nome scientifico del cavolo rapa è Brassica oleracea gongylodes.
Anch’esso originario del bacino del Mediterraneo e dell’Asia centrale, il cavolo rapa forma un apparato radicale a fittone ma, a differenza degli altri cavoli, meno sviluppato; il fusto sviluppa una parte ingrossata detta torso (impropriamente chiamata rapa) dalla consistenza carnosa e dal colore che può essere bianco, verdastro o violaceo e che è la parte commestibile della pianta, capace di raggiungere anche 1 kg di peso. Dal torso si formano foglie lungamente picciolate (anche oltre i 15 cm), lobate, di colore verde più o meno vivo o violacee e ricoperte da sostanze cerose tipiche delle varietà di B. oleracea.»

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Turtanjille

Turtanjille s.m. = Tortanello (Pane a ciambella)

Quando il pane si preparava in casa, le mamme premurose con quella stessa pasta confezionavano una specie di ciambellone.

Siccome il forno per arrivare alla temperatura voluta aveva bisogno di molto tempo. il fornaio concedeva ai richiedenti di cuocere alcune minutaglie prima del pane.

Tra queste c’era la “pizza alla vampa” (focaccia con olio, sale e origano e raramente con pomodorini) e il “tortanello”, cotte sulla pietra.

Bastava poco tempo per la cottura. Si portava così a casa ‘u turtanjille, un’anteprima del pane, fragrante, e attesissimo da tutta la famiglia.

Pare fosse particolarmente apprezzato con la zuppa del pesce, da intingere nel sugo della ciambòtte.

Da non confondere con il Tortaniello napoletano (detto anche Casatiello) a base di formaggio pecorino, uova salame ecc.

In alcuni paesi garganici per tastare se la temperatura del forno era al punto giusto, i fornai usavano della pasta di pane a forma di ciabatta. Dopo breve cottura questa fragrante pagnottella schiacciata e allungata veniva detta paposcia.   Alcune pizzerie, arricchendo l’impasto con olive stanno riproponendo questa specialità.

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Tùsseche

Tùsseche (o tusche) .m. = Veleno, sostanza tossica

Sostanza che per le sue proprietà può alterare la funzione delle cellule di un organismo vivente con cui ha contatto, fino addirittura provocarne la necrosi.

‘U tùsche ‘i scaramüne (o‘a pòlve i scaramüne) = Il veleno contro gli scarafaggi.

‘U tùsche ‘i sórge (o più tecnicamente l’arsèneche = l’arsenico) = Il veleno contro i topi.   Si vendeva liberamente da Viscardo per questo scopo.

Non risulta nelle cronache locali che sia mai stato usato in atti criminosi contro persone. Gli omicidi, quando avvenivano,  si perpretavano mediante coltellate o fucilate.

Derivato da tùsseche esiste il verbo ‘nduseché = intossicare, avvelenare (in senso figurato) col significato di amareggiare, contrariare, severamente. ostacolare.

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Tùtte l’àngele a chésa möje!

Tùtte l’àngele a chésa möje loc.id = Che sorpresa!

Alla lettera significa: (Che bello,)tutti gli angeli (si sono radunati) a casa mia!

Si tratta di un’espressione di meraviglia, di sorpresa, allorquando, rincasando, il padrone di casa si imbatte in graditi ospiti che si erano intrattenuti oltre il tempo prefissato proprio per salutarlo.

Ovviamente la locuzione è accompagnata da un vistoso sorriso e dall’invito a rimanere ancora,nonostante quelli mostrino di voler andare via.

L’espressione è bella e mi è sempre piaciuta e non manca occasione di sfoderarla con i miei (grazie a Dio) numerosi amici.

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Tutte-cöse

Tutte-cöse agg.indef. = Tutto, ogni cosa

Ogni cosa, indistintamente, nessuna esclusa.

Ovviamente su “cosa” c’è da scrivere un libro appositamente per le numerose sfaccettature che ha il termine sia in dialetto, sia in lingua.

Quanne vjine a chése pùrte tutte-cöse pe féje i scavetatjille = Quando vieni a casa (mia) porta tutto l’occorrente per fare i biscotti al finocchietto.

Nen m’ò dìtte tutte-cöse = Non mi ha detto tutto

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Tutte-quànde

Tutte-quànde agg.indef. = Tutti indistintamente.

Se riferito a un oggetto indica un’intera quantità.

M’agghje mangéte tutte-quande ‘u geléte= Ho mangiato tutto il gelato.

Se riferito a persone indica tutti indistintamente.

So’ venüte tutte-quande i cumbàgne a truàreme au sputéle= Sono venuti tutti gli amici a farmi visita in ospedale.

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Tutung e tetang

Tutung-e-tetang locuz.id.. = Bla bla

Chiacchierio insistente; discorso inutile e inconcludente e portato per le lunghe.

E parlöve, e parlöve, e tetùng e tetàng: nen la fenöve cchjó! = E parlava e parlava, e bla bla bla, non la finiva più!

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Tuzzelé

Tuzzelé v.int. = Bussare

Picchiare su una porta e simili, per farsi aprire o per annunciarsi (Sabatini-Coletti)

Esiste la variante tuzzeljé più nel senso figurato, come per dire ripetere sempre la stessa richiesta di denaro, di prestazioni, di beni.

Tuzzeljije a quèdda pòrte = Bussa a quella porta.

Evògghje a tuzzelé! Nen ce sté nesciüne! = “È inutile bussare qui! Non vi aprirà nessuno” (Toto Cutugno, “Soli”)

Si usavano le nocche delle dita per bussare. Ora si bussa a mano solo per chiedere di entrare nell’ambulatorio del medico o in un ufficio pubblico.

Una volta i portoni erano dotati di un battocchio metallico, dalle più svariate fogge, perché gli abitatori del piano superiore potessero sentire quelli che bussavano. Un ingegnoso tirante azionato manualmente riusciva ad aprire il portone senza bisogno di scendere le scale.

Poi sono stati inventati il pulsante sul portone che azionava campanello elettrico al piano e dal piano il pulsante elettrico che azionava l’apriportone. Successivamente è arrivato il citofono e il video citofono a colori…

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