Punié

Punié v.i. = Puntigliare, contestare, intestardirsi nella proprie idee.

Quando qlcu puniöje (3a pers.sing.) raramente desiste dalle sue convinzioni, anzi contesta categoricamente qls altra ipotesi. Insomma costui è puniüse,fondamentalista convinto e intrattabile.

Sinonimo ‘nguccé= ostinarsi, intestardirsi in modo quasi irragionevole.

Ritengo che derivi dal latino in pugnare, ossia ‘combattere contro’ = impugnare. Un termine giuridico con il quale un soggetto chiede al giudice di eliminare o modificare una sentenza o una Proceduta ritenuta non corretta.

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Pungèlle

Pungèlle s.f. = Abitino, scapolare

Immagine sacra o reliquia che si indossa appuntata sul petto o anche, sostenuta da nastri,  pendente fra le scapole. È facile capire da questo perché viene detta scapolare, come un certo paramento  dei sacerdoti usato nell’antichità.

La devozione popolare, con un po’ di superstizione, aveva creato una specie di talismano, di amuleto, che doveva proteggere il neonato da ogni male: la pungèlle.
Questa era una specie di sacchetto spesso anche a forma di cuore (foto a sinistra), dentro il quale si ponevano alcune immaginette sacre, e poi cucito per tutto il suo perimetro per evitarne la fuoruscita.

Orlata e ricamata con amore dalla futura mamma, la pungèlle, era di colore rosa per le femminucce, e ovviamente celeste per i maschietti. Veniva inserita, previo bacio della mammina, tra le spire avvolgenti della fasciatura, prima dell’ultimo giro, in corrispondenza del cuoricino.

Ricordo che le pungèlle  a  forma di cuore venivano confezionate e cedute, in cambio di una simbolica offerta, dalle suore dell’ “Orfanotrofio Stella Maris”.

Con grande sorpresa e tenerezza qualche anno fa reperii, in fondo ad un cassetto del comò nella casa paterna, una pungèlle a forma di cuore, dal colore molto sbiadito. Sicuramente quella che mia madre usò per me, essendo io un figlio unico.

Ora non si quasi usa più perché i neonati non vengono più avvolti in fasce come una volta.  Ma vi assicuro che, in quanto a protezione da malattie,  funzionava meglio dell’ASL.

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Punèsse

Punèsse s.f. = Puntina da disegno.

Anche in italiano è a volte usato il termine per indicare le puntine utili nelle bacheche per l’affissione di avvisi o documenti.

Nell’edizione del 1968 il Dizionario dialettale napoletano fa risalire l’etimologia della parola al vocabolo francese punaise, che vuole dire cimice.    Esso riporta a seguito quanto qui è citato testualmente:

«L’associazione è dettata dal gesto che si fa per utilizzare la puntina, che viene schiacciata proprio come una cimice per essere conficcata nel legno. A sua volta il termine francese deriverebbe dall’espressione latina putire che tradotto letteralmente significa “puzzare”.

Anche qui il collegamento alla cimice ed al suo puzzo è evidente. L’attribuzione di questo nome alla puntina da disegno è fatta per una sorta di estensione analogica. Il piccolo chiodo dalla testa piatta e tondeggiante ricorda proprio la forma dell’animale.»

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Pundètte

Pundètte s.f. = Fiocchetto, mozzone di staffile.

Precisamente si tratta del fiocchetto terminale del frustino (‘u scurriéte) usato dai carrettieri per incitare i cavalli con il suo sonoro schiocco.

Si usava dire: c’jì aggiustéte ‘na bella pundètte = Si è preso una bella sbronza.

Credo che sia linguaggio gergale dei carrettieri.

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Pundelìcchje

Pundelìcchje s.m. = Lippa

'a mazza e 'o pivezoGioco fanciullesco antico. Qualcuno lo chiama anche mazza-jüne o anche mazzavüne. In Campania mazza e pìvezo, in Abruzzo mazz e cuzz, ecc.

Gli attrezzi necessari per questo gioco, cui partecipano due bambini, sono:

a) un bastone di legno ricavato da un manico di scopa di circa 50 cm, detta mazza. Va bene anche un’assicella piatta della stessa lunghezza;

b) un bastoncello ricavato dallo stesso manico di scopa della lunghezza di circa 15 cm con le due estremità appuntite, detto pundelìcchje= puntale piccolo, da cui gioco prende il nome.

Il gioco consiste nel colpire con la mazza ‘ u pundelìcchje, giacente per terra, al centro di un cerchio tracciato in precedenza, e colpirlo nuovamente al volo cercando di lanciarlo il più lontano possibile.

L’altro giocatore raggiunto ‘u pundelìcchje , doveva lanciarlo nel cerchio difeso dal battitore che tentava di ribatterlo nuovamente.

Se ci riusciva si scambiavano i ruoli, in caso contrario il battitore con tre colpi consecutivi (descritto come sopra) allontanava il più possibile il pezzo dal cerchio.

Dopo di che il compagno, con più difficoltà questa volta, data la maggiore distanza, doveva ripetere il lancio nel cerchio.

Per stabilire il punteggio si misurava la distanza raggiunta se l’altro non centrava il cerchio.

Allo scambio dei ruoli la si raffrontava con il risultato ottenuto dall’avversario. L’unità di misura era la lunghezza dell’assicella usata per battere.

Era consigliabile giocare fuori dell’abitato, altrimenti si rischiava di colpire qualche vetrata…

Avete notato che le regole del gioco sono simili a quelle del baseball?

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Pundarüle

Pundarüle o Puntarüle s.m. = Punteruolo

Attrezzo costituito da una sbarretta spec. di acciaio, con o senza manico e con punta estremamente acuminata, impiegato per praticare o allargare fori.

Usato principalmente dai calzolai e dai sellai. Anche altri artigiani si servono di questo utile e comodo attrezzo..

Sinonimo Punturjille = punteruolo, che fa punture, forellini.

Ricordate la Pindalòsce?

L’ò fatte ‘u cüle fetènde
e Sant’Andònje l’abbrüsce ‘u dènde.

L’ò fatte ‘u pundarüle
e Sant’Andònje l’abbrüsce ‘u cüle.

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Pumparüje

Pumparüje s.f. = Ostentazione, pompa

Esibizione, vanteria, finzione, simulazione.

Insomma fumo negli occhi, mostrare esibire, ad esempio, una dote morale che non si ha.

Taluni vivono per apparire e non per essere se stessi. Fanno vedere i fronzoli quando non c’è sostanza.

Dare da bere, metaforicamente, un’educazione, una cultura, una sensibilità che non si ha.

So’ tutte pumparüje

Mi viene a mente una poesia studiata alle Medie, “Egoismo e carità” (L’alloro e la vite) di Giacomo Zanella:
….
“Odio l’allor, che quando alla foresta
le novissime foglie invola il verno,
ravviluppato nell’intatta veste,
verdeggia eterno,
pompa dei colli”

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Pulezzüje

Pulezzüje s.f. = Pulizia, polizia

Il termine si presta a dare due significati. Il contesto stabilisce se si tratta di pulizia o di polizia.

Nel primo caso pulezzüje deriva da pulezzé = pulire, fare pulizia, nettare, spolverare, ecc.; l’altro è una dialettizzazione del termine italiano “polizia”. In epoca fascita era chiamata “milizia”, specificamente quella stradale, temuta dai rari automobilisti e dai camionisti per la intransigente severità dei suoi agenti.

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Pulezzé

Pulezzé v.t. = Pulire

Liberare qlco. dallo sporco. Sin.: lavare, smacchiare, sgrassare, nettare, ripulire, mondare, candeggiare, detergere, lucidare, disinfettare, depurare, spolverare, spazzolare.

Esiste anche la forma riflessiva pulezzàrece = pulirsi, lavarsi, curare l’igiene personale, togliersi lo sporco di dosso.

Qualche soggetto, fortunatamente pochi, sozza o che non bada alla pulizia di casa, è detta ‘a muffarde al femminile e ‘u mufföne al maschile.

A proposito di muffarde. Si racconta di una signora che un tiepido e soleggiato mattino di primavera, sull’uscio di casa si vantò con la sua vicina: Ah, stamatüna m’agghje fatte ‘na bella lavéte de fàcce! = Ah, ho approfittato del tepore primaverile per darmi una bella lavata al viso!

Immagino che le altre parti del corpo siano rimaste sozze quella mattina, nonostante il calduccio, e che per tutto l’inverno non avesse mai usato detergersi….

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Pulezéne

Pulezéne top. = Pulsano

Amatissimo sito dei Manfredoniani, posto sul Gargano a pochi km dall’abitato, cui si accede attraverso il famoso tratturo: ‘u trattüre de Pulezéne.

Pulsano è anche il nome di una cittadina in Prov. di Taranto.

Pulsano sul Gargano è una Abbazia antichissima, fondata da San Giovanni de’ Scalzonibus (moderno Scalcione) di Matera intorno all’anno 1100.

L’Abbazia fu depredata nel 1966 di un’icona bizantina del XII secolo, molto simile a quelle coeve (Siponto, Trani, Monopoli, ecc.), che non fu mai più ritrovata.

Per secoli abbandonata, ora, grazie ad una comunità religiosa ivi insediata, sta ritornando ad essere un forte richiamo spirituale per i pellegrini diretti al Gargano.

Uno “storico” locale  fece risalire il nome Pulsano a un prodigio avvenuto per merito dell’intercessione della Vergine ivi venerata: la guarigione di una persona nata con il polso lussato: quindi polso sano = polsano = Pulsano. Io andrei cauto su questa spiegazione.   Lo stesso autore attribuì il toponimo Zapponeta alla straordinaria feracità del terreno (come dire: zappa-monete, ossia se tu zappi, se tu lavori, il terreno frutterà tanto da arricchirti come se coltivassi monete, magari d’oro…)

Quel signore era sicuramente dotato di una fevida fantasia creativa!

A settembre noi ragazzi andavamo a piedi a Pulezéne più per evasione e per attrazione verso le pulzelle che per richiamo religioso. Ma eravamo monelli.

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