Nuöje

Nuöje s.f. = Novena, novenario.

Ciclo di preghiere, pratica di devozione cattolica in cui si dedicano nove giorni consecutivi alla ripetizione di preghiere o riti in preparazione di una festa, per implorare la grazia o per onorare un santo.

Notissime la novena dell’Immacolata o quella di Natale, tuttora praticate dai devoti cattolici.

Qualcuno, influenzato dall’italiano, dice anche nuöne o addirittura nuvöne

Che volete farci? Al giorno d’oggi tutti hanno frequentato la scuola dell’obbligo, e perciò sono senza dubbi più istruiti dei loro nonni, ma stanno modificando e banalizzando il dialetto.

Anticamente si implorava la pioggia con novena e processione per i campi. La fede era più schietta e sentita. Credo pure che funzionasse!

Qualcuno, che aveva un concetto aberrante di Dio, faceva per conto suo ‘i nuöje per implorare vendetta contro un suo nemico. Qualche mamma apprensiva faceva ‘a nuöje per far maritare la figlia.

Insomma ‘a nuöje era considerata una pratica da stregone di tribù africane piuttosto che una devozione popolare. In questa forma sbagliata il concetto era: «io dò a Dio le preghiere e Lui mi deve esaudire. Do ut des.»   Io te dòngo ‘na cosa a tte, e tu mme daje ‘na cosa a mme: roba da tarantella napoletana col Signore.

Che meschinità infinita…

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Numónne

Numónne avv. = Grandemente, assai, tanto.

Alla lettera significa: un mondo.

Micöle, ma tó mò, quand’anne tjine? Eh, figghje müje, numónne, numónne! = Michele, ma tu adesso, quanti anni hai? Eh, figlio mio, assai, tanti!

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Numenéte

Numenéte s.f. = Nomea, reputazione, fama

Usato prevalentemente con valenza negativa: mala numenéte= cattiva reputazione.

Pòvere a chi töne ‘a mala numenéte = Guai ha chi ha una cattiva reputazione (anche se compie la più nobile dele azioni verrà sempre denigrato).

Quale sinonimo, di estrazione più antica perché di derivazione diretta dal latino, è il verbo mentué o mundué (←clicca)  = nominare
San Francesco, nel suo cantico delle Creature, usa in volgare il verbo mentovare: «…et nullu homo ène dignu te mentovare» = …e nessun uomo è degno di menzionare, di nominare Te.

Ora questo verbo è usato solo dai Montanari, più tradizionalisti e conservatori in fatto di linguaggio.

Jì’ pe numenéte = Essere famoso (o famigerato) per il suo operato.

Tenì ‘na mala menduéte.. = Avere ‘una cattiva nomea, una cattiva reputazione.

Mi viene in mente la solita disgraziata: Caremöla Pampanèlle.

Così va il mondo.

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Nüje

Nüje pron. = Noi

È usato da due o più persone che parlano con riferimento a se stesse oppure da una persona per indicare sé e un’altra o altre persone.

Pronome personale, m. e f. 1a pers. plurale

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Nüja-nüje

Nüja-nüje loc.id. = Solo noi. Inter nos, pochi intimi

La locuzione si usa quando si vuol evidenziare che un evento non comporta un afflusso di persone estranee al proprio gruppo familianre o amicale.

In effetti alla lettera si traduce “noi-noi”, ossia solo gli appartenenti al gruppo cui appartine il parlante..

Amma fé ‘na fèste. Stéme nüja-nüje = Dobbiamo fare una festa. Stiamo fra di noi (amici, parenti).

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Nudecüse

Nudecüse agg. = Borioso

Pieno di superbia, intrattabile, da lasciar perdere.

Alla lettera significa: che è pieno di nodi.

Immaginate i pescatori che calano una cima a mare. Se la corda non ha nodi, scorre bene tra le loro mani. Se invece è piena di nodi, si blocca ad ogni annodatura.

Così è il soggetto nudecüse, non gli va bene nulla e ogni minima parola blocca il discorso.

Simile all’aggettivo ndersüse

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Nöre

Nöre s.f. = Nuora

E’ la moglie del figlio.

Se si tratta della moglie del proprio figlio, si dice nòreme; se del figlio di chi ascolta è nòrete.

Con la suocera non sempre ha un rapporto cordiale.

Forse perché entrambe sono diventate con il matrimonio “la signora Rossi”.

Si usa dire davanti a una cosa striminzita:
Eh, e chi jì, ‘u rjéle ca facètte Berte alla nöre? = Uh, e cos’è, il regalo che fece Berta a sua nuora?

Come se tutte le suocere fossero di manica stretta.

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Nonne

Nonne s.inv. = Nonno, nonna

E’ padre o la madre di uno dei genitori, considerato rispetto ai loro figli.

Al maschile si pronuncia con la “o” stretta ‘u nónne, mentre al femminile si pronuncia con la “o” aperta. ‘a nònne.

Come vocativo si una dire nennó= il nonno, al maschile e nanò = la nonna, al femminile.

Nennó, quand’ànne tjine? = Nonnino, quanti hai hai?

Nanò, ho dìtte màmme: jògge vjine a mangé a chése = Nonnina, ha detto mamma: oggi vieni a mangiare a casa (nostra).

Nennó e nanò(= la nònne) si usano familiarmente col significato di persona anziana, spec. come vocativo affettuoso.

Per indicare uno dei propri nonni si dice nonneme. La “o” suna acuta per il maschile e grave per il femminile. Nónneme e nònneme =mio nonno e mia nonna.

Per indicare quelli di chi ascolta si dice nonnete, anche qui la pronuncia della “o” indica se si tratta del nonno o della nonna. Nónnete e nònnete = tuo nonno e tua nonna.

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Nöne

Nöne avv. = no

Questa negazione, con tono spazientito, viene pronunciata dopo reiterati dinieghi.

Talvolta viene pronunciata in maniera distorta come nöme.

Nöme, nen jì accüme decjüte vüje = No, no, non è come dite voi!

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Nódeche

Nódeche s.m. = Nodo

Legatura di due capi di una corda (o di un filo, nastro lacci ecc.), eseguita in maniera consona alla funzione che vuol si ottenere.

Al plurale è invariabile.

In marineria di sono centinaia di nodi differenti per allacciare le cime.

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