Melìzzje

Melìzzje s.f. = Polizia stradale

Il nome mi è rimasto nelle orecchie fino agli anni ’60. Deriva dalla denominazione fascista di “Milizia stradale” (Milizia, da Militi: addetti al controllo del traffico lungo le strade statali).

Temutissima per l’intransigenza dimostrata dagli Agenti nell’applicare meticolosamente il Codice stradale. Se qlcu non osservava le norme di circolazione faceva i conti con questi incorruttibili e solerti funzionari, pronti a fare la contravenzjöne = la multa o ‘u verbéle = il verbale di conciliazione.

Non avevo la patente a quell’epoca, non dovevo temere nulla: eppure la pattuglia mi impressionava ugualmente, con la coppia delle rombanti motociclette Gilera 500.

Sté ‘a melìzzje! = C’è la polizia stradale (di pattuglia)!

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Melìsce

Melìsce sopr.

Stirpe di pescatori di cognome Sventurato.

Chi sa dare una spiegazione? Sono portato a pensare al cognome Liscio diffusissimo nel Napoletano e a Potenza.

Canuscjute a ‘nu marenére ca fatuje pe Cianèlle? Sì, jì Giuànne, appartjine a quìdde Melìsce! = Conoscete quel marittimo che lavora con Cianelle? Sì, è della famiglia di Liscio.

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Méleppègge

Méleppègge s.m. = Mannaia

martelli.È ammessa anche la dizione male-e-ppègge o anche, tutta insieme malèppègge.

È un arnese del muratore, una specie di ascia bipenne snella e con i due tagli. Uno dei tagli è parallelo alla direzione del manico, come quello dell’accetta, e l’altro di traverso, come quello della zappa.

Utilissimo nel modellare i conci di tufo e adattarli all’uso. Ruotandolo di 180° si dispone immediatamente di un taglio dritto o traverso.

Ho chiesto a un Mastro muratore perché questa piccozza è chiamata così. La risposta è stata divertente: siccome l’arnese è tagliente, se non si sta attenti a maneggiarlo,  una marra può far male, e dall’altra…può far di peggio!

Infatti l’oggetto è taglientissimo e la traduzione letterale è “male-e-peggio”.

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Méle San Dunéte

Méle San Dunéte loc.id. = Epilessia, mal caduco, morbo comiziale, convulsioni.

Alla lettera significa: ‘Male di San Donato’: Santo, che ahimé, evidentemente ne era affetto, o che veniva invocato in soccorso per i soggetti colpiti da attacchi epilettici.

Le crisi epilettiche si manifestano con violente convulsioni che scuotono profondamente il malato con successivo svenimento.

Si dice anche, per enfatizzare uno spavento: M’ha fatte venì ‘u méle San Dunéte = Mi hai fatto venire un colpo!

L’amico medico dr. Matteo Rinaldi, cui va il mio sentito ringraziamento,  mi ha fornito queste notizie:

«Per gli antichi era il “morbo sacro” perché credevano che l’epilettico, in preda all’attacco classico, fosse da considerare invasato da qualche demone. Come spesso accadeva una volta, la non conoscenza di una malattia trovava la giustificazione nel sacro e nella magia.»

Ovviamente tralascio tutta la sua dotta spiegazione storico/scientifica, che esulerebbe dal fine meramente linguistico di questo lavoro.

Ho assistito mio malgrado ad un attacco epilettico di tipo major, con scuotimento e perdita di conoscenza da parte del soggetto, e vi assicuro che non è una cosa da nulla.

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Méje

Méje avv. = Mai

Méje (o anche ) è usato in proposizioni negative, per dire: in nessun tempo, nessuna volta, in nessun caso.

Mé e pò mé = Mai e poi mai (rafforzativo)
‘Nziamé = Non sia mai, Dio ne scampi!
Quannì ca m’ajüte a mè? Méje = Quando mi aiuti? Mai!
Nen sò stéte méje a Torüne = Non sono stato mai a Torino.

La pronuncia di  con la é molto stretta, è identica alla seconda sillaba del francese Jamais, ja-mais= mai, giammai.

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Mèh

Mèh inter. = Suvvia, deh,

È una interiezione usata spesso con diverse funzioni.

  • Funzione esortativa (suvvia, ti prego, e dai, accontentami, ecc.)
    Mèh, e fammìlle ‘stu piaciöre! = Suvvia, e fammelo questo piacere!
    Specialmente ripetuto Mèh, mèh si usa per incitare,  incoraggiare, confortare, aiutare, ecc.).
    Mèh, mèh ‘ngarecànne, ca döpe ce aggióste tutte cöse! = Su non affliggerti, ché dopo si aggiusta tutto!
  • Funzione conclusiva (in definitiva, dunque, allora, pertanto, ecc.)
    Méh, mò ce ne jéme! = ebbene, adesso ce ne andiamo.
  • Funzione interrogativa (ed allora? ebbene? quindi?)
    Te sì vìste per Lunàrde? Méh? = Ti sei incontrato con Leonardo? Ed allora? (che cosa avete concluso, che cosa mi riferisci, che aspetti a parlarmene?)

Guardate una sola sillaba che cosa riesce a esprimere!

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Megnùzze

Megnùzze s.m. = Spina (detta anche tenone o piolo)

Megnuzze s.m. = Spina, o tenone, o piolo.

Nome tipico usato in falegnameria. Sono dei cilindretti di legno, denominati spine che si inseriscono in fori praticati sui componenti da collegare e perfettamente coincidenti. Questo tipo di incastro viene detto “spinatura” e si utilizza per realizzare unioni di testa o di costa fra elementi piani e tondi.

Le spine hanno la superficie scanalata longitudinalmente per consentire maggiore aderenza della colla. In effetti sembrano dei piccoli rigatoni…

In pratica si utilizza questo cilindretto di legno duro (generalmente faggio) che si inserisce, per metà della sua lunghezza, in un foro eseguito su una delle parti da congiungere, mentre l’altra metà si inserisce nel corrispondente foro (detto anche caletta) praticato sulla seconda e parte diventa solidale con essa per effetto dell’adesivo vinilico.

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Mègghje-a-Düje!

Mègghje-a-Düje! inter. = Guai! Non sia mai!

Credo che l’interiezione completa sia: Meglio che Dio ti chiami piuttosto che vederti combinare questa malefatta. Guai a te!

Variante: mègghje-a-lu-Düje = Non sia mai! Meglio che il (nostro) Dio…(ti risparmi la sua ira).

Variante per i devoti della Vargine: Mègghje-a-la-Madònne!

Ad una vispa vecchietta che festeggiava le nozze d’oro fu augurato un altro cinquantennio assieme a suo marito. La sua risposta fu immediata, lapidaria e allarmata: Mègghje-a-Düje!  😀

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Mèdeche

Mèdeche s.f. (detta anche SanguètteMagnètte) = Mignatta, sanguisuga

Con il termine sanguisuga (Hiruda Medicinalis) vengono comunemente chiamate le specie di Anellidi appartenenti alla sottoclasse Hirudinea. Esse vivono generalmente nelle paludi, nelle acque dolci dei laghi anche ad elevate altitudini.

Hanno la bocca a ventosa di forma circolare,  provvista di dentelli che secernono un forte anticoagulante, la irudina, che è anche un potente anestetico.

Questa sostanza impedisce alla vittima di non provare dolore, e permette alle mignatte, per nutrirsi,  di succhiare indisturbate il sangue degli animali vertebrati, compresi gli umani.

Una volta sazie, le sanguisughe possono rimanere per mesi senza prendere cibo.

Erano usate fino agli anni ’50 per provocare salassi allo scopo di abbassare la pressione sanguigna. Si vendevano in farmacia, che si rifornivno dai pantanieri, dietro prescrizione medica.

Credo che questa terapia non sia più attuale, soppiantata ormai da farmaci specifici.

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