Manghe

Manghe avv. = Nemmeno, sinistra, mancino

1) Manghe avv. = Nemmeno, neanche

À truéte i spàrge’ – Manghe jüne = Hai reperito degli asparagi selvatici per i campi? Nemmeno uno!

Jü nen sò stéte – Manghe jü = Io non sono stato – Neanche io!

Manghe li chéne = Non lo auguro nemmeno ai cani!

2) Manghe agg. = Mancino, situato a sinistra.

‘A ména manghe = La mano sinistra, o anche a sinistra

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Mangé péne e curtjille

Mangé péne e curtjille loc. id. = Mangiare solo pane

Una locuzione fantasiosa per dire che si vive in ristrettezze.

È un parlare figurato. Quando non si ha nemmeno il companatico, si taglia una fetta di pane a bocconcini e lo si gusta un pezzo per volta, masticandolo a lungo e sperando che riesca a calmare la fame.

Ho sentito racconto di prigionieri di guerra perennemente affamati, nutriti quel tanto per non farli morire di inedia. La fame è una brutta bestia. Noi che badiamo alle diete non abbiamo nemmeno l’idea di che cosa significhi patire la fame.

Ringrazio la Redazione di GreenVision Production per il suggerimento.

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Mangé ‘u cüle d’a jallüne

Mangé ‘u cüle d’a jallüne loc.id. = Protestare, brontolare, borbottare

Alla lettera significa: Mangiare il culo della gallina.

È una domanda ironica che si rivolge a colui che è sempre scontento e trova da ridire in continuazione.

Statte ‘nu pöche cìtte! E che t’ha mangéte, ‘u cüle d’a jallüne? = Sta un po’ zitto! Che hai mangiato, il culo della gallina?

Ritengo che l’origine di questo detto, riferito al bisbetico, vada ricercata intorno al desco, allorquando la madre ha suddiviso le porzioni della gallina in brodo tra i membri della sua famiglia.

Infatti le cosce sono andate al papà e al figlio grande, perché devono sopportare i lavori gravosi in mare o nei campi; il petto alla sorella gracile e delicata di salute; le ali alla mamma perché hanno poca polpa; e la parte meno pregiata al figlio minore, tanto poi in casa troverà qualcos’altro per compensarsi…

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Mandràcchje

Mandràcchje s.m. e top. = Mandracchio

Credevo che fosse un toponimo di Manfredonia, riguardante la spiaggetta Diomede, poi ho scoperto che esiste anche a Livorno e a Napoli, ossia in località litoranee munite di porto.

Le ricerche mi hanno portato al Vocabolario della lingua italiana di De Mauro: “settore ben riparato di un porto usato come darsena per piccole imbarcazioni “.

Non contento ho consultato vocabolario etimologico alla voce mandracchio.

Allora lo classifico sia come sostantivo, sia come toponimo, così non sbaglio.

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Manderüne

Manderüne s.m. = Mandarino

Conosciutissimi (Citrus madaurensis) sono dei frutti simili all’arancia ma più piccoli, di sapore dolce e ricchi di succo (e di semi!).

In questi ultimi decenni sono comparsi diversi ibridi: mandarancio, clementine, marzaioli. Tutti eccellenti!

Il dialetto segue la parlata di quelli che non sanno l’italiano e che dicono manderino anziché mandarino.

Il nome deriva dalla città di Madaura (nella Numidia degli antichi, l’odierna Algeria) che è riportato nel nome scientifico (madaurensis, ossia madaurinese o madaurino, ammesso che si possa dire così).

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Mànde

Mànde s.m. = Vello, mantello

1) ‘U mande = Il vello degli ovini tosato intero, ultilizzato per imbottire i materassi si una volta. Se la lana era a tosata a bioccoli aveva un valore decisamente inferiore di quella tosata “a mande

2) ‘U mande = Il mantello, specialmente usato nella locuzione sté ‘nu mande de sedöre, o ‘nu mande d’acque.. Madido di sudore, coperto di sudore, inzuppato di acqua per l’abbondante traspirazione, come un manto, per tutto il corpo.

Stéje ‘nu mande de sedöre! Fàtte ‘na refreşkéte! = Sei madido di sudore, datti una rinfrescata!

Mettume tutte cöse sòtte ‘u mande ‘a meserecòrdje = Mettiamo ogni cosa sotto il manto della misericordia divina (ossia, mettiamoci una pietra sopra e non ne parliamo più). Per dimenticare un’offesa o un credito inesigibile.

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Mammazze

Mammazze s.m. = Giunco spinoso o Giunco marittimo

È una pianta della fam. delle Juncaceae (Juncus spinosus o Juncus acutus. e Juncus effusus) e cresce a cespugli in zone sabbiose ed umide ed in ambienti salmastri. Il fusto è ramificato e alto fino a trenta cm., rigido, acuto e pungente all’apice.

Il nome deriva dal verbo latino juncus, ossia congiungere, unire, legare, e rispecchia l’uso che si faceva di questa pianta.

Infatti il giunco, prima dell’avvento delle materie sintetiche che ne hanno soppiantato l’utilità, era usato:

-nella pastorizia, per la fabbricazione di fuscelli e canestri atti contenere ricotta e formaggio;
-in marineria, era apprezzato nel confezionamento delle nasse e per la cattura dei favolli;
-in agricoltura, per legare la vite, per costruire crivelli, e tutto quanto c’era da legare nelle attività campestri.

Dopo tutta la pappardella quasi scientifica, mi piace ora ricordare quello che diceva mia madre, quando mi “esortava” a usare il pettine:

Aggióstete quìddi capìlle! Assemègghjene a tanta mammazze! = Pettinati quei capelli (ritti e senza verso)! Sembrano tanti giunchi spinosi!

Nota linguistica:
Mammàzze è detto generalmente al plurale, per indicare il cespuglio ancora sul terreno;
Sciònghe (←clicca), detto spesso plurale sciónghe, con la ó stretta, per indicare gli steli, già tagliati e pronti per la lavorazione.

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Màmete

Màmete s.f. = Tua madre

Come in tutto il sud Italia il possessivo dei nomi riguardanti i familiari si lega al sostantivo (màmete, sòrete, fràtete, nònneme, nònnete, cainàteme, ecc.)

I Napoletani dicono màmmeme (=mia madre); da noi basta màmme = MIA madre.
I Calabresi màmmese = sua madre. È troppo.

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Mambredunjéne

Mambredunjéne agg. e sost.inv. = Manfredoniano

L’aggettivo manfredoniano si traduce mambredunjéne. C’è quella “u” che trovo inspiegabile in un più lineare mambredonjéne… La tradizione va rispettata e si deve dire mambredunjéne, invariabile per genere e numero.
Me piéce ‘u dialètte mambredunjéne = Mi piace il dialetto manfredoniano.
Quìste so’ chésecavalle mambredunjéne = Questi sono caciocavalli manfredoniani.

Come sostantivo si deve usare la lettera maiuscola: Mambredunjéne = persona nativa, originaria o residente a Manfredonia.

I Mambredunjéne so’ amande de balle = I/le Manfredoniani/e sono amanti del ballo, amano danzare, fare feste. Carnevale docet!
Ce süme truéte a Meléne tutt’i Mambredunjéne pe vedì ‘a partüte = Ci siamo incontrati a Milano tutti i Manfredoniani per assistere ad un incontro di calcio. Allora Watson, eravamo allo Stadio Meazza/San Siro.

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Mambredònje

Mambredònje n.p. = Manfredonia

Per effetto di un fenomeno che ho spiegato in home page, su Ortografia e Fonologia in dialetto il gruppo di consonanti nf diventa mb
(Cumbìtte, mbàcce, mbrònde, ecc.).

La parola più adatta per fare un esempio è proprio il nome della nostra amata Manfredonia.

Quando dai ragazzi che hanno frequentato la scuola dell’obbligo, sentite pronunciare Manfredònje, diffidate, perché essi parlano un d.g.m. = dialetto geneticamente modificato, incompatibile con la tradizione!!!

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