Frajasse

Frajasse s.m. = Fracasso, frattazzo.

1) Fracasso = Rumore violento, frastuono prodotto perlopiù da cose infrante. Fragore, chiasso.

2) Frattazzo = Arnese del muratore, consistente in una tavoletta di legno munita di impugnatura, usata per stendere e spianare l’intonaco. Una volta era fatta solo di legno. Ora sono costruite in materiale plastico e servono principalmente per rifiniture. Esistono quelle con spugna, per una maggiore omogeneità di risultato.

Il frattazzo tutto d’acciaio viene detto ‘a cucchjére amerechéne = la cazzuola americana.

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Fracetüme

Fracetüme s.f. = Fradiciume, putredine, putridume.

Chiaramente deriva da fràcete = marcio,anche in senso morale.

Insomma è porcheria, schifezza, sozzeria, sudiceria ecc. in senso materiale; in senso lato è immoralità, disonestà, corruzione, malcostume, decadimento, depravazione… basta così?

Quando sento parlare delle gesta di certi personaggi pubblici gli epiteti, come vedete, non mancano nella nostra lingua per definirli.
In dialetto basta fracetüme, che li racchiude tutti in una mirabile sintesi!

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Fràcete

Fràcete agg. = Marcio

Che è in avanzato stato di decomposizione, spec. di odore e aspetto disgustoso; andato a male, guasto.

Figuratamente: moralmente corrotto, degenerato, propenso a danneggiare il prossimo.

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Frabbecatöre

Frabbecatöre s.m. = Muratore

Operaio edile che lavora nella costruzione di strutture in muratura.

In genere quelli di Manfredonia sono capaci di assolvere diverse incombenze: pavimentisti, piastrellisti, intonacatori.

I più abili, con accertate attitudini vengono “promossi” Maste = maestro, capomastro.

Difatti egli guida altri subordinati nell’esecuzione dei lavori seguendo direttive superiori.

Gli spetta il titolo di Maestro anche quando diventa titolare di un’impresa edile artigiana.

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Fòsse-lu-Düje!

Fòsse-lu-Düje! inter. = Magari! Lo volesse Dio! Sarebbe un dono di Dio!

L’interiezione esprime vivo desiderio, speranza, aspettativa.

Vulüme jì cré a Venèzzje? Fòsse-lu-Düje = Vogliamo andare domania Venezia? Magari!

Ma ‘u marute de Marètte jì rìcche? Fòsse-lu-Düje! = Ma il marito di Marietta è ricco? Magari lo fosse!|

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Före-a-Porte

Före-a-Porte topon. = Fuori Porta

È una delle quattro direttrici in cui idealmente si suddivideva la città di Manfredonia (oltre a Mundìcchje, Söpe-a-Trejüne e Abbasce-a-mére).

Före-a-Porte è l’abbreviazione di Före-‘a-Porte-de-Fogge = Fuori della “Porta di Foggia”, e comprende la zona da Via Palatella/Piazza Marconi fino al Palazzo Rosso, ossia fino all’ultima casa esistente all’epoca. Negli anni ’30 la città ha espanso ulteriormente le sue costruzioni verso ovest, e la propaggine è tuttora chiamata Stazziona-Cambagne.

Fino al 1920 esistevano le mura medioevali con diverse porte di accesso in città. Quella di ponente, rivolta verso il Capoluogo dauno, era chiamata “Porta di Foggia”. La zona al di là delle mura naturalmente era identificata come “fuori” di questa porta.

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Före

Före avv. = Fuori

L’avverbio fuori indica un posto all’esterno di luogo noto.

Mìtte ‘u vrascjire före = Poni il braciere fuori dell’uscio (così i carboni si accendono più facilmente).
Assettàmece före ‘u balecöne ca jìnde fé càvede = Sediamoci fuori al balcone perché dentro fa caldo.

In dialetto assume un’altra connotazione, perché significa anche “in campagna”.

Chjöva-chjöve e papà jì jüte före, jì jüte senza càppe e Madònne mandjine l’acque = Piove, piove, papà è andato in campagna (non fuori dell’uscio), è andato senza mantello, e Madonna trattieni la pioggia.

Cré matüne àmma jì sóbbete före = Domattina dobbiamo andare presto nei campi.

In linguaggio marinaresco Föra-före significa: in alto mare, al largo.

Come locuzione avverbiale a före a före significa da parte a parte, in tutta la sua ampiezza o la sua larghezza.

Pe trué a te me sò fàtte tutta Mambredònje a före a före = Per cercarti ho girato tutta Manfredonia in lungo e in largo.

Tàgghje ‘na pezzéte a före a före = Taglia un pezzo (di pizza, di pane, di lardo, ecc.) per tutta la sua lunghezza.
‘Stu müre völ’èsse menéte ndèrre a före a före = Questa parete va abbattuta interamente.

Avviso ai Manfredoniani di ultima generazione.
Non usate mai före per indicare un foro. Questo si chiama büche, pertüse = buco, pertugio.
Tutt’al più si usa furatüre per indicare una bucatura al pneumatico della bicicletta, e dei veicoli su gomma.

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Folle

Folle s.f. = Folla, fretta

1) Folle = grande quantità di persone riunite in un luogo.
Ha’ fàtte ‘u begliètte? No chiu ‘natu poche, mo’ sté ‘a folle = Hai comprato il biglietto? No, fra poco, ora c’è ressa.

2) Folle = desiderio o bisogno di concludere con grande rapidità ciò che si sta facendo o che si sta per fare. I più anziani dicono fòdde.

Nen ce fànne ‘i cöse folla folle= Non si fanno le cose in fretta. Calma!

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Föle

Föle s.m. = Fiele

Bile, specialmente quella degli animali.

Specificamente è chiamato così anche il nero di sicce = seppia che una volta si buttava e ora viene usato in cucina per preparare squisiti spaghetti o fragrante risotto al nero di seppia.

‘U föle d’a sìcce = il fiele della seppia non è la bile vera e propria ma il contenuto della borsa dell’inchiostro. Per questo non è amaro ma salmastro e profumato.

Era l’amarissimo per antonomasia (jamére accüme a ‘nu föle = amaro come il fiele).

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Fofò

Fofò n.p.= Alfonso.

Certamente deriva da Alfonso, alla maniera napoletana come:
Totò, per Antonio
Geggè, per Gennaro
Ninì, per Nicola, ecc.

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