Stróppele

Stróppele s.m. = Stroppo, stroppolo

Strano: sembra un termine tipico manfredoniano (con la ó stretta, quasi u) e invece l’ho trovato sul Dizionario Italiano di Devoto-Oli: Stroppo o stròppolo: nell’attrezzatura navale, pezzo di cavo ad anello, utilizzato per legare oggetti ai quali debba essere consentito un certo movimento: per esempio il cavetto che collega il remo allo scalmo [Lat:stroppus ‘corda’, che è dal greco stròphos]

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Strónzele

Strónzele o strónze s.m. = Stronzo

Escremento solido di forma cilindrica.

Figuratamente (volg.): persona stupida o spregevole, spec. come insulto.

Ué strónze, avvecìnete se sì capéce! = Ehi stupido, avvicinati se hai fegato.

Scherzosamente : Nen facènne ‘u strónze! = Non fare il cretino (non sgarrare)

In questi ultimi tempi, tempi di magra e di stitichezza, la parola si è ridotta a ‘u strónze, perdendo un pezzo per via…. Va bene anche così.

Ovviamente ha anche – per par condicio – la versione al femminile, pronunciato con la ò larga ‘a strònze, ed è generalmente usato dai mariti separati quando si riferiscono alle rispettive ex mogli, giusto per dire una carineria.
‘A strònze ho caccéte all’avvuchéte ca tenöve e ho mìsse a n’ate = Costei ha cambiato avvocato.

Come accrescitivo e diminutivo è corretto dire rispettivamente strunzelöne (insulto) e strunzelìcchje (fisicamente ridotto) e non strunzöne e strunzìcchje.

Dopo questa delizia mi viene a mente un proverbio napoletano: ‘O strunzo, pure si ‘o ‘mbriache ‘e rumme, nun pò deventà mai babbà. = Per quanto tu possa inzupparlo di rum, lo stronzo non diventerà mai un babà (dolce napoletano al rum).
Ossia se uno è carogna, resta sempre carogna anche se lo addolcisci in mille modi. Il Capo Uffcio è l’esempio tipico delo stronzo, che è stronzo sempre e con tutti, tranne che con i suoi lecchini, che non avvertono il fetore perché essi stessi sono stronzi, fatti della medesima sostanza. Meno male che ora il mobbing può essere perseguito per legge!

Non posso fare a meno di citare anche una famosa poesia napoletana, recitata dall’impareggiabile Aldo Giuffrè. Se non vi reca disturbo cliccate (visto l’argomento, e chiedo scusa, mi veniva da scrivere “cacate” qui!) (strunzo). Vi consiglio di aggiungere il link tra i “preferiti” di ascoltarla ad occhi chiusi, pensando intensamente alla persona cui volete dedicarla. È un vero rito liberatorio contro lo stress…

Scusate se mi sono dilungato troppo su questo fetido argomento….

Tutti sono capaci di scrivere, ad esempio:

Strónze = stronzo
Peddìtre = puledro
Cucchjére = cucchiaio.

Senza esempi e senza commenti.

Ma il nostro è un vocabolario speciale. Allora, se vantiamo lettori costanti in tutto il mondo, ci sarà pure un perché!

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Strónze cachéte a forze

Strónze cachéte a forze loc.id. = Odioso

Chi o che è antipatico, insopportabile, sgradevole, fastidioso, indisponente, ecc. ecc.

Insomma è un modo per accentuare l’avversione che qulcu emana col suo modo di agire o con la sua sola presenza. Vorrei fare un paio di nomi, ma mi astengo, perché si tratta di personaggi politici….

Già di per sé lo stronzo è ripugnante, figuriamoci poi se è stato espulso malvolentieri con tutti gli effluvi, anch’essi effetti collaterali indesiderati !!!…

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Strìtte-strìtte

Strìtte-strìtte agg. = Stringato

Riferito specialmente al prezzo che nelle estenuanti trattative tra il cliente e il commerciante deve essere concordato in modo che ci sia convenienza per entrambi.

Quande m’ha da fé strìtte-strìtte? = Qual’è l’ultimo prezzo che proponi?

Si dice infatti anche: l’óteme prèzze, al disotto del quale la trattativa non può proseguire.

Il commerciante cede, a furia di calare il prezzo, e dice alla fine che il suo margine di guadagno è estremamente risicato, stretto stretto, quasi a rimetterci…

Il fatto di trattare sempre sul prezzo è una consuetudine propria di noi meridionali, forse per contaminazione levantina. I commercianti che non vogliono arrivare a questo espongono il cartello “Prezzi fissi”. Le potenziali clienti, sempre le donne, però ci provano lo stesso….

Ricordo con simpatia Luciano De Crescenzo che nel libro “Così parlò Bellavista”, ad un suo personaggio napoletano trapiantato a Milano, fece chiedere uno sconticino anche alla Upim-Rinascente, accampando una “conoscenza” con la Signora Rinascente…

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Strìseme

Strìseme s.m. = Convulsioni.

Forte contrazione violenta, involontaria e istantanea di uno o più gruppi muscolari dovuta a particolari stati morbosi.

In dialetto è usato solo al plurale ‘i strìseme

Per estens., moto convulso, agitazione nervosa, talvolta simulato per puro vittimismo, per far apparire una situazione più grave di quella reale.

Mò ce fé venì ‘i strìseme! Camü’, vatte cùleche = Ora si fa venire le convulsioni: cammina, va a dormire!

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Strèuse

Strèuse agg. = Stravagante.

Di persona o discorso o linguaggio bizzarro, estroso, fuori del comune, singolare.

Cìjì misse a parlé streuse = Si è messo a parlare in modo strano.

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Streméte

Streméte agg s.inv.. = Sfinito, unto

1) Streméte agg = Stanco, sfinito, sfibrato, sfiancato, ecc.

2) Streméte s.m. = Persona che ha ricevuto il Sacramento dell’Estrema Unzione.

Dopo il Concilio Vaticano II del 1983 questo Sacramento è stato denominato “Olio degli infermi”.

Il Concilio, oltre a cambiarne la denominazione, ha stabilito che è lecito somministrarla anche più volte se il soggetto, fortunatamente per lui, dopo l’Unzione sacra, se la cava e rimane ancora in ‘questa valle di lacrime’.

Ecco perché si diceva stremé: dare l’Estrema Unzione, perché era l’ultima Azione svolta a favore di una persona ancora in vita.

Quindi la persona scampata veniva etichettata come streméte= che ha già ricevuto l’Unzione estrema.

Come accadeva spesso, il popolino non acculturato ha mischiato il sacro e la superstizione. Ragion per cui lo streméte, essendo stato a un passo dalla morte, ha acquisito poteri particolari: guai se si metteva a sendenzjé e guai a colui che si buscava una sua sendènze!

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Stremé

Stremé v.t. = Stancare, somministrare l’Olio degli Infermi

1) Stremé = Stremare, stancare, estenuare qlcu con un carico eccessivo di lavoro.
Come sinonimo si usa sdrené e sdrenàrece.

2) Stremé = L’atto di ungere con l’olio degli infermi.
È un Sacramento della fede cattolica chiamato, fino al Concilio Vaticano II, “Estrema Unzione”.
Una pratica pietosa verso una persona moribonda per favorire il suo trapasso spirituale verso il Creatore. (Ricordate il Catechismo della dottrica Cattolica? “I Sacramenti istituiti da Cristo per la salvezza dell’uomo sono sette: Battesimo, Cresima, Eucarestia, Penitenza, Estrema Unzione, Ordine e Matrimonio)

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Streché

Streché v.t. = Strofinare, stropicciare, frizionare.

Passare in modo più o meno intenso una mano, uno straccio e sim. su una superficie per pulirla, lucidarla, ecc.

Strjìche bbùne ca ce uà lué ‘a nzónze = Stropiccia bene, ché se deve levare la sozzura.

Mìtte ‘u Sidòlle e strjìche p’a pèzze = Usa il Sidol e strofina con lo straccetto.

Non so se il “Sidol” esista ancora in commercio. Era un liquido in bottigliette da 100 gr. di latta, usato per lucidare l’ottone, l’argento e i letti nichelati.

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Strazza-parjinde

Strazza-parjinde agg. = Lontani parenti

Definisce delle persone che sanno di appartenere alla stessa famiglia, magari con lo stesso cognome, ma che non sanno definire il loro grado di parentela a causa delle scarse frequentazioni.

Nüje düje avrìmme ‘a jèsse strazza-parjinde = Noi due dovremmo essere parenti alla lontana.

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