Arravugghjé

Arravugghjé v.t. = Avvolgere

Arrotolare qlcs attorno a un’altra o su se stessa. Avvoltolare, aggomitolare.

Arravùgghjete ‘a sciallètte ‘ngànne ca fé frìdde = Avvolgiti la sciarpa attorno al collo, ché fa freddo.

Arravùgghjéte ‘a léne e facjüte ‘nu bèlle ghjòmmere
 = Avvolgete la lana e formate un grosso gomitolo.

Certamente deriva direttamente dallo spagnolo arrebujar a sua volta probabilmente dal latino adrevoliare

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Stravugghjé

Stravugghjé v.t. = svolgere, srotolare.

Disfare ciò che era avvolto in precedenza. Dipanare un groviglio.

Insomma è l’esatto contrario di arravugghjé. = avvolgere

Ammessa anche la versione “sdravugghjé”, con la “d” al posto della “t”.

Sdravùgghje ‘sta lènze da ‘mbàcce ‘u vràzze = Srotola questa benda che è avvolta intorno al mio braccio.

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Stravesé

Stravesé v.t. = Sfigurare

Alterare la figura, nel senso traumatico, sfregiare, procurare lesioni alla persona da renderla irriconoscibile.

Può riguardare anche il soggetto parlante.

Me sò straveséte ‘a fàcce pa cadüte = La caduta mi ha causato delle lesioni tali da sfigurarmi il volto.

Hanne fàtte allüte e ce sò stravesète tutte e düje = Hanno bisticciato e se le sono date reciprocamente di santa ragione, tanto da essere irriconosacibili.

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Strappöne

Strappöne s.m. = Raffazzonatore

Persona dai modi grossolani, il cui operato è eseguito spesso in modo approssimativo.

Sinonimo: Ciavattöne

Specificamente con strappöne si definisce un bandista, un orchestrale che non aveva troppa dimestichezza con il suo strumento, suonato male per mancanza di tecnica e di talento.

Strappöne si definisce anche un cavallo da tiro che non riesce ad avere – soprattutto nell’aratura dei campi – un passo costante, fondamentale per una buona riuscita della stessa, ma che procedere a “strappi”

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Stranghegghjöne

Stranghegghjöne s.m. = Reticenza, malumore, cruccio.

Ostinato mutismo in cui si rifugia colui che non è d’accordo con gli altri, non partecipa al buonumore degli amici, sta sulle sue, come se avesse “l’uve ‘ncröce” = l’uovo di traverso…

Ahò, e chè, tine ‘u stranghigghjöne, ca sté sembe cìtte? = Ehi, che hai il boccone di traverso che ti fa star sempre zitto?

Cum’jì ca sté citte citte ? Che tine ‘u stranghigghiöne ?” = Com’è che stai zitto zitto? Che hai l’uovo di traverso?

L’etimo che mi sembra più plausibile potrebbe essere “strangolamento”, che è la sensazione avvertita dal malcapitato quando gli viene un colpo apoplettico, e/o un infarto, che gli mozza il fiato e non gli consente di parlare.

Per taluni ha a che fare con una strozzatura del testicolo (questo spiega la desinenza del termine) dovuta ad un’ernia inguinale. Tali patologie, in uno stato avanzato, possono provocare dolore quando si tossisce, o addirittura quando si parla.

Per tale motivo il termine è spesso associato a qualcuno che tace e non dice nulla perché ha dei seri problemi di salute (o anche di altra natura).

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Strainüne

Strainüne loc.id. = strisciante

Tipico il detto: Rengràzzjie alla Madonne! Ha’ da jì a Sepònde p’a lengua strainüne! = Hai passato un grave pericolo, l’hai scampata per miracolo! Ringrazia la Madonna!

Ora la locuzione jì p’a lengua strainüne (andare con la lingua strisciante) è solo figurativa, perché richiama una severa usanza secolare che nessuno attua più.

Era un comportamento penitenziale risalente al medio evo. I grandi peccatori, in segno di pentimento,  entravano in Chiesa in ginocchio, e avanzavano trascinando la lingua sul pavimento dall’ingresso fino ai piedi dell’Altare maggiore.  Spesso per l’attrito la lingua sanguinava, ma il fatto era sopportato per devozione e penitenza.

Invece è usato tuttora  jì alla scàveze a Seponde = andare scalzi alla Basilica di S. Maria Maggiore di Siponto. Lo si fa in segno di ringraziamento per scampato pericolo, ma anche per semplice devozione. Anche questa è una pratica risalente al Medio Evo.

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Strafüle

Strafüle s.m. = Spago, filo grosso

Grosso filo usato dai calzolai, sellai, materassai. Qualunque spago o legaccio in genere.

Quello che io ricordo era avvolto in un grosso gomitolo ed era posto in un alloggiamento della mietitrice meccanica: veniva adoperato dalla macchina agricola per allacciare i covoni automaticamente, per mezzo di un ingegnoso sistema, che tagliava il legaccio dopo averlo annodato attorno al fascio di spighe (‘a grègne).

Forse deriva da extra filo.

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Strafùche

Strafùche s.m. = Cibo, nutrimento.

Ciò che si mangia, che serve all’alimentazione umana, inteso un po’ spregiativamente.

In effetti chi si ingozza avidamente non dà uno spettacolo edificante.

Tó pjinze sèmbe au strafùche = Tu pensi sempre al cibo, al mangiare.

 

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Vjirne: fuche e strafuche

Vjirne: fuche e strafuche prov

Il proverbio preannuncia i bisogni che l’inverno manifesta.  Fuoco per riscaldarci e cibo per sostenerci.

Questi generi di conforto indispensabili erano temuti in inverno quando le cattive condizioni del tempo non consentivano ai braccianti o ai pescatori di guadagnare come nelle altre stagioni.

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Strafuché

Strafuché v.t. = Strangolare, divorare

1) Strafuché = strangolare, strozzare, soffocare, stringere al collo rendendo difficile il respiro.

Sta cammüse ne sté stafucanne! = (Il colletto di questa) camicia di sta strangolando.

2) Strafuché = divorare, ingurgitare, inghiottire avidamente o rapidamente (in senso spregiativo).

Bèlle-belle! U vüte ca te sté strafucanne? = Adagio! Lo vedi che ti stai ingozzando?

Avöve fatte cìnghe pìzze e ce l’ànne strafuchéte tutt’e cìnghe! = Avevo preparato cinque pizze e se le sono ingollate tutte e cinque!

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