Škattjille

Škattjille o šcattjille  s.m. = Schiocco

Era un gioco infantile poverissimo che si svolgeva a coppie.

Si raccoglieva del fango, possibilmente argilloso, dopo una pioggia e si facevano due parti rigorosamente uguali per i due contendenti.

Con esso ognuno dei due plasmava una piccola tazza e alternativamente la sbatteva sul marciapiede con i bordi in giù: l’aria inglobata, per l’urto, faceva “sculacchiare” il fondo con un piccolo botto “pah!”(’u škattille).

L’avversario allora doveva togliere un pezzo del suo impasto, fare una pezza, e chiudere la lacerazione provocata dallo schiatto. Si rimpastava tutto e si ricominciava. Vinceva chi faceva i buchi più grossi al proprio manufatto in modo da costringere il contendente a ridurre sempre più il suo malloppo di fango.

Se l’impasto si asciugava…beh, una sputacchiata o due ogni tanto lo ammorbidiva convenientemente.

Immaginate le condizioni igieniche: fango raccolto dalle strade, battute da galline, asini, pecore e capre. Gli sputi erano la parte meno inquinante del cocktail della nostra “plastilina”.

Meno male che noi monelli di strada all’epoca avevamo gli anticorpi congeniti nel nostro DNA, altrimenti non staremmo qui a raccontare come si giocava allo škattjille.

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Škattjé ‘i méne

Škattjé šcattjé ‘i méne loc.id. = Applaudire

Battere fragorosamente le mani per manifestare consenso e ammirazione.

Acclamare in segno di assenso un oratore al termine del suo discorso, un’esibizione musicale, strumentale e/o vocale, teatrale, artistica, sportiva, di ballo, ecc.
Trovo un po’ stucchevole la moda recente di šcattjé ‘i méne  alla salma, al termine del rito funebre.

Tutte quande hanne škattjéte ‘i méne a Luciéne = Tutti hanno applaudito Luciano.

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Škatté ‘u föle

Škatté (o šcatté) ‘u föle loc.id. = Far crepare d’invidia qualcuno, indispettire, irritare.

Locuzione molto pittoresca rivolta col pensiero agli invidiosi.

Costoro si rodono e soffrono di un sentimento astioso verso gli altri nel benessere, verso ciò che reputano il loro pregio o le loro fortune.

Questo sentimento, viene percepito dalla persona invidiata come influsso demolitore.
Ecco che, quale “contromisura”, l’invidiato esegue una serie di scongiuri (palesi o anche occulti), come il “toccamento” di cornetti rossi o di una parte di se stesso che non sto a nominare, la mostra del pugno con l’indice e il mignolo sollevati, ecc.

Te jà škatté ‘u föle! = ti devo crepare la bile (perche ti roderai inutilmente a causa dell’invidia, perché tu sei impotente contro la mia fortuna, il mio benessere, la mia bellezza, ecc.).

Significa in pratica, in casi meno gravi, comportansi con assoluta indolenza.

Materialmente škatté ‘u föle è un infortunio che capita a coloro che puliscono le seppie e accidentalmente rompono la vescichetta dell’inchiostro.

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Škatté ‘u cüle ai mangiulècchje

Škatté o (šcatté) ‘u cüle ai mangiulèchje loc.id. = Picchiare (del sole)

È un termine di paragone per dire che il caldo è così torrido che fa crepare il culo perfino alle lucertole, che pure sono veloci nello spostarsi sul terreno arroventato dalla calura estiva.

Che jéte facènne? Sté ‘nu söle ca škàtte ‘u cüle ai mangiulècchje! = Siete sventati! C’è questo sole che picchia forte e voi andate in giro?

Sant’Andònje, che càvete! Fé škatté ‘u cüle ai mangiulècchje! = Sant’Antonio, che caldo! È talmente caldo da far scoppiare!

Notate che quando fa caldo, almeno i nostri genitori nominavano Sant’Antonio (perché la ricorrenza di questo Santo è di giugno), e non ad es. San Nicola che viene di dicembre.

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Škatté

Škatté (o šcatté) v.int. e v.t. = scoppiare

Scoppiare, lacerarsi all’improvviso, come accade ai palloncini, o alle castagne non incise messe ad arrostire.

Familiarmente significa morire e si usa quando il morente non è proprio nelle nostre simpatie.

Códdu desgrazziéte angöre uà škatté? = Quel farabutto non è ancora crepato?

Si può usare in forma transitiva, nel senso di provocare la rottura:

Màmme m’ho škattéte ‘nu carevógne pe fé assì ‘a matèrje = Mia madre mi ha rotto il foruncolo per far uscire il pus.

‘Nu póngeche m’ho škattéte ‘u pallöne e so’ rumàste p’u füle ‘mméne = Una spina mi ha squarciato il palloncino, e sono rimasto con il filo in mano.

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Škattàzze

Škattàzze Šcattazze= Omone forte,possente

Soggetto forzuto, capace di rompere, spezzare, spaccare con forza e violenza.

In effetti un certo Michelino Rinaldi era capace di prendere in braccio un vitello come si prende un bambino.

Verso la fine degli anni ’50 il “Comitato per la Festa Patronale” organizzò una serata di boxe all’interno dello stadio Miramare di pugili locali contro quelli foggiani.

Michelino Škattàzze, peso massimo, e Mario Carbone, peso medio, ai poveri Foggiani rifilarono tante di quelle batoste…che se le ricordano ancora oggi dopo tanti anni.

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Škattamurte

Škattamurte (šcattamurte) s.m. = Becchino, beccamorto, affossatore

Persona addetta a inumare (‘nfussé= posare nella fossa) i morti, o a riesumarli (sfussé= torgliere dalla fossa) per tumularli nei loculi (nìcchje).

Secondo me questo termine deriva dal fatto che non tutti conoscevano il latino. Al termine della consueta preghiera prima della sepoltura, il sacerdote diceva “requiescat in pacem”, ossia riposi in pace.

All’orecchio del popolino l’imperativo “requiescat” era inteso come duplice invito: “rèquie-e-škatte”. L prima parte, “requie” , veniva capita bene come un’esortazione: “riposa”, ma quel misterioso ”scat” poteva sembrare l’invito finale a deporre il morto sotto terra.

Chi faceva quest’operazione? Ovviamente lo “schiatta-morti….”

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Škattamjinde (a)

Škattamjinde (a) (o a šcattamjinde)s.m. = Dispetto, provocazione, ripicca

Gesto compiuto espressamente per infastidire, per danneggiare qcn. o qlco; sentimento di astio, di contrarietà.

L’agghje ditte de sté cìtte ma ‘sti desgrazzjéte ‘u fanne a škattamjinde = Ho detto loro di stare zitti, ma questi mascalzoni lo fanno a dispetto (a non zittirsi).

Si può dire anche a crepé ‘ngurpe o a škatté ngurpe

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Škatta-vernùcchje

Škatta-vernùcchje šcatta-vernùcchje  soprann. = Schiaccia-bernoccoli

Un’attività insolita.

Ricordo benissimo che per impedire che il bitorzolo di sollevarsi oltre misura, la suora del’Asilo fasciò con una benda la mia testa, e tra le pieghe mise una moneta per fare pressione. Il bernoccolo non si alzo, in compenso le mie occhiaie si annerirono come se avessi la maschera di carnevale.
L’episodio mi è rimasto così ben fissato  in mente (parlo di qualche dbe fa!) che rammento ancora il nome del discolo, Franchino, che mi fece ribaltare dal mio seggiolino e che mi provocò il bernoccolo……..

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Škatàsce

Škatàsce o Scatasces.m. = Sfacelo

Sfacelo, decadimento, crollo, catafascio, rovina, finimondo, trambusto. Anche in senso figurato

‘Nziamé lu vöne a sapì ‘u fréte, uà venì ‘nu şkatasce! = Non sia mai lo viene a sapere il fratello deve succedere un finimondo!

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