Categoria: M

Murì

Murì v.i. = Morire

Cessare di vivere, decedere, perire.

Qlcu usa il trisillabo mu-rì-je, forse per far durare un po’ di più la vita del moribondo. Sté pe murìje = Sta per morire, è in agonia.

Questo verbo non piace a nessuno, ecco perché al suo posto viene spesso usato un eufemismo, o una perifrasi, che varia a seconda del grado di simpatia ispirata dalla persona deceduta.

Faccio qualche esempio:

Speréje = Spirare
Stènne ‘i pjite = Stendere i piedi (tirare le cuoia)
Accucchjé i calecàgne = Unire i talloni (per posizionare il cadavere nella bara)
Scettéje lu sanghe = Buttare il sangue
Jerecìnne all’allelüje = Andarsene all’alleluja.
Jerecìnne all’àreve d’i chjùppe = Andarsene agli alberi dei pioppi o dei cipressi
Jerecìnne alla glorje d’i cardüne = Andarsene alla gloria dei cardi
Scerecìnne (caricaturale al posto di Jerecìnne) = Andarsene
Chiudì l’ucchje = Chiudere gli occhi
Crepéje = Crepare
Škattéje = Schiattare
Lassèrece = Lasciarci
Pàrte = Partire
Frecàrece = Fregarsi, annientarsi
Nen ce sté chió = Non esserci
Turnéje a Düje = Tornare a Dio
Jèsse chiaméte dau Padretèrne = Essere chiamati dal Padre Eterno
Avìje l’àtte de rechjéme = Ricevere l’Atto di richiamo (Documento indispensabile atteso con trepidazione dagli emigranti per ricongiungersi al nucleo familiare già sistemato in America)

Requiem æternam…..R.I.P.

Filed under: MTagged with:

Murtavjille

Murtavjille s.m. = Bertavello 

È detto anche: Bartevello, Bertovello, Bertuello, Tofo, Cogol, Maranese.

Si tratta di un tipo di rete da pesca da posta, a camere multiple cilindriche con i separatori a forma di cono, usato generalmente per la cattura delle anguille.
Esso reca all’interno delle “pareti” aperte che consentono alle anguille di entrarvi, attratte da un’esca come ad es. un granchio, ma non permettono più di uscirne.
Questo dimostra che il cervello degli umani (a volte) funziona  meglio di quello degli animali.
«La sua esistenza si deve ai pescatori di Marta (Viterbo), da cui ne deriva appunto il nome, paese caratterizzato dal commercio ittico e affacciato sulle sponde del bel Lago di Bolsena» (da Wikipedia).
Mio padre raccontava che una volta andavano a lavorare in agricoltura alla “stagione dell’aia” (ossia al tempo della trebbiatura), anche i pescatori in quanto c’era gran bisogno di mano d’opera.
Per un mesetto si facevano ingaggiare muratori, pescatori, sellai, falegnami, ed altri artigiani, perché la paga era allettante.
Nelle campagne litorali (Sciale Frattarolo, Sciale Garzia ecc.) c’erano dei canali di scolo, stretti e poco profondi, detti “marane” attraverso i quali risalgono le anguille femmine provenienti dal mare forse in cerca di cibo o per deporre le uova. Quegli operai,  premuniti di murtavjille,  avevano di che prepararsi la cena a fine giornata.
È noto che le anguille vivono indifferentemente in acque dolci, salmastre e salate.
                           
Filed under: MTagged with:

Mùrte e vüve

 Mùrte e vüve loc.id. = Continuamente

L’espressione locale, che alla lettera significa “morto e vivo”, non ha senso per quelli che non sono nativi di Manfredonia.

Per i parlanti locali significa: continuamente, senza soste, incessantemente. È pronunciato con tono di insofferenza o di rimprovero. Quindi la locuzione assume una valenza negativa.

In italiano si potrebbe tradurre “notte e giorno” perché esprime un lungo tempo, senza soluzione di continuità.

Ecchecca’, sté murte e vüve škafféte ‘mbàcce a ‘sta càzze de talevesiöne! Ascìnne, vatte fé ‘na caménete= E che diamine, stai continuamente a piazzato davanti a questo accidente di televisore! Esci, va a fari una passeggiata!

Jògge Giuànne nen ce sté. Me maravìgghje: codde sté quà mùrte e vüve a juché ai carte = Oggi Giovanni non c’è. Mi meraviglio: costui sta quà giorno e notte a giocare a carte.

Te ha da sté murte e vüve söpe i lìbbre se te vù laurié = Tu devi stare notte e giorno sui libri se ti vuoi laureare.

In tempi moderni il rimprovero delle mamme suonerebbe così: Ch’agghja fé? Mattöje stè murte e vüve söpe a “indernètte”, o accüme cazze ce chjéme jìsse… Che posso fare? Matteo è in continuazione su Internet, o come accidenti si chiama questa diavoleria.

Filed under: MTagged with:

Murtéle

Murtéle s.m. = Mortaio

Recipiente di metallo, legno o altro materiale duro, utilizzato per ridurre in frammenti, polvere o poltiglia sostanze varie con un pestello dello stesso materiale.

‘U murtéle e ‘u pesatüre = Il mortaio e il pestello

Era un motivo di orgoglio, per le nostre nonne, possedere oltre al consueto mortaio di legno, usato solo per sminuzzare il sale grosso (in sale fino non era stato ancora posto in commercio), ‘u murtéle d’abbrònze = il mortaio di bronzo, usato forse solo una volta all’anno per polverizzare la cannella o i chiodi di garofano nel preparare i dolcetti natalizi.

Filed under: MTagged with:

Mùsce-mùsce

Mùsce-mùsce escl. = Micio-micio!

Richiamo per far avvicinare i gatti, promettendo di dar loro qlco da mangiare.

La gattina e detta musciarèlle = micina

Filed under: MTagged with:

Muscelìcchje

Muscelìcchje agg. = Mingherlino

Al femminile è muscelècchje

Persona minutina, magra, sparuta, smagrita.

Molte ragazze, purtroppo, si sottopongono a diete ferree, così da da rischiare l’anoressia, e diventano scarne, eteree. Non sanno che a noi maschietti invece piace vederle piuttosto in carne!

Tande ca jì muscelècchje, ca assemègghje a ‘na sarde assecchéte au söle! = Tanto è smagrita che sembra una sardina seccata al sole!

Usato anche come sostantivo: Quèdda muscelècchje mo ce la porte u vjinde! = Quella ragazza magra, ora (è così leggera) che il vento se a porta via.

Secondo me deriva da musce = moscio, floscio, debole, senza forza, in forma diminutiva

Filed under: MTagged with:

Musecànde

Musecànde s.m. = Musicante

È detto generalmente al plurale perché si riferisce a coloro che suonano in un gruppo orchestrale o in una banda.
Viene usato anche il sinonimo sunatüre = suonatori, musicisti, strumentisti.

Il termine musecànde ha talvolta una valenza spregiativa, non tanto per le eventuali scarse doti artistiche e tecniche, quanto perché i soggetti ingaggiati per allietare battesimi e matrimoni, facevano man bassa spudoratamente dei cumblemènte= taralli, biscotti, dolcetti e liquori distribuiti nel rifresco.

Erano tempi duri, e quando si poteva arraffare qualcosa da portare a casa i musecànde non badavano a critiche.

Qualcuno riempiva sfacciatamente di cibarie la custodia della fisarmonica e a fine serata portava via lo strumento sfoderato sulla spalla. Cose da non credere, specie se il festino era “ricco”, come quelli che si facevano a Macchia, con puperéte, scaldatelli, ceci arrostiti, pizzarelle, pagnottelle con savezìcchje, ecc.

Ecco perché dire musecànde era come dire morti di fame. Ora i veri musicisti, diplomati al Conservatorio, rischiano la fame ugualmente, perché non riescono a trovare posto come orchestrali, né nella Scuola, tanto meno come Docenti nei Conservatori, perché la Cultura in Italia è del tutto svilita.

Filed under: MTagged with:

Muserjille

Muserjille o mesurjille s.m. = Misurino

Piccolo recipiente graduato o di misura nota, usato per il dosaggio di quantità limitate di sostanze liquide, in grani o in polvere. Anche il contenuto di un misurino.

Generalmente si intende quello della capacità di 50 ml, poiché la mesüre equivaleva a 100 ml.  Il contenitore o il contenuto veniva detto mèzza mesüre

Mìtte ‘nu mesurjille d’ùgghje = Metti (in pentola) 50 grammi di olio.

Ai miei tempi tutto si vendeva sfuso, dal sale, alle sigarette, dallo zucchero al concentrato di pomodoro.

Pochi avevano la possibilità di fare provviste, perché i soldi erano pochi, e si cucinava solo se si disponeva di contanti.
Quindi i negozianti erano disposti anche a vendere a mesurjille, addirittura a mjizze mesurjille = a mezzo misurino = a 50 ml per volta.

Era chiamato mesurjille anche una coppetta di legno tornito usato dai venditori di bruscolini davanti ai cinema. Il grido di questi era: Salatjille, salatjille, quàtte sòlde ‘u muserjille! = Bruscolini, bruscolini, a 20 centesimi a misurino.

Data la quantità esigua del suo contenuto mesurjille era usato anche per descrivere qlcu esile, gracile, poco sviluppato, meschino nel senso di stentato, miserino (che ha assonanza con muserjille).

È corretta anche la pronuncia mesurjille, da mesüre = misura.

Filed under: MTagged with:

Mušiške

Mušiške (o musiškes.f. = Carne secca.

Veniva preparata dai pastori abruzzesi in transumanza nel Tavoliere, allorquando una pecora moriva per soffocamento da erba secca, o si azzoppava, o per altre cause.

Essi ne mangiavano subito ciò che potevano.
Non avendo altro modo di preservare la restante carne, la disossavano, la spezzettavano (e forse la salavano, non so bene), e la facevano seccare in modo da poterla conservare a lungo.

La musìške rappresentava una formidabile riserva di cibo in inverno.

Quando la volevano usare, ne mettevano alcuni pezzi a bagno (proprio come si fa con il baccalà) per farla rinverdire, e poi la cuocevano regolarmente come se fosse carne fresca.

Ora è pressocché introvabile, perché se muore una pecora, grazie alla rapidità delle comunicazioni, gli Abruzzzesi ne fanno arrosticini entro le successive 24 ore.

Filed under: MTagged with:

Mustaccé

Mustaccé v.t. = Riempire di schiaffi qlcn.

Esempio: “Statt’attìnd ca mò te mustaccjöje de sanghe! ” = Bada, che con una sberla di faccio sanguinare il naso, in modo che la tua faccia, così conciata, sembri dotata di baffi.

Filed under: MTagged with: