Rècchje

Recchje s.f. = Orecchio.

Organo dell’udito. Comunemente si intende la parte esterna dell’orecchio, il padiglione auricolare.

Tenì ‘a rècchje = Tenere l’orecchio: avere attitudine, propensione, accortezza, predilezione verso qualcuno o qualcosa.

A studjé non töne ggènje, ma a truàrece a züte sóbbete ho tenüte ‘a rècchje = A studiare non ha genio, ma a trovarsi una fidanzata subito ha avuto accortezza.

La locuzione recchje-recchje vuol dire che un oggetto da lancio, un sasso, un corpo in caduta, un colpo di arma da fuoco, ecc. ha sfiorato qualcuno, fortunatamente senza colpirlo.
Jì cadute ‘na graste, e m’jì passéte recchje-recchje = È caduto un vaso, e (per fortuna) mi ha solo sfiorato.

Figuratamente sèndì rècchje-rècchje  significa aver sentore, presentimento, di un evento negativo, che viene espresso anche con malesìgne = cattivo segno.

Avetre notato che in dialetto il sostantivo è femminile?

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Rècchja-nèrje

Rècchja-nèrje sopr. = Orecchio nero

Il soprannome “recchjanerie”, fu attribuito a uno che aveva l’orecchio destro ricoperto da una peluria nerastra che lo rendeva vellutato.

Costui aveva un chiosco che vendeva i gelati giù al Viale Miramare, davanti all’ingresso degli spogliatoi del Campo Sportivo, a poca distanza dal chiosco di “Gemì” (Jimmy) Garebbàlde, specializzato in gratta-marianne.

Ringrazio il nipote Andrea Recchjanèrje D’Ascanio per la segnalazione.

Mandate i nomignoli di famiglia! Non potendoli tenere a mente tutti, mi avvalgo sempre dei vostri suggerimenti. Grazie.

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Recchjàscene

Recchjàscene s.m. = orecchioni, parotite epidemica

È detta sempre al plurale (‘i recchjàscene) perchè questa malattia infantile molto infettiva colpisce entrambe le orecchie. In altre parti d’Italia è chiamata “gattoni” perché deforma un po’ il viso dei bimbi colpiti per il rigonfiamento che essa comporta ai lati del volto, facendone assumere una parvenza di viso di gatto, più largo che lungo.

Leggo su Wikipedia: “La parotite epidemica, più conosciuta con il nome popolare di orecchioni o gattoni, è una malattia infettiva acuta. Si localizza primariamente ad una o entrambe le parotidi, grosse ghiandole salivari poste nel retrobocca, dietro ai rami della mandibola oppure sotto le orecchie.
Se questa malattia colpisce in età adulta, può portare sterilità, dato che il virus può spostarsi, tra i vari distretti, anche ai testicoli o alle ovaie, causando nel 30% dei casi maschili severe orchiti e nel 5% dei casi femminili delle ovariti.”

Questo spiega il termine spregiativo di “ricchione” usato erroneamente in tutta la Puglia indicare una persona con orientamente omofilo.

Sterilità non significa omosessualità o impotenza. Ricordo due aggettiivi legati a impotenza o sterilità: impotentia coeundi e impotentia generandi.

Fine della parte scientifica. Tra l’altro non sono medico e non vorrei sbilanciarmi dicendo castronerie (cose inesatte).

Tornando a recchjàscene ricordo che le nostre nonne usavano curarle con strani segni tracciati con la matita copiativa sulla parte gonfia, accompagnando la “scrittura” con formule magiche bisbigliate per auspicare la rapida scomparsa dei sintomi.

Forse il rito funzionava meglio dell’ASL!

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Recchèzze-Bellèzze

Recchèzze-Bellèzze sopr. = Ricchezza-Bellezza

Un bellissimo soprannome.

Il lettore Amilcare, cui va il mio ringraziamento, mi ha suggerito una completa spiegazione sull’origine del nomignolo.

” Era una famiglia che aveva un negozio di generi alimentari, negli anni 50-60, in Via delle Cisterne (ex Via Ten. Senigaglia). Esattamente, dopo la chiesa di San Matteo, in fondo a destra, angolo Via delle Cisterne-Corso Manfredi. Adesso ci dovrebbe essere un’agenzia di viaggi. Erano due fratelli e una sorella, la sorella era molto carina, e da qui il soprannome. Ricchezza (riferito al generi alimentari) e bellezza (alla sorella)”

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Rebbellànde 

Rebbellànde agg. = Chiassoso, turbolento, estroverso.

L’aggettivo è riferito a persona vivace, turbolenta, allegra, che porta scompiglio. Si può anche dire rebeljiànde.

È usato anche come sostantivo per indicare la persona. Mo ce ne vöne ‘u rebbellànde = Ecco che arriva il “ciclone”

È il jolly della compagnia, un po’ matto, un po’ arruffone, decisamente simpatico, che trova sempre la maniera di ravvivare l’atmosfera da mortorio che sovente incombe su una festicciola o semplicemente sul gruppo di amici.

Deriva dal verbo rebbellé (o rebbelléje o anche arrebbellé o arrebbelléje), però con valenza positiva, simpatica.

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Rebbellé

Rebbellé v.t. = Scompigliare, disordinare, altercare

Si può dire anche rebbelléje e arrebbellé

Scombussolare, scompaginare, ingarbugliare, arruffare, dissestare, ecc.

Pigghje ‘a pettenèsse! Nen vute ca ‘u vjinde t’ho rebbelléte i capìlle? = Prendi il pettine! Non vedi che il vento ti ha arruffato i capelli?

Ce so’ misse a parlé de pallöne e c’jì rebbelléte ‘a tàvele = Si sono messi a parlare di calcio e (quelli che erano a) tavola si sono altercati.

Esiste anche la forma intransitiva rebbellàrece.

Ce sò arrebbelléte i jammarjille jìnd’u panére = si sono messi in agitazione

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Rebbuscéte

Rebbuscéte agg. = Debosciato, sciatto.

Si qualifica con questo termine una persona dissoluta, immorale, depravata, sciatta, trasandata, sregolata, malandata, malridotta dai vizi, … basta così?

Insomma una schifezza di uomo. Ricordate il grande Eduardo? ” voi siete…‘a schifézza, d’a schifézza, d’a schifézza, d’a schifézza ‘e ll’uòmmene!

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Rebbèlle

Rebèlle s.m. = Confusione, chiasso,

Non si tratta di un soggetto che non rispetta le regole….

Schiamazzo, strepito prodotto da voci di persone; rumore, baccano; contrasto, litigio.

Stéte facènne ‘stu sòrte de rebbèlle per senza njinde = Tanto rumore per nulla.

Hanne fàtte ‘u sciòpere: enjinde quanta rebbèlle ca ce so’ stéte = Hanno fatto lo sciopero, non ti dico gli schiamazzi che ci sono stati.

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Rebbàtte

Rebbàtte v.t. = Rivettare, rifinire.

1) Rebbàtte (mecc.) = Rivettare, congiungere due lamiere di metallo mediante i rivetti, chiodi che passando tra i fori eseguiti sulle due lastre, che vengoro ribaditi con il martello, a freddo o a caldo. I due pezzi rivettati non sono più movibili. Quindi è un fissaggio che si esegue quando non è possibile ricorrere alla saldatura.
I rivetti sono chiamati chjuètte pe’ rebbàtte = chiodini da ribaditura.

2) Rebbàtte (sart.) = Rifinire, eseguire cuciture definitive a mano o a macchina dopo l’imbastitura dell’indumento in lavorazione. Anche qui si tratta di fissaggio vero e proprio di stoffe.

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Rè-rè

 

Rè-rè avv. = Spavaldamente, sfrontatamente, in modo invadente.

Credo che sia un po’ un eufemismo. Significa: “che è come un Re, cui si deve rispetto e obbedienza”.

Ce presènde rè-rè e a chi dé a chi combromètte = Arriva baldanzosamente e fa il gradasso.

Guardàtele a jìsse, rè-rè söpe ‘a spiàgge! = Osservatelo, sfrontatamente fa il galletto sulla spiaggia.

A la fèste, tutte quande hanne purtéte ‘nu riéle, e stu cazzöne ce n’jì venüte rè-rè = Alla festa (del compleanno) ognuno ha portato un regalino, ma lui, il minchione – come al solito – ha fatto la sua figura di merda per essersi presentato a mani vuote.

Quelli che non hanno peli sulla lingua dicono: (clicca qui→)càzze-càzze

Mò ce ne vöne cazze-cazze...= Se ne viene senza essere stato invitato o interpellato, e vuole, con altezzosità e presunzione, imporre il suo modo di vedere.

La risposta sorge spontanea: Ma va lu pìgghja ‘ngüle! (sempre per il fatto che non c’è peluria sulla lingua) = Ma vàffa!

L’avverbio ha anche un significato, diciamo civile, di: gelosamente, con attenzione, con cura.

Esprime il concetto del massimo rispetto, specie se si affida un oggetto a qualcuno.

Tjinatìlle rè-rè, come per dire: custodiscilo gelosamente, tienilo caro caro, con la massima cura.

Anche ironicamente, rimproverando qualcuno che poteva conferire un oggetto, ad esempio un salame o un bottiglione di vino per una cenetta, e non lo ha fatto: tjinatìlle rè-rè = conservalo come un trofeo.

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