Pagghjére

Pagghjére s.m. = Pagliaio

In origine era un deposito di paglia dalla quale ha preso il nome.

Generalmente si definisce pagghjére una piccola costruzione rurale a secco, isolata nei campi, adibita a deposito di zappe, vanghe, aratri e altri attrezzi agricoli.
È simile ad un piccolo trullo.
I pagghjére si trovano numerosi nel Salento (detti pajaru, o pagghiaru) e nella Puglia piana.

Fungevano anche da rifugio temporaneo per i braccianti durante i lavori nei campi. Infatti fornivano un eccellente un riparo sia dalla calura estiva nelle ore più calde della giornata, e sia da acquazzoni improvvisi.

Filed under: PTagged with:

Paga-a-tótte

Paga-a-tótte sopr. = Pago tutti

In dialetto vero si dovrebbe dire: (io)Péje a tutte quànde.

Ossia, non vi impensierite, sono solvibile, non vi preoccupate!

Evidentemente colui che è passato come capostipite dei pagatori doveva aver un accento forse foggiano.

Filed under: Soprannomi

Pacciarüje

Pacciarüje s.f. = Pazzia, follia

Condizione di chi è affetto da malattia mentale, associata ad atteggiamenti abnormi, e spesso violenti.

Per estensione, ma con valore attenuativo, descrive un’azione o un discorso che rivela imprudenza e/o bizzarria, stravaganza.

Quàcche jurne jà fé ‘na pacciarüje e me vèste da màškere = Qualche giorno debbo fare una follia e mi vesto in maschera.

Me fazze venì a pacciarüje e mènghe mazzéte de cechéte a tutte quànde = Mi faccio venire la pazzia e dò botte da orbi a tutti.

Filed under: PTagged with:

Paccègne (alla)

Paccègne (alla) loc.avv. = pazzamente, follemente

Alla maniera dei pazzi, senza alcuna logica.

Quando qlcu prende una decisione avventata, senza alcuna coerenza, si dice che fé i cöse alla paccègne = fa cose da pazzi, agisce come un folle.
Si può anche dire, con leggera variante: alla paccègna manöre = alla maniera dei pazzi.

Questo qualcuno potrebbe definirsi mupacchjöne, e di conseguenza agisce alla mupègne.

Filed under: PTagged with:

Pàcce assaljéte

Pàcce assaljéte loc.id. = Pazzo esagitato.

Tra i diversi modi di definire una persona folle, c’è questo assaljéte che forse significa esaltato, sfrenato, turbolento, irrefrenabile.

La locuzione è invariabile, al maschile, al femminile, al singolare e al plurale. Cambia solo l’articolo che determina il genere e il numero di assaljéte.

La locuzione può calzare nella definizione di una persona, sana di mente, ma in uno stato di eccessiva eccitazione, o di parossismo.

Filed under: PTagged with:

Pàcce

Pàcce agg. e s.inv. = Pazzo

Che ha perduto la ragione.

Assì pacce = Diventare pazzo, psicopatico, impazzire.

Mo me fazze pegghjé da pacce = Agisco come un folle, in modo che gli altri mi prendano per pazzo.

Filed under: PTagged with: ,

Piócce

Piócce agg., s.m. = Sempliciotto, trasandato

Piócce, secondo me, è il diminutivo di Pio.
Sarebbe come dire:
Felócce = Raffaelluccio o Felicino o Felicetta;
Pavelócce = Paoluccio, Paolino.
‘Ndeniócce = Antoniuccio;
Mattiócce = Matteuccio, Teuccio;
Peppócce o Peppózze = Beppuccio, Peppino, Giuseppino:
Pascócce = Pasquina;
‘Calócce = Micheluccio, Micheluzzo, Michelino;
‘Cailócce = Michelina, Micaela. E così via.

Il nome proprio Pio era diffuso, almeno inizialmente (ora anche altrove), per lo più S.Giovanni Rotondo, e per questa stessa origine, a torto, veniva associato da noi – presuntuosi abitanti della “marina” – a un tipo un po’ sempliciotto, o trasandato nel vestire.
D’altronde questi pellegrini che si muovevano a piedi o con carretti non erano certo modelli di eleganza.
L’equazione era questa: Pio = Sangiovannaro = montagnaro = trasandato.
Quindi Pio = trasandato. Stereotipo questo assolutamente insostenibile.

Filed under: PTagged with: ,

Ózze

Ózze inter. = Puàh

Esprime disgusto, ribrezzo, ripugnanza, repulsione.

Ózze, quante fé škjife = Puah, quanto fai schifo!

Ózze, che fjite ca ce sènte! = Ah, quale insopportabile lezzo che si avverte!

Ózze, te mange i vulüve senza lavéte! = Che schifezza, ti mangi le olive senza averle lavate!

Filed under: OTagged with:

Ostia-chjöne

Ostia-chjöne s.f. e sopr.= Ostia ripiena

(foto Nicola Muscatiello)

È un dolcetto tipico garganico e della intera Capitanata

Tra due cialde (sfoglia di farina impastata, non lievitata, cotta entro appositi stampi) si stende uno strato a caldo di mandorle tostate e caramellate con zucchero e miele.  Se le mandorle si pongono a raffreddare a mucchietti su un piano di marmo si ottengono le cosidette mènele atterréte (←clicca)

Secondo me le due cialde che formano il “sandwich”, essendo del tutto insapori, hanno solo la funzione di evitare che le mandorle appiccicose imbrattino le dita quando si porta questa delizia alla bocca.

Soprannome locale: ricordo Lorenzo Castriotta, ex flicorno soprano della locale banda cittadina, corso Manfredi, angolo via dei Celestini. Suonava l’armonium in Chiesa nelle funzioni liturgiche.

L’amico Lino Brunetti ricorda simpaticamente che Lorenzo Castriotta, aveva la moglie di nome Caterina. I due ebbero due figli laureati in medicina: venivano perciò chiamati, affettuosamente, Lorenzo e Caterina de’ Medici.

 

Filed under: SoprannomiTagged with:

Óseme

Óseme s.f. = Usma

Il sostantivo usma, deriva dal greco antico ὀσμή (leggi osmè) = fiuto, odore.

Si pronuncia con la “ó” stretta, quasi una “u”.

È un termine antico, specifico degli appassionati dell’arte venatoria, riferito alla meravigliosa capacità dei cani da caccia ca sèndene l’óseme, che sentono l’odore della selvaggina, seguono la traccia e guidano il cacciatore verso la preda.

Sendì l’óseme, figuratamente, significa fiutare un pericolo, andare a lume di naso, accorgersi per sensazioni che qualcosa non va: insospettirsi, mangiare la foglia.

Come dire sendì l’addöre de jàrse = sentire puzza di bruciato.

Filed under: OTagged with: