Zìnne s.m. = Cenno, segno, ammicco

Probabilmente deriva dal lat. tardo cĭnnus = «ammicco, l’ammiccare», oppur dal latino classico signum = «segno»
Gesto che si fa strizzando un occhio, quale segno di complicità, per lo più di soppiatto, in segno di intesa, di complicità con qualcuno.
Talvolta viene usato parlando agli astanti, strizzando l’occhio verso un “compare”, come per significare, ad esempio: «Attento: tu conosci quello che sto per dire adesso, ma fingi di non saperlo!»
La locuzione verbale fé ‘u zìnne o mené ‘u zìnne raduce il verbo intransitivo zinnjé = ammiccare.
Anticamente era una forma di approccio a distanza verso le donzelle, che il più delle volte, si giravano a capannello ridacchiando: «Ma che vé truanne ‘stu bbabbjöne?» = Ma che vuole costui?
Se lo fa una donna verso di un maschietto, vuol dire che costui è un uomo fortunato.
L’Onisco (Armadillidium vulgare) è un crostaceo terrestre dell’ordine degli Isopoda.
Quando è in posizione di riposo, si appallottola, formando una vera e propria sfera di colore grigio scuro, così da proteggersi da eventuali aggressori.
Si tratta di una pianta infestante (Ecballium elaterium) che ha la singolarità: all’interno del frutto – a forma di vescica ovoidale contenente i semi e un liquido che li circonda – sviluppa una pressione idraulica molto elevata. Al minimo movimento (animali che li sfiorano, vento) questi frutti si staccano dal peduncolo e “sparano” lontano anche alcuni metri, liquido e semi.
Gli ingrossamenti tipici del tarallo 

dotato di un’anta a ribalta che – una volta abbassata – funge da piano di appoggio. L’interno è suddiviso in ripiani e cassettini per contenere oggetti di cancelleria, gioielli o profumi.
Quelli moderni (foto a sinistra) sono semplici e lineari, ma ugualmente funzionali ed apprezzati.